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I difetti degli aspiranti scrittori, parte III: l’attacco dei puntini assassini.

di Simone M. Navarra

Ed eccoci al terzo capitolo dei consigli banali per futuri grandi scrittori. Riepilogando il senso dei post, se mettete queste cose nei vostri libri vuol dire che scrivete male, ovviamente secondo me e secondo la mentalità abbrutita e corrotta di coloro che decidono cosa pubblicare (gli editori) e anche di molti di coloro che decidono che cosa leggere (non so chi siano, ma qualcuno ci sarà).

Insomma sono solo opinioni personali, per cui insultatemi piano:

– I puntini di sospensione scassapalle, e i punti esclamativi presi durante i saldi:

Diamo uno sguardo a questo interessante dialogo, che potrebbe essere tratto da uno dei miei primi romanzi:

«Ciao amore… sono venuto a cercarti perché… volevo dirti che… io…»
«…????»
«Ah no… ecco».
«Che succede? L’hai fatto di nuovo… confessa!»
«No… io non volevo… ecco…»
«…confessa ho detto!!!!!!!! Guarda che m’arrabbio!!!!111!»
«No!!!! Ti prego… non arrabbiarti… no! No111!!!»
«…ti prego? Ti… prego… hai detto?!?! Come osi!!!!!! Confessa subito!!!! Altrimenti io….!»
(e ok, diamoci un taglio).

Il puntino di sospensione è un oggetto letterario molto particolare. Il suo utilizzo infatti non cambia necessariamente il senso di quello che state scrivendo, al punto che potete metterne mille per pagina e continuare a domandarvi per quale motivo i vostri dialoghi non piacciano a nessun altro a parte voi.

La verità è che potreste accontertarvi di utilizzarli 2 o 3 volte per libro (per un totale di 6 o 9 puntini) e anche in questo caso se mettete una virgola o un punto singolo nessuno ne sentirà la mancanza. Se volete ricreare un testo pieno di pause, pensieri, paure, interruzioni e tentennamenti fatelo magari descrivendo pause, pensieri, paure e tentennamenti vari. E i puntini di sospensione rivendeteli su ebay, che tanto qualche altro scrittore che se li compra lo trovate sempre.

Forse il concetto non è tanto chiaro, per cui lo riassumo: se mettete altri centomila puntini piuttosto che aggiungere una descrizione che descriva (eh!) lo stato d’animo di chi parla, non siete degli intellettuali vittime di un oscuro sistema che aborrisce il dialogo lento e strascinato. Anzi, magari lo sarete anche, ma a troppa gente sembrerà che siete soltanto terribilmente pigri ed è per questo che il vostro libro non piace. Poi potete sempre fregarvene e scrivere qualcosa piena di pause meravigliose, ci mancherebbe altro.

Di punti esclamativi e interrogativi, poi, anche se non mi crederete mai, basta metterne uno. Il fatto è che se provate a immaginare il punto esclamativo come uno che alza la voce (alcune persone provano a visualizzare ciò che leggono, sapete) allora quattordici esclamazioni per frase vi daranno l’idea di un pazzo che sbraita e si agita e si rotola per terra sbavando e rantolando, come nell’esempio che segue:

«Nooo!!!!!!» Lulù si strappò i vestiti, poi si gettò in terra e iniziò a sbavare e rotolare artigliando il fango. «Il film sta per iniziare e noi perderemo l’inizio, aaaargh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!»

Trovereste tollerabile una persona che si esprime sempre a questo modo, qualsiasi cosa succeda? Io no, anche perché un testo tutto così farà sì che alla gente venga il mal di testa durante la lettura, e credo che il vostro proposito di scrittori dovrebbe essere quello di vendere libri, e non aspirine.

E concludiamo riscrivendo il testo iniziale senza puntini e robe varie, così si vede cosa intendevo dire e soprattutto allunghiamo un po’ il post, che è venuto corto:

«Ciao amore» un tizio per cui non avevo voglia di inventare un nome si passò una mano tra i capelli, imbarazzato. «Sono venuto a cercarti perché volevo dirti che io, ecco…»
Sua moglie sollevò lo sguardo dalla tastiera e gli rivolse un’espressione perplessa.
«Ma di che parli?»
Il tizio fece per rispondere, ma era talmente in difficoltà che si limitò a farfugliare qualcosa.
«Che succede?» lo aggredì lei, insospettita da quel comportamento. «L’hai fatto di nuovo, confessa!»
«No, io non volevo. Il fatto è che…»
«Confessa ho detto, guarda che m’arrabbio!»
Lui scosse la testa.
«No, ti prego, non arrabbiarti».
La donna però si era già inalberata a più non posso, al punto che balbettava per la rabbia.
«Ti prego, hai detto?» riuscì a dire, rossa come un peperone maturo (delle analogie magari parleremo un’altra volta). «Confessa subito, altrimenti io non so che ti faccio!»

Come dialogo fa ancora piuttosto schifo, ma almeno è leggibile e infatti c’ho lavorato il triplo rispetto all’altra versione. E se vedete, qualche puntino l’ho pure lasciato ^^.


30.04.2009 5 Commenti Feed Stampa