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I difetti degli aspiranti scrittori, parte V: dialoghi brutti e aggettivi scontati non fanno (generalmente) un buon libro.

di Simone M. Navarra

L’introduzione l’ho già detta e ripetuta le scorse quattro volte, e ormai l’idea con cui ho scritto questi brevi articoli dovrebbe essere più o meno chiara: cosa salta all’occhio in un testo scritto non dico male, ma senza tenere presente alcune minime accortezze che potrebbero renderlo più gradevole ai lettori?

E insomma, eccovi qua bello condensato l’ultimo di questi… chiamiamoli eventi, il cui verificarsi porterà sfacelo e somma sfiga in tutto quello che scrivete. A me, per lo meno, è capitato un sacco di volte. Ed eccolo qui:

I dialoghi sono orrendi, oltre che inutili ai fini di una qualsiasi trama.

Partiamo subito con un esempio:

CAPITOLO I
Quella mattina, come del resto faceva sempre, Tizio si svegliò aprendo gli occhi.
«Ah, sono sveglio!» disse. «Questo mi dà l’idea per l’incipit del mio nuovo romanzo di fantascienza horror coi draghi».
Poi guardò la sua ragazza.
«Sei sveglia?» domandò.
«Sì amore!»
«Ah, che bello. Volevo proprio parlare con te».
Lei si rabbuiò.
«Che volevi dirmi?»
A quel punto, lui divenne pensieroso. Come se avesse un terribile segreto chiuso nel buio profondo del suo caldo cuore colmo d’amore per la sua amata di cui era innamorato
(ricordatevi che questo è il testo di uno che scrive male!)
«Ma no» disse lui. «Niente».
Allora lei si fece più insistente.
«Dai, dimmi cosa pensi!»
«No, meglio di no».
«Dai dimmelo!»
«No ho detto!»
«E va bene allora» sospirò lei. «Tanto non m’interessava davvero».
«E tanto non era niente» concluse lui.
«Ok. Allora buona notte».
«Buonanotte».

Ottimo (be’, insomma). Il problema di questo dialogo non è tanto che è scritto male (in qualche modo si potrebbe anche sistemare) ma che è inusitatamente inutile: non dice nulla sui personaggi, non aggiunge niente alla storia, e potrebbe essere facilmente riassunto con una pagina bianca che voi non perdevate tempo a scrivere e – soprattutto – i lettori non si romperanno le scatole a leggere.

Vi lascio anche il secondo capitolo della storia, che è molto più bello:

CAPITOLO II
La mattina seguente, il protagonista della storia di prima aprì la bocca per rompere le palle alla moglie, ma – non volendo – morì di colpo: si era strozzato con i puntini di sospensione.

FINE.

Se non altro, questa volta è successo qualcosa.

Come chiusura di questa serie di articoli, vi lascio un breve elenco di parole, aggettivi e frasi fatte che – se utilizzati in un testo – identificano immediatamente la vostra totale inettitudine alla parola scritta (o il fatto che, magari, avete semplicemente riletto male). Credo che da commentare ci sia poco, per cui eccoveli:

Gli aggettivi scontati che distruggono il vostro libro:

Luna – Alta, lucente.
Sole – Splendente.
Cielo – Azzurro, limpido.
Lama – Affilata.
Scrittore – Emergente.
Cavalcatura – Fiera.
Pendio – Scosceso.
Urlo – Lacerante
Ferita – Profonda.
Mozart – Atlantide.
Sguardo – Profondo.
Amico – Fedele, fidato.

Lista bonus dell’ultimo minuto:

Le associazioni evento/reazione, che funzionano allo stesso modo degli aggettivi scontati (e cioè male):

Qualcuno piange – Il volto rigato dalle lacrime.
Qualcuno corre – La corsa è a perdifiato, il cuore batte in gola, i polmoni stanno per esplodere.
Qualcuno ha freddo – I brividi incontrollabili.
Qualcuno sta zitto – Un silenzio assoluto, silenzio tombale, cadde il silenzio.
Qualcuno spegne la luce – Immersi nell’oscurità più totale.
Qualcuno ha paura – La morsa della paura. Paralizzato dalla paura.
Qualcuno si fa male – Un dolore lacerante.

In conclusione, il mio ultimissimo consiglio finale è il seguente: prima di scrivere una qualsiasi cosa pensate che – prima o poi – qualcuno potrebbe anche leggerla.

E detto questo, buona scrittura.


26.05.2009 2 Commenti Feed Stampa