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Un maledetto sbaglio

di Sauro Sandroni

Titolo: Tortura cinese

Rinvenni, e mi resi subito conto di dove mi trovavo: ero nella tana di Joe Palermo, quel maledetto figlio di puttana. Ero legato ad una fottuta poltrona, e non mi potevo muovere. Sentii in bocca il sapore del sangue. Sputai per terra. Dovevano avermi pestato. Li guardai, erano in tre. Quei cazzo di damerini erano tutti vestiti di bianco. Per non farsi riconoscere, avevano indossato una mascherina.
– Vi ci sapete mettere tre contro uno, eh? – dissi loro.
– Prego?
– E fai bene a pregare. Non appena mi libero da queste cinghie ve la faccio vedere io. E questa mascherata completamente inutile: vi ho riconosciuti. Tu, ad esempio, sei Johnny Cacace, detto, lo Smilzo. E tu sei Jack Cordelli, detto la Faina. E tu, con la siringa in mano, sei Lou Tarantino, detto il Bello. E io ve la far pagare, quant’ vero che mi chiamo Frank Langella.
Lo Smilzo mi guard.
– Scusi, – mi fece, – ci dev’essere un errore: io non sono lo Smilzo, ma il dottor Morelli, dentista. E loro non sono il Bello e la Faina: sono Paola e Silvia, le infermiere. E lei, soprattutto, non si chiama Frank Langella, ma Mirko Pampaloni. L’abbiamo legata alla poltrona dopo che avevamo iniziato a farle la pulizia dei denti, perch ha iniziato a bestemmiare e a minacciarci di morte dicendo che le avevamo toccato una gengiva. Poi svenuto, ed eccoci qua.
– Ah, allora mi scusi, sono un po’ confuso.
– Ma si figuri, son cose che succedono. Sar l’anestesia.
– Ma che bei denti bianchi che mi avete fatto, eh?
– Ha visto?
– Quant’?
– Fanno 40 euro.
– Ma guarda, neanche caro. Quando ci rivediamo?
– Prenda l’appuntamento con la segretaria, di l.
– Con Jimmy Fascione, detto il Nano?
– No, con Marisa Pierini, detta Culo d’Acciao.
– Mi scusi.
– Si figuri.
– Alla prossima.
– Arrivederci.
Uscii fuori, a respirare lo smog di quella maledetta citt. Ormai non potevo pi farne a meno, era come una droga. Avevo in bocca un sapore orrendo, e mi infilai nel primo bar aperto che trovai. Ma sbagliai ed entrai nella bottega di un barbiere, che con la scusa che non sapeva come si faceva non mi volle preparare nemmeno la caipirinha. Allora, gi che c’ero, mi feci fare i capelli a macchinetta.

Fine


29.04.2009 Commenta Feed Stampa