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Norwegian Wood, or getting ready

di Elisa Bolchi

Tra un mese mi sposo. Questo significa che tra un mese parto per il viaggio di nozze, e dato che mi scocciava farmi trovare impreparata nell’animo, ho pensato di leggere Murakami per capire il Giappone dall’interno (ah sì, andremo in Giappone).

L’esperienza è stata incredibilmente appagante: leggere Norwegian Wood è stato come fare yoga. Nella mia esperienza lo yoga dilata il presente in modo tale che ognuno possa trovarvi il proprio spazio. Il tempo è scandito dalla respirazione, dal proprio ritmo interiore, non esiste un passato e non c’è pensiero per il futuro. C’è solo quell’attimo presente che si dilata a piacere e dura quanto lo si desidera.

Ho provato le stesse sensazioni leggendo Norwegian Wood: la mia vita mentre leggevo scorreva al ritmo delle parole, il tempo era scandito dai numeri di pagina e riuscivo a immergermi nella lettura completamente, a dimenticare cosa c’era stato prima e a non pensare al poi, addirittura.

Norwegian Wood è ormai considerato un classico ed ero rimasta una delle poche a non averlo ancora letto, quindi tutti ne conosceranno la trama, motivo per cui evito di narrarla. Anche perché a parlare di un amore adolescenziale oggi uno s’immagina Moccia e un Amore 14 o un 3MSC (che non è la compagnia di navi da crociera). Invece l’amore adolescenziale di Norwegian Wood contiene tutta l’età adulta che riusciamo a immaginare, perché contiene la vita descritta così com’è. Hitchcock diceva che il cinema è la vita senza le parti noiose. Norwegian Wood contiene invece la vita nella sua intierezza e Murakami riesce a descriverla tutta con la stessa identità, senza tagli, come solo un’altra scrittrice al mondo ha saputo fare: Jane Austen.

Credo che in parte Murakami debba questa sua capacità alle sue origini nipponiche. Il Giappone si respira lungo tutto il romanzo, attraverso i movimenti dei capelli di Naoko e la piccola molletta che li tiene scostati dal viso, attraverso le descrizioni erotiche, che si focalizzano sempre sulla pelle, sul colore della pelle di Naoko che sebbene non venga mai descritta immaginiamo chiara, quasi bianca, e liscia come una porcellana. Eppure in tutta questa spessa trama impregnata di Giappone ci sono forti tratti occidentali, come le canzoni dei Beatles, in particolare Norwegian Wood, che dà il titolo al romanzo e che rappresenta il pretesto per la narrazione di tutta la storia, ricoprendo il ruolo di quella più celebre “madeleinette”. Ma ci sono anche forti riferimenti al cinema e alla letteratura occidentali, come al Grande Gatsby, le cui atmosfere ritroviamo, a tratti, nel romanzo di Murakami. Il suo stile pulito, asciutto eppure profondo, che scava forse più nella psicologia del lettore che in quella dei personaggi narrati mi ha fatto pensare a certi scrittori modernisti. La scrittura a tratti ricorda quasi Katherine Mansfield per quella capacità di descrivere il genere umano con pochi tratti ma incisivi.
Ma anche la trama è accattivante e non possiamo, noi lettori, fare a meno di amare Naoko e di perdere la testa per Midori, di adorare Ruiko e di voler continuare a camminare al fianco di Toru Watanabe, il nostro narratore, per vedere cosa farà, quali sentimenti proverà, come reagirà alla vita.
Watanabe è nella prima fase del romanzo incredibilmente simile a Meursault, Lo straniero di Camus. Per come vive la vita passandoci attraverso, senza emozioni, quasi, senza interesse, senza venirne toccato. La differenza qui è data dall’inizio del romanzo, che ci presenta Watanabe attraverso il ricordo, che sappiamo essere doloroso, e allora siamo lì ad aspettarli, i sentimenti, sappiamo che arriveranno, a differenza di quelli di Meursault che non vedremo mai. Dopo questa fase iniziale Watanabe si espone, comprende di amare e allora inizia un processo interiore che forse, a noi occidentali, pare incredibile, impossibile, forse addirittura inattuabile. E così diventa un essere umano, un uomo, una storia privata che abbiamo imparato a conoscere e che siamo alla fine in grado di comprendere senza che lui ci offra spiegazioni, senza valide motivazioni.
Tutto ciò è condito da alcune scene erotiche che sono forse più poetiche di una ballata d’amore, perché più sincere, più concrete, più veritiere.
Chiusa la quarta di copertina mi rimane addosso l’odore delle persone di cui ho letto, e quasi nelle mani la sensazione dei corpi che ho toccato. Un ampio squarcio nel mio presente, che mi ha fatto vivere e respirare la vita più intensamente. E ora mi sento più pronta e posso dire di aver già messo qualcosa in valigia.
Giudizio: 5/5


16.04.2009 Commenta Feed Stampa