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Il fratello della sorella della foca monaca

di Micol

004-foca-monaca1Vorrei dire un paio di cosette in privato a Christian Frascella, di cui ho letto Mia sorella è una foca monaca, su suggerimento del Fantasma Formaggino (uno di quelli cui vorresti rubare il mestiere a morsi e che si guarda sempre le spalle quando incontra una collega sfigata come me). Anche mio fratello e mia sorella, ovviamente, spingevano perché lo comprassi, con una punta di sadismo mal mescolata al sarcasmo. Sia noto che in quel preciso momento, per via delle mie severe regole di vita, il libro di Frascella se la giocava con Il libro delle illusioni di Paul Auster, il che, diciamocelo a chiare lettere, è già un complimento. Ma né mia sorella né mio fratello conoscevano Auster e sebbene il voto per alzata di mano fosse falsato dall’ignoranza grassa dei due diciassettenni che mi ritrovo in famiglia, ho scelto Frascella affascinata dalla copertina. La verità, come direbbe De Silva.
Dall’incipit mi pare lampante che io non sia portata a scrivere recensioni, quindi mica farò finta di saperlo fare. Niente punteggi et similia, solo, caro il mio Frascella, ho da dirti alcune cose e sono piuttosto incavolata.
Nota per i non lettori: da questo momento in poi è bene che quelli che ancora non hanno letto Mia sorella è una foca monaca non proseguano nella lettura.
Mentre scrivo queste righe qualcuno mi fa sapere che hai un conto in sospeso con Giordano e che sei stato paragonato a Fante e Brizzi e Salinger. Sulla prima faccenda non dico nulla, a parte che, come ho più volte ripetuto, La solitudine etc. è un libro sciatto di cui avrei fatto volentieri a meno. Sulla seconda questione, ecco, non esageriamo, né in un senso né nell’altro. Il paragone con Fante è frutto dell’allucinazione da lsd, quello con Salinger è francamente inspiegabile per stile, storia, tutto e quello con Brizzi è offensivo. Per te Frascella, eh. Dico solo che ho letto Jack Frusciante obbligata da una stoltissima insegnante di lettere al liceo, dopodiché ho scritto una lettera di lamentela al preside. A me sei sembrato, tanto per darti fastidio, più vicino al primo Ammaniti, quello col dramma certo dietro l’angolo, come l’assassino sotto il letto in un horror.
Detto ciò, perché diamine hai scritto un libro che non finisce? E non voglio nemmeno sentire la poco plausibile scusa del ‘non hai capito che invece finisce’. Io sono un’esperta di finali, ne ho prodotti e implorati e gestiti un’infinità. Sono stata una bambina da finale senza possibilità di ritorno e sono un’adulta da finale, con un odio programmatico verso le storie che voltata l’ultima pagina potrebbero andare così o cosà e quindi, in sostanza, non vanno da nessuna parte.
Ti spiacerebbe ora, in privato, darmi le risposte che desidero? Se vuoi inventa, ma, nel caso, inventa bene.
1) Il protagonista senza nome, alla fine, cosa fa? Inciampa, sbatte la testa e muore?
2) Se invece riesce a non ingenerare nei suoi polmoni uno pneumatorace, cheffà? Arriva in ospedale e trova il padre vivo?
3) O morto?
4) La foca monaca si laverà i capelli e il suo Mauro ce la farà a portarsela a letto?
5) L’amica Virginia riuscirà a sfornare pargoli dal redivivo padre?
6) Chiara ci sarà in ospedale? E poi, almeno al secondo tentativo, avrà un orgasmo?
7) Mario farà un’operazione ricostruttiva delle dita?
9) Giulio verrà investito da un trattore guidato da un contadino che canta gli Stormy six?
10) Tony Champion è gay. Questa in realtà non è una domanda, ma una richiesta di conferma.
Ecco, cose così. Un ultimo appunto finale. Posso sapere quando mai una ragazza di diciannove anni si mette con un diciassettenne?
Grazie assai, Micol


3.06.2009 4 Commenti Feed Stampa