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I difetti degli aspiranti scrittori, parte IV: ma chi cavolo sta parlando e – soprattutto – come accidenti lo scrivete?

di Simone M. Navarra

Ed eccoci di nuovo qui, con l’ennesimo articolo (mi pare che sia gi il quarto) sui difetti pi comuni che – per quel che ne posso capire io – si ritrovano nei racconti e nei romanzi scritti da autori emergenti, poco conosciuti, aspiranti ma anche famosi e di lunga data… tuttavia incapaci.

Il perch i nostri libri (mi ci metto anch’io, ovviamente) fanno schifo. Non tanto dal punto di vista dei contenuti, quanto dal semplice lato tecnico-meccanico-letterario che porta a una cattiva scrittura.

Come sempre mi sembra importante sottolineare che – fermo restando che quando scrivo queste cose alle volte penso addirittura di avere ragione – quelli che leggete qui sono solo consigli da scrittore a scrittore mentre in letteratura ogni regola sta l per essere disattesa, aggirata, confutata e sovvertita come ciascuno meglio crede.

Insomma alla fine fate pure come vi pare e non incavolatevi troppo se dico cose che non vi piacciono. E vai finalmente con l’articolo vero e proprio:

Chi cavolo sta parlando/di cosa sta parlando l’autore?

Quando leggo un libro di un emergente (o semplicemente scritto male) mi capita spesso di non capire chi stia compiendo una data azione, chi sta parlando o a chi si riferisce una descrizione. Questo problema nasce dal fatto che chi ha in testa la storia pensa che sia ovvio quale dei personaggi fa una determinata cosa in un dato momento, mentre in realt tutt’altro che cos e i lettori finiscono per non capirci pi una mazza.

ESEMPIO:

La gatta con le zampine bianche salut la mamma del piccolo Nessuno:
Miao mamma del piccolo Nessuno, sono la gatta con le zampine bianche!
(e fin qui orrendo, ma almeno si capisce).

Miao anche a te! (ecco che iniziano i problemi).
Era una gatta molto simpatica, anche se la sua amica diceva il contrario. Infatti si spinse in avanti, e si rivolse sorridendo all’altra gatta.
Che succede di bello oggi nella colonia?
A quel punto, la gatta si fece pensierosa: forse era meglio non parlare di certe cose con lei.
(Ma con “lei” chi?! Aiuto!)
Quand’ecco sopraggiungere la gatta dei vicini.
Miao! miagol lei alla gatta che le sorrideva. Che cosa sta succedendo?
(E a questo punto proprio quello si stanno chiedendo anche i lettori, temo).

Dopo un pastrocchio del genere, un libro scritto cos non lo salver pi nessuno, a parte un’inutile e improvvisa scena di sesso messa l tanto per gradire, che tra l’altro coinvolgendo degli animali potrebbe ambire al Nobel per la letteratura, con conseguente trasposizione animata in computer grafica e annesso videogioco che se lo finisci puoi rigiocarlo da capo con un nuovo personaggio protagonista segreto: chiss perch non nemmeno pi un gatto, ma un panda.

Ma torniamo a parlare di scrittura: altra forma di questo difetto (quello che non si capisce di cosa stai parlando, e poi devi spiegarlo) quando l’autore si rende conto che importante indicare il soggetto di una data azione… soltanto che non capace e s’impicca con le proprie parole.

ESEMPIO:

Gino usc di casa e si ritrov in mezzo a un gruppo di suoi amici.
Ah! esclam l’uomo protagonista di codesta istoria, prendendo una boccata d’aria. Che bella giornata.
A quel punto il personaggio not che si era scordato di mettersi i pantaloni (del resto col suo lavoro capitava spesso) e che i suoi amici lo fissavano con espressioni a met tra il basito e il costernato. Un po’ pi basito, per.
Perdincibaccolina esclam il nostro spantalonato.
A questo punto al proprietario dei pantaloni dimenticati non rest che darsi alla fuga, nascondendo le sue pudenda con un provvidenziale cartello stradale trovato (guarda un po’) in istrada.
Una volta che fu scappato abbastanza lontano, l’uomo che utilizzava il cartello a mo’ di mutanda si volt per rivolgersi ai suoi amici.
Ci si vede pi tardi raga, bella l!
A questo punto l’uomo mancante di vestiario inferiore torn a voltarsi, e s’incammin per il lungo viale mentre il sole tramontava e il vento trascinava le foglie.

E ok, penser qualcuno, cosa c’ che non va? A me ha fatto tanto, tanto tanto ridere.
Infatti rispetto alle boiate che scrivo di solito andr anche bene ( anche sopra la media, a dirla tutta). Ma proviamo a rivedere il tutto in una chiave pi seria, magari in una paurosissima storia con gli zombi.

ESEMPIO ZOMBI:

Gino usc di casa e si ritrov in mezzo a (musica orchestrale da pathos tipo: ta-tn!) un gruppo di zombi.
Miiiiiiii, che paura: gli zombi!! esclam l’uomo protagonista di codesta istoria. Poi si fece coraggio e aggiunse: giunta la vostra ora, malefici esseri demoniaci.
A quel punto il personaggio not che si era scordato di caricare la pistola (del resto a forza di sparare agli zombi giorno e notte gli capitava spesso) e che i mostri lo fissavano con la tipica espressione di chi ha deciso di mangiare il cervello a qualcuno.
Oh Cristo, no esclam il nostro sproiettilato. No. No! NOOOO!!!!!!
A questo punto al proprietario della pistola scarica non rest che darsi alla fuga, seminando gli zombi con una provvidenziale SMART trovata (ma guarda un po’) nel portabagagli di un SUV.
Una volta che fu scappato abbastanza lontano, l’uomo che utilizzava la SMART come mezzo di trasporto si volt per rivolgersi ai suoi nemici.
Vi auguro invero di andare all’inferno, bestie immonde e assai degne di disprezzo!
A questo punto l’uomo mancante di pistola carica torn a voltarsi e s’incammin per il lungo viale mentre il sole tramontava e il vento trascinava le ceneri dei milioni di cadaveri delle persone morte nelle pagine precedenti.

E se davvero a voi ha fatto paura, be’: siete da ricovero ^^.

Simone


12.05.2009 Commenta Feed Stampa