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L’ordine del male. “Il bambino che sognava la fine del mondo” di Antonio Scurati.

di Enzo Baranelli

scuratiI quartieri residenziali sognano la violenza… l’arrivo di incubi che li facciano risvegliare in un mondo più carico di passione”.
J. G. Ballard (citato in epigrafe al romanzo)

Tutti noi aspettavamo pazienti l’arrivo di incubi che ridessero un po’ di energia alle nostre vite”.
A. Scurati

La scrittura di Antonio Scurati è anticipazione e preludio. Sebbene rievochi fatti di cronaca (le presunte violenze ai minori nella scuola di Bergamo e altri delitti) l’autore individua un carattere universale negli eventi. Si parla di epidemia, “Bergamo è una città appestata”, ma è un’epidemia dell’animo, quella che esplode nell’anno 2008.
Per quanto possa suonare strano, spesso la corruzione più grande è anche la più spirituale, tanto che in essa scompare ogni essere tangibile. Perfino il piacere”.
Il bambino che sognava la fine del mondo” ribalta la struttura alla Ballard: i fatti sono reali, ma si devono considerare finzione, Scurati affonda nelle date, nella cronaca, mentre in Ballard si crea il romanzo-sociologico partendo da una realtà, e poi estremizzandone i conflitti, costruendo l’impianto romanzesco.
Nella sua dichiarazione iniziale Scurati mette in chiaro la sua visione del romanzo:
Perché ritiene che la vocazione della letteratura sia oggi […] non già quella di confondere i confini tra realtà e finzione, bensì quella di superarli, l’autore invita il lettore a considerare ogni singola parola come frutto della sua immaginazione, anche e soprattutto quando si narri di fatti e personaggi […] realmente esistenti”.

Nella riflessione di Scurati sulla malvagità del mondo, lo sguardo scorre su tutto: la mancanza di speranza è ciò che abbonda in questi tempi, e, attraverso la cronaca nera e le ricostruzioni televisive, si vuole dare un volto al male. Il Male imbriglia il caos. E gli individui si trovano “succubi del male per sfuggire il dolore”.
Nel nuovo secolo sembra mancare la Storia, il compimento, il fine. Tutto rimane appeso ad un eterno presente, strozzato dai fatti, che, sempre, sono fatti di cronaca nera.
E’ l’ordine imposto dal male ciò che viene affannosamente ricercato, si desidera il male per sfuggire dal disordine: Scurati mescola i tratti del racconto all’analisi sociologica, creando in modo evidente una versione del romanzo ballardiano che osserva e delinea la realtà dell’Italia.
La fusione, il mescolarsi di razze, di eventi, di generi, la più precaria incertezza, tutto si fa motore che spinge verso la violenza.
Il bambino che sognava la fine del mondo” interpreta luoghi e fatti. In questo è vicino a “Italia De Profundis”: nella connotazione morale degli eventi, siano essi un soggiorno in un località termale (o terminale, nella visione dell’autore, con la regressione degli ospiti verso un nulla amniotico) oppure un atto di pedofilia. Tutto è cerebralmente e visceralmente digerito e ricreato.
La pianura padana violata e distrutta dove si semina ciò che dà un profitto immediato: “un paesaggio sbiadito a causa del global warming e degli hedge funds, dei bollori dell’atmosfera e delle sale di contrattazione […]. Niente auguri di lunga vita, dove tutto va veloce”.
La struttura universitaria che laurea persone che a stento padroneggiano l’italiano, persone che collocano la rivoluzione francese nel 1400. Le immagini collezionate da Scurati sono tutte fotografie senza sbavature. L’autore percorre molti sentieri in questo affresco di un pezzo di mondo.
I capitoli in corsivo parlano del bambino che sognava la fine del mondo, nel fuoco, nella pirosi finale. La lingua di Scurati è precisa ed evocatrice. L’epico ridiscende sempre la china del reale e la nostra è un’epoca -e non un’epica- tragica e, per questo, come diceva D.H. Lawrence, “non riusciamo a prenderla sul serio”.
Consumati i fatti, rivissuti i ricordi, “Il bambino che sognava la fine del mondo” non altera una realtà dove “non si chiede più di godere. Ci si accontenta di non soffrire”; eppure nelle righe finali, come nella dedica iniziale, rimane il vizio ultimo, il tentativo della felicità.

Antonio Scurati, “Il bambino che sognava la fine del mondo”, pp. 295, 18 euro, Bompiani, 2009.
Giudizio: 4/5.


8.04.2009 3 Commenti Feed Stampa