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Krauspenhaar Franz

di Rael

Che cosa si prova nell’istante esatto in cui si pigia “pubblica” e appare sul web un proprio scritto? Tu: cosa provi?
Mi fa piacere, certo. Anche se è la carta che mi da più piacere. Diciamo che il web è un po’ una masturbazione ben eseguita, magari dalla partner; ma il libro – per me il romanzo – è l’atto completo.

Ma il web in sé non lo hai mai considerato come piattaforma di lancio? È mai accaduto che tu scrivessi un qualcosa, appoggiassi uno scritto altrui in previsione del ritorno, del feedback? È mai accaduto tu leggessi una cosa di un “collega” e pensassi fosse la più grossa schifezza mai letta ma, di facciata, gli facessi i complimenti?
No, non mento mai per la facciata. se mento è per non ferire qualcuno, è diverso. Infatti, poi, io me la prendo più facilmente con i cosiddetti “forti” che con i “deboli”, questo è un dato di fatto. Se leggo una schifezza magari non dico che lo sia, ma certamente non approvo. Certo che il web è una piattaforma di lancio. Ma è anche vero che è altro: laboratorio di scrittura, dove limare, provare, sperimentare. I più non lo usano in tale modo, e sbagliano. Non è solo una vetrinetta, è riduttivo. È anche questo, ma prima di tutto dev’essere strumento di approfondimento della materia letteratura, di studio. Altrimenti è solo un hobby. Chiaro che cerco dei feedback. Ma io non lavoro a compartimenti stagni: mi muovo ad impulso, velocemente, avendo capito che le fasi della “lavorazione” sono interconnesse in modo naturale. Il feedback è previsto nel pacchetto completo, ma non è assicurato, ovviamente.

È mai capitato di trovarti in mezzo a un linciaggio mediatico? Se sì, hai partecipato? È mai accaduto fossi tu la Maddalena da lapidare? Quando ti ritrovi coinvolto in discussioni con personaggi universalmente riconosciuti come idioti un tempo reagivi in un modo e ora in un altro oppure ti muovi come sempre? E come?
È capitato di tutto. Certo, io non ho mai linciato nessuno. Tendo per indole a mettermi dalla parte dei deboli. davvero. Poi, ci sono degli idioti, dei provocatori, dei frustrati che ti attaccano e lì io purtroppo tendo a rispondere. Ho partecipato a risse virtuali con personaggi stupidi, insignificanti, mediocri, ma anche con gente molto in gamba. Ho avuto torto varie volte, perché a volte ho trasceso, e ho sbagliato. Da un po’ frequento poco i blog, cioè da quando ho lasciato dopo quattro anni Nazione Indiana. Mi disintossico.

Metodologie di comunicazione: le percentuali di utilizzo del cellulare, del web, dell’incontrare personalmente l’interlocutore durante la giornata e quale il preferito?
Il cellulare lo uso più che altro per messaggi veloci di appuntamento o per battute erotiche. Ha una forza immensa, in questo senso, la forza imbattibile della sintesi. Bisogna avere gusto, per non cadere nella volgarità. La mail: beh, ne ricevo e ne mando tonnellate. Sono indispensabili per l’analisi e la conoscenza, per saldare i rapporti. Sono strumenti di lavoro insostituibili. Preferisco sempre incontrare personalmente l’interlocutore: amo la realtà.

In Giappone furoreggia il racconto sms: il tutto concentrato in pochi caratteri, poche battute. Ricordo di aver visto in metro, a Milano, qualche anno fa, delle piccole pubblicazioni gratuite da prendere all’ingresso delle stazioni. Piccoli scritti strutturati sul tempo medio di percorrenza con la metropolitana e la velocità di lettura. L’sms lo cancelli per svuotare la memoria, il librino gratuito lo getti -generalmente. La mail viene affossata in archivio. Quanto, secondo te, è un’evoluzione-involuzione dei metodi comunicativi di lettura? Consideri tutto ciò una estensione o una sostituzione dei buoni vecchi epistolari?
Credo sia una sostituzione. Io di lettere non ne scrivo più, scrivo e-mail.
La mail ha questo: può essere sms da pc, può essere strumento di cazzeggio veloce, può essere strumento di lavoro per gli allegati, per la possibilità cioè di fare quello che faceva vent’anni fa il fax, e può sostituire degnamente la lettera classica. Certo, quelli che tu chiami giustamente i vecchi buoni epistolari diventa difficile mantenerli, a meno che non si sia degli organizzatori del proprio lavoro-tempo, e si preveda un archivio per ogni interlocutore. Per me sarebbe impossibile, credo. Ovviamente so scrivere a mano, ma faccio una fatica tremenda. Ho sempre avuto una pessima calligrafia, ora naturalmente questa è peggiorata. Scrivo a mano solo la lista della spesa, firmo qualche assegno ogni tanto. Non prendo che molto raramente appunti. Più che altro il lavoro preparatorio è tutto mentale, giro e rigiro situazioni e immagini nella testa per un certo tempo. È molto bello. È come pregustare un atto erotico con una donna che ti piace molto.

La gelosia webbistica. conosci una donna, ti piace particolarmente, sai che utilizza il web se non più di te, almeno quanto te. Quanto vai a cercare ogni sua traccia in rete, quanto segui i suoi interventi, quanto interpreti i suoi scritti come diretti a te, quanto ti ingelosisci a scoprire la sua vita messa su internet in cui tu non sei parte.
Mah, è successo una volta. Avevamo un rapporto contrastato. Altrimenti no, non m’ingelosisco per così poco. Semmai sono alcune donne che si sono ingelosite di me.

Come gestisci questi rapporti? Quanto la noia prepondera, e in che variabili temporali? È accaduto di voler riprendere un rapporto solo per il gusto di ricevere una mail, un sms? È successo di avere un rapporto sessuale virtuale in chat -se la utilizzi-?
Mah, non posso generalizzare. In genere i rapporti virtuali dopo un po’ mi annoiano. Nel sesso poi, il contatto fisico è tutto! Mai, se non in orizzontale con una donna vicino.

Il lavoro, sul web. Franz si siede e come una macchina si dice “Ora scrivo questo, adesso rispondo a quello” oppure si lascia trascinare da qualunque cosa, perdendo un mucchio di tempo e l’ispirazione? Quanta disciplina hai, davanti allo schermo del pc?
Disciplina zero. Vado a istinto, fino a perdere le forze. A volte per riprendermi ci vogliono giorni. Ora per esempio sono in arretrato con parecchie cose; per fortuna ho ripreso a scrivere il mio romanzo, oggi ho lavorato bene. Ma spendo molto, cioè mi spendo molto. Sono eccessivo, testardo, completamente non allineato. La mia stanza, il mio bunker, è un caos.

Descrivimi la stanza. Se non hai l’ambiente messo come vuoi tu, riesci a lavorare? Accade di provare noia all’idea di stare seduto davanti a un pc? Sai ancora scrivere a mano? Descrivimi cosa hai provato quando l’hard disk ti si è rotto e hai perso le stesure di Era Mio Padre. Non considerando l’importanza del dattiloscritto: aver perso dei dati, delle foto, quanto è durata la frenesia di recuperare?
Beh, la stanza è un casino. Ma va bene così, mi piace il caos, l’ordine, l’asetticità mi terrorizzano. Non riuscirei a lavorare in un ambiente dove tutto è “al suo posto”. In certo senso, voglio che l’ambiente rappresenti, anzi sia concorde con quello che sono io dentro; nel creare si parte dal caos, e spesso nel caos si rimane; ecco, la mia creatività è in accordo fin dall’inizio con l’ambiente. Quando ho rotto l’hard disk ho provato un senso di frustrazione enorme. Era il romanzo, il punto di approdo di ogni mia scrittura, sia essa la poesia messa sul web sul mio blog personale, sia l’articolo per il giornale; scrivo qualsiasi cosa tendendo al contenitore finale, il romanzo. Sono un romanziere, se scrivo poesie è per includerle in tutt’altra forma nel romanzo.
O sono spesso un prolungamento del romanzo. Ne ho scritte parecchie che riprendono temi e sapori di Era mio padre, per esempio. A volte lavorare davanti al pc annoia; ma più che altro quando sono a corto di idee, quando sono scarico. Se sono “bello pieno” è una gioia.

Ricordi ancora la prima cosa che hai pubblicato sul web?
Non saprei. Ricordo il primo pezzo che mi fu pubblicato su Nazione Indiana, tramite Helena Janeczek; ancora non ne facevo parte. Parlava della brutta fine di Marco Pantani.

Krauspenhaar Franz

Krauspenhaar Franz

Krauspenhaar Franz, 16 Novembre 2008


1.04.2009 3 Commenti Feed Stampa