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Libertè, illegalitè, impunitè

di Blicero

libertè

(Illustrazione tratta da: depthcore)

DAL NOSTRO INVIATO – Il puzzo di fumo avvolge la stanza. Un gruppo di uomini è in cerchio. Sono seduti e stravaccati, l’aria sbattuta e contrita. Uno di questi ha il volto racchiuso tra le mani, rigato dalle lacrime, a coprire la vergogna. Guarda in basso, sussurra. Singhiozza vistosamente, il corpo scosso da fremiti e sussulti. “Mi avevano già condannato per stupro qualche anno fa…mi avevano beccato grazie alle intercettazioni, dopo 10 mesi di indagine. Sapete – alza la testa, una punta di antica fierezza brilla negli occhi – io sono un medico…ero un primario, nessuno avrebbe mai sospettato di me. Stupravo donne inermi nei vari reparti, tutti sapevano, nessuno denunciava…” Scoppia a piangere di nuovo, è un fiume in piena. “Nell’ultimo anno ho commesso esattamente 248 stupri, e ogni volta mi attaccavo al cellulare e lo dicevo a mezza rubrica, per mesi. E non è successo niente, mai. Servivano ‘gravi indizi di colpevolezza’ per disporre le intercettazioni, e non ce ne erano – altrimenti mi avrebbero sbattuto dentro di nuovo. Ci ho provato in tutti i modi a farmi prendere, ma ora la mia vita è vuota, nessuno riesce più a fermarmi. Non provo più nulla a commettere crimini, è una sensazione deprimente”.

Di storie così questo posto ne è pieno. Mafiosi che sbattono la testa sui muri. Sicari efferati che sbavano, appisolati. Pedofili incalliti che contano le mattonelle per terra. Giudici corrotti che corrono per i corridoi usando la toga a mo’ di mantello. Sequestratori di presunti terroristi che mangiano enormi telefoni di cioccolata, ingrassando a vista d’occhio.

Aperto due anni dopo l’approvazione della legge sulle intercettazioni fortemente voluta dal Governo di centrodestra, il CRI (Centro per il Recupero dall’Impunità) si staglia sulle colline al di fuori di un importante capoluogo italiano – la locazione è naturalmente segreta, molti pazienti sono latitanti e/o evasi.

Nichilismo giuridico in salsa kantiana?

Incontriamo il fondatore, un ex imprenditore edile arrestato per truffa, frode nelle pubbliche forniture e riciclaggio di denaro mafioso. “Premetto una cosa, io continuo regolarmente a delinquere e non me ne rammarico assolutamente”. Batte ripetutamente la sigaretta sul tavolo, per comprimere il tabacco. “Sono uscito dal tunnel anni fa”. Una fiammata, il fumo che sbuffa dal naso e dalla bocca. “Questa legge ci ha facilitato enormemente le cose, gli affari non sono mai andati così bene. Il sogno di ogni criminale, l’Impunità, è divenuta una fantastica realtà. Troppo bello per essere vero. Troppo.”

Qualche anno fa uno studio psichiatrico affermò la sostanziale irredimibilità dei soggetti sociopatici – l’aiuto psicologico non faceva altro che aiutarli nel commettere crimini e nel trovare giustificazioni per comportamenti riprovevoli. Ma ora la psichiatria ha cambiato decisamente orientamento, e la sociopatia del mondo criminale è stata rimpiazzata da un ben più pernicioso malanno: l’Impunità. Dopo anni di lacrime, piombo e dure battaglie, un valoroso manipolo di criminali è riuscito a fare passare come legge dello Stato l’azzeramento del più efficace strumento investigativo (le intercettazioni) per individuare assassini, rapinatori, stupratori e trafficanti.

“Se lei nota, questo centro è abusivo. Naturalmente abusivo. Avevo una montagna di soldi da riciclare e dovevo impiegarli in qualche modo. Le finalità terapeutiche sono sorte solo in un secondo momento, quando non provai né rimorso né paura nell’ordinare un omicidio a sangue freddo”. L’imprenditore si mette a ridere. “Sa, non avevo assolutamente paura di essere preso, zero, niente. Era inutile per me continuare a vivere nell’illegalità. Stavo addirittura pensando di trovarmi un’attività legale”. Poi, il punto di svolta – un colloquio casuale, intercettato miracolosamente in un’inchiesta per mafia, tra un politico e un banchiere. “Ovviamente nessun giornale ha mai potuto pubblicare alcunché, si figuri, altrimenti avrebbe dovuto pagare multe fino a 400mila euro. Io l’ho letta grazie a certe entrature. In pratica veniva spiegata la ratio della norma, e le assicuro che non ci crederebbe nessuno…”

Pronto, chi non spia?

La campanella risuona nella struttura e scivola sulle pareti e dentro le camere: è il momento della “Medicina Omeogiudiziaria”. La procedura è piuttosto complicata. Il Centro ha un ala che è la replica esatta di un tribunale – giudici, cancellieri e poliziotti inclusi. Ogni paziente ha diritto a 15 minuti di processo al giorno: il reato è a discrezione dei medici. Il più gettonato sembrerebbe essere, per motivi piuttosto oscuri, il falso in bilancio. Comunque, ci dicono che funzioni a meraviglia.

Un medico ci spiega l’assunto psicoanalitico-filosofico alla base di questo esperimento: “La maggior parte delle azioni conformi alla Legge avvengono per timore, poche per la speranza e nessuna affatto per il dovere. Mettendo il paziente di fronte ad una concreta possibilità (salvo prescrizioni, cavilli procedurali, etc) di punizione, questo si rivitalizza subito e riacquista il desiderio di delinquere. Noi questo facciamo: recuperiamo i delinquenti alla società.”

Contrariamente a quanto si poteva pensare nel 2009, la legge anti-intercettazioni non è una misura volta ad avvantaggiare certe forme di delinquenza organizzata. Tutt’altro. È il provvedimento definitivo contro il crimine, quello che elimina il rischio intrinseco dell’illegalità, che toglie tutto il brivido e l’eccitamento nell’infrangere le norme. Insomma, è una misura che rende la delinquenza fondamentalmente noiosa e ripetitiva, che instilla il morbo dell’Impunità nel sistema immunitario del crimine.

Congediamo l’imprenditore, ma questo ci fa un cenno – non ha ancora finito con noi. Si china su un cassetto della scrivania e ne riemerge velocemente. In mano ha una risma di fogli: è la trascrizione della famigerata intercettazione, già pronta per la pubblicazione su un giornale:

A: (omissis)

B: (omissis)

A: (omissis)

B: (omissis)

A: (omissis)

B: (omissis)

A: (omissis)

B: (omissis)

A: (omissis)

B: (omissis)

A: (omissis)

“Ecco, vedete? È tutto bianco su bianco. Non è una bomba in faccia al crimine?”

Già.


16.06.2009 1 Commento Feed Stampa