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sport e terapia

di Ludovica Anselmo

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quando vado a nuotare scelgo accuratamente la corsia in cui infilarmi. arrivo scruto decido: dove stanno gli anziani, i vacillanti, le pelli rugose, i mutilati -i bambini no, che son troppo energici, fanno casino pisciano in acqua- ecco: è lì che vado.

me ne guardo bene dal fissarmi allo specchio ripetendo “sono forte, sono una bella persona, io mi amo molto”, no. il metodo paolo crepet non funziona con me: sono troppo demotivata per cedere alle mie menzogne. l’unica maniera per mantenere accettabile il livello di autostima è nuotare insieme a degli sfigati; esistere in una corsia di derelitti in cui sono la migliore, la più scattante, la più veloce. una gazzella immersa nel cloro.

vado a nuotare perchè voglio essere la prima della classe -certo, me ne fotto del risvolto salutista, dei miglioramenti estetici, troppi sforzi, il nuoto è faticoso assai- invece adoro svettare in una fila di mummie, riscattarmi da un passato di mediocre pallavolista:“ma, eccheccazzo, no! la battuta col pugno no! fuori! fuori!”; di mediocre ginnasta: “di’, hai anche sbattuto la testa cadendo dalla trave?”; di mediocre pianista: “minchia. quanto. sei. stonata. e. fuori ritmo. signora sua figlia non ha orecchio.”

ieri però ad un certo punto entra una. aveva un costume rosagiallo. per cui l’ho guardata di sbieco come si può guardare una con un costumino rosagiallo e non le ho dato nessun peso: “sarà un’altra sfigata”. invece, a metà corsia, mi vedo superata alla mia sinistra, mi giro: era lei, la saetta rosagiallo. merda. mi ha rovinato la giornata.


8.06.2009 Commenta Feed Stampa