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qualcuno cauterizzi la sua vena poetica

di Ludovica Anselmo

croquerita-calaca

Prima ero uno di quegli uomini che col matrimonio ingrassano. Mi hai conosciuto bello, poi mi son fatto crescere cinque rotoli sulla pancia. Ero lubrico e sudaticcio e tu mi odiavi, si mi odiavi per essermi lasciato andare.
Cazzo per la miseria. Cerca di darti una regolata. Un piatto di pasta mi sembra sufficiente, no? e mentre mi toglievi da sotto le mani il piatto, cercavi ancora tra le pieghe del grasso quegli occhi azzurri che allinizio tavevano trascinata nel gorgo delle relazioni mature. A volte ci avevo culo e, col mio sguardo da Marlon Brando, rimandavo l’addio di qualche giorno.
Avevi le tue ragioni per certo ma anche io del resto non me la passavo mica bene. Niente pi vita notturna, pasti sporadici, sesso frequente e promiscuo, nessun sobbalzo nella testa. La mia testa piatta. Quelle eran cose che accelerano il metabolismo, sai.
Vabb, adesso son morto, dun colpo, cos. E son mesi che scrivi poesie brutte su di me che son morto e che ero tanto bello coi miei due occhi blu come il cielo. Adesso magari si, son smunto. Son terriccio son gradasso e spaccamontagne. E, ma ora mi domando: io per cosa sono morto, io? Sar mica che son rima? per questo che son morto io, per questo?


29.05.2009 2 Commenti Feed Stampa