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Una scoperta tardiva: L’uomo che cammina

di Francesca Mazzucato

taniguchiNon mai troppo tardi, lo so. Ma avrei voluto scoprire prima la poesia del momento presente che si trova tra le pagine di questo artista straordinario

Il fumetto non mai stato la mia passione, non quasi mai riuscito a suscitarmi il batticuore e il subbuglio di certi romanzi, il maremoto seduttivo che la parola scritta sa produrre, il rapimento di alcuni film dei quali ricordo le battute a memoria dopo anni, o quello per certi versi simile della musica. Dentro di me , in passato e so di dire una vera eresia- l ho sempre considerato un sottogenere, una forma darte di serie B. Una roba per bambini o per ristrette cerchie di appassionati che ho sempre considerato leggermente fanatici. Sono nata nella seconda met del secolo scorso, dico sempre, e certe cose non sono appartenute alla mia formazione fondamentale. Sono quelle bislacche incongruenze che il nostro contemporaneo ha sbriciolato, per fortuna. Ai miei tempi, per capirci, Joyce fondamentale, Beckett anche, i fumetti giusto uno svago, quando va bene Da bambina avevo ereditato una collezione quasi completa di numeri vecchissimi di Topolino, una cosa preziosa che apparteneva a mia madre, e la conservavo con cura pi per ragioni affettive che per un reale gusto.( poi si persa in uno dei tanti traslochi, quando lo spazio appariva pi necessario della conservazione) Quei numeri di Topolino li avevo letti tutti. Non mi dispiacevano le storie di Zio Paperone, i pettegolezzi di Paperina con le sue amiche, ma non sono mai stata una fanatica dei personaggi Disney. In quegli anni ricordo che avevo scoperto, grazie al suggerimento di una compagna di scuola, un solo fumetto che mi divertiva e riusciva a intenerirmi, la storia di un diavolo buono, Geppo. Quegli albi sottili dalle copertine di colori improbabili, (ricordo il verde bottiglia, il giallo), mi parevano leggermente sovversivi se li collegavo alle cose che imparavo durante lora di religione, e li leggevo con la convinzione di fare una cosa proibita, quasi illecita.

(Non sono la sola a ricordarlo, ecco un link interessante http://www.stradanove.net/news/testi/fumetti/fasca1803997.html e un altro http://www.luciano.gatto.name/EditoreBianconi/Oscar/Oscar01.htm con una magnifica tavola del 1957 di Luciano Gatto).

Anni dopo, molti anni dopo, per un mensile, mi stato affidato lincarico di intervistare uno dei fumettisti pi noti del mondo, Moebius, a Parigi. Un incarico dovuto alla mia conoscenza della lingua, al fatto di recarmi abitualmente a Parigi, non certo dovuto a competenze specifiche nel settore. Anzi, avevo specifiche in-competenza.

(http://www.terrediconfine.net/fumetti/moebius.htm).

Mi ero diligentemente documentata, avevo sfogliato alcune delle sue storie e avevo preparato delle domande. Adeguate, attente, ma senza sangue , senza palpito. Ne venne fuori unintervista discreta, attenta, ma la ritengo comunque unoccasione mancata. ( Mi hanno fatto pesare innumerevoli volte il fatto di non essermi neanche fatta autografare un albo). L’incontro con Moebius per, fece scattare qualcosa. Da allora ho cominciato a considerare la mia disattenzione nei confronti del fumetto come una mutilazione intellettuale e creativa. Ho evitato il confronto, ho evitato di pensarci per molto tempo. Cera sempre un romanzo pi veloce nel catturare i miei desideri, i miei sensi e la mia fantasia, pi rapido di qualsiasi disegno, di qualsiasi albo, di qualsiasi autore anche se definito di culto da amici e da conoscenti appassionati. Per impensabili coincidenze, durante unoziosa visita estiva a un ipermercato dove cera una piccola mostra, il fumetto mi venuto incontro ed stata una rivelazione. Mi cascato addosso qualcosa di simile a un dono per gli occhi e la mente. La prima reazione stata incredula e ipnotizzata da tanta potenza di emozione, nella semplicit del tratto e della storia.. Forse, aspettavo proprio un fumetto che mi si rivelasse come arte pura unita a poesia, letteratura e filosofia, puro genio. Ho scoperto Jiro Taniguchi. Questo straordinario autore giapponese un disegnatore di manga perch questo il nome del fumetto giapponese.

La cosa che accade sovente che si collega questa parola alla pornografia, a fumetti pi o meno erotici, a pornostorie di dubbio gusto. Se non mi ero mai interessata al fumetto, la parola manga poi, non mi aveva mai risvegliato alcuno stimolo, anzi, un certo fastidio. Documentandomi su Taniguchi ho scoperto che un luogo comune assurdo. Il manga pu anche essere erotico o pornografico, come qualsiasi romanzo, film o altro tipo di fumetto, ma non lo necessariamente.. Il fumetto moderno in Giappone stato inventato da Osamu Tezuka, definito il dio del manga( per approfondimenti ulteriori consiglio caldamente questo link http://www.japanimanga.it/tezuka.htm); parliamo degli anni Quaranta e con lui successivamente ha preso il via allindustria del cinema danimazione seguendo alcuni esempi americani. Manga quindi, per sgombrare il campo dalle consuete banalit che si associano al nome (e che cos a lungo mi hanno accompagnato fuorviandomi), in Italia significa fumetto giapponese IN GENERALE, mentre in Giappone per manga si intende semplicemente fumetto, o meglio arte sequenziale secondo la definizione di Will Esner. In ogni caso si tende spesso ad associare la parola manga a un disegno molto veloce e spettacolare. Invece, sotto la definizione generica possono essere offerti prodotti sorprendentemente diversi, e i fumetti di Taniguchi lo sono. Ogni definizione mi sembra inadeguata. Lho letto e riletto, mi sono soffermata su ogni tavola. Sgombrato il campo da tutte le banalit che circondano la definizione di manga, posso dire che scoprire lopera di Taniguchi stata una sorpresa intensa , un incanto. La semplicit essenziale che racchiude il senso della vera arte.

Jiro Taniguchi nasce nel 1947 a Tottori in Giappone. Si fa le ossa come molti altri autori di mangaka come assistente di altri autori , in particolare nello studio del maestro Ishikawa. Nel 1976 inizia la sua collaborazione con lo scrittore Sekikawa col quale realizza molte storie poliziesche. Disegna anche tavole ambientate nel mondo della boxe (mostrando questo dualismo dispirazione fin dagli inizi, combattimento e lirismo, minimalismo e azione) e un meraviglioso lavoro, Ai tempi di Bocchan, di cui potete leggere una interessante recensione qui http://www.stanza101.com/oldstanza/re27.htm , che si rif alla vita del grandissimo scrittore Natsume Sozeki, simbolo di unepoca, che in Giappone compare addirittura sugli yen mentre in Italia colpevolmente poco conosciuto..Negli anni 90 comincia a essere conosciuto in Europa, e amatissimo in Francia grazie anche ad alcune sue collaborazioni con Moebius. E un artista dotato di un grande understatement e costantemente in bilico fra unispirazione legata al combattimento e alla narrazione di alcune forme di violenza, e unispirazione estremamente poetica, cos apparente lontana, come si diceva , dagli usuali luoghi comuni legati ai canoni manga. In fondo soltanto un artista eclettico, squisitamente letterario che, nel corso degli anni ha pazientemente coltivato la sua condizione di esiliato dalla terra nipponica. E che sia questa dimensione dellesilio, della differenza, a rendere cos universale la sua produzione? Non ho risposte. Lho incrociato da poco tempo, e la biografia di ogni grande artista e le sue caratteristiche restano sempre un enigma. E necessario. Desidero prendere in esame una delle sue storie pi note e originali, Luomo che cammina, apparsa per la prima volta in Giappone sui numeri speciali di Morning Party, supplementi del settimanale Morning della Kodansha, dal numero 30 del 1990 al numero 47 del 1991. In Italia stato pubblicato per la prima volta nel 1999 da Panini Comics, rendendo subito Taniguchi un autore di culto fra il pubblico degli appassionati di manga. Fra i quali, adesso che ho sgombrato il campo agli equivoci, mi sento di far parte (e, giuro, non lavrei proprio mai immaginato). Ma Luomo che cammina un capolavoro assoluto. Non succede molto in questa storia, anzi, leggendolo superficialmente si potrebbe dire che non succede quasi nulla. C un uomo tranquillo, dallo sguardo sereno che indossa dei grossi occhiali (occhiali che ad un certo punto gli capita di rompere, e si trasformano in due caleidoscopi. La realt viene scomposta in tante particelle dinamiche, e , invece di sostituirli con quelli di riserva decide di tenerli cos per un po, in modo da modificare la sua percezione delle cose. Un esercizio perfettamente zen). A volte questuomo pare che sia una resa grafica e attuale del Buddha e di certo il buddismo non estraneo alla dimensione esistenziale veicolata dallopera di questo artista. Luomo passeggia e osserva, ed perfettamente calato in questo preciso momento come afferma Charlotte Joko Beck, fondatrice dellOrdinary Mind Zen School. Perch ogni cosa ha la possibilit di essere conosciuta davvero, esclusivamente in questo preciso momento. Noi ci proiettiamo in un passato che non esiste pi e in un futuro che solo una sterile fantasticheria. Di questo genere di illusione intrisa la nostra vita, e finiamo per non viverla realmente, allontanandoci tragicamente dall experiencing. Taniguchi pone laccento con un garbo che in realt corposo, forte e insieme sottile, pone il suo tocco creativo sul pure expiriencing, non verbal expiriencing come gi Joko Beck nel suo libro Zen Quotidiano, Ubaldini 1991. E puro sperimentare quello che fa, appunto il personaggio di Taniguchi, il suo passeggiare e guardare ogni cosa, dai pi piccoli dettagli, alle pi eclatanti sorprese del paesaggio attorno, (siamo nella periferia di Tokyo): Si tratta in realt di un percorso filosofico, e non pu che richiamare alla mente, zen a parte, la figura del flaneur teorizzata da Walter Benjamin. Colui che conosceva la citt camminando. In questa storia non c nulla di straordinario, nulla di speciale. Eppure riusciamo a identificarci e ad emozionarci con la neve che cade allimprovviso, con lacquisto di palloncini, con la serena nuotata notturna. Lo stile di Jiro Taniguchi realista, completamente plausibile, lontano da effetti speciali di ogni tipo, si coglie lo studio attento e minuzioso che deve stare dietro ad ogni tavola. Lattrazione a tratti quasi maniacale e morbosa, ma di una morbosit necessaria, per ogni singolo dettaglio( un nido, le stelle, un dolce di natale). A volte, leggendo Luomo che cammina, ho pensato che nessuna fotografia sarebbe potuta essere pi precisa, pi fluida e priva di effetti caricaturali. E linsieme mi ha fatto provare il brivido della grande letteratura, mischiato al cinema e a un forte sostrato filosofico. Che traspare. Forse solo una gioia del piccolo che mostra in controluce ogni cosa grande. Del dettaglio che da solo narra e rivela Le tavole di questo straordinario autore sono costellate di suoni deboli, che si notano appena, gli unici suoni che lautore vuol farci arrivare.

Per approfondire la sua opera:

http://www.mangadb.it/showaut.php?idaut=80

http://www.nonsolomanga.it/manga4/taniguchi_note.htm

http://www.ilpotereelagloria.com/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=139

Un suo disegno vincitore di un prestigioso premio http://www.ubcfumetti.com/inca/01winter_d1.htm

Taniguchi stato lunico autore di Manga ospitato nella collana di Repubblica dei Classici del Fumetto allegati al quotidiano qualche anno fa con una ricca introduzione di Luca Raffaelli (che stata unutilissima fonte di spunti e notizie). La scelta di ospitare solo Taniguchi fra gli autori mangaka ha suscitato qualche discussione che ritrovate nella recensione del volume fatta da Daniele DAquino qui http://www.amazingcomics.it/recensioni_manga_22.htm

Giudizio: 5/5


2.04.2009 Commenta Feed Stampa