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Editoria a pagamento, parte II

di Alice Scolamacchia

Ci siamo lasciati ieri ripromettendoci di parlare in maniera pi diffusa di quegli editori che richiedono un compenso per pubblicare un libro, nella maggior parte dei casi, quando hanno a che fare con esordienti.

Tutt’altra categoria rispetto ad editori seri e diretti nelle richieste che fanno ai propri autori o a coloro che aspirano a diventarlo. Questi signori, facendo leva sul desiderio diffuso di veder pubblicata da uno scrittore la propria fatica letteraria, richiedono pi o meno esplicitamente del denaro con motivazioni (dubbie, poco chiare, varie) ventilando improbabili successi di pubblico e di immagine e prendendo impegni che difficilmente potranno mantenere.

Ritornando alla lettera iniziale analizzata nel precedente articolo, la prima cosa che il suo autore dichiara rispondendo al giovane scrittore, : “abbiamo letto il suo romanzo “…” e lo abbiamo trovato adatto per essere inserito in una delle nostre collane.” . La partenza ottima, nulla da dire, ma il solo fatto di affermare, si presume dopo la valutazione di un comitato di redazione o di un editor, che il manoscritto ricevuto stato ritenuto meritevole di essere inserito in una delle collane editoriali, lascerebbe intendere che c’ interesse da parte della casa editrice ad acquisirne i diritti e a pubblicarlo.

“Come sapr la … pubblica esclusivamente Autori italiani e svolge da anni un’opera di scoperta e valorizzazione di questi Autori. AbbiamoAutori che con noi hanno gi pubblicato ben cinque libri, altri quattro o tre e siamo sempre alla ricerca di talenti che possano garantirci nel tempo una produzione di qualit.” . Anche questa affermazione lascia intendere che il manoscritto piaciuto, che la pubblicazione possibile e che il giovane esordiente potrebbe entrare a far parte del gruppo di Autori citati da colui che ha redatto la lettera per conto della casa editrice. A questo punto immagino che chiunque, dopo aver letto i primi due paragrafi di questa missiva, potrebbe facilmente convincersi che il suo lavoro buono e che ci sono fondate speranze di vederlo pubblicato.

Subito dopo, per, ecco un dettagliato excursus sull’attuale situazione dell’editoria italiana e sul relativo mercato, sui costi che vanno affrontati, sulla crisi con la quale si costretti a confrontarsi e su un elenco di cifre e numeri: ma cosa ha a che fare questo discorso con un manoscritto che, secondo un giudizio espresso solo poche righe prima, ha possibilit di avere successo e di essere la prima di una lunga serie di pubblicazioni?

“Questa situazione ci costringe, dall’inizio di quest’anno,per poter continuare a pubblicare Autori esordienti eportarli verso la notoriet, a chiedere agli stessi Autori un contributo economico che possa in qualche modo alleggerire la perdita certa che i primi quattro libri del nuovoAutore genereranno. Il contributo richiesto per affrontare i costi di stampa, distribuzione, promozione e pubblicit di euro 5.000,00.”

Ecco, dopo gli elogi e il panegirico sullo stato dell’arte, la stoccata con relativa richiesta economica. Certo, definire contributo una spesa di cinquemila euro non uno scherzo. Sostenere di essere “costretti” a fare una istanza del genere e assicurare, non dimentichiamolo, di portare verso la notoriet gli autori emergenti, un impegno non da poco.

proprio l’assoluta certezza, tra l’altro proclamata dopo aver descritto un panorama editoriale nazionale tutt’altro che roseo, che alla pubblicazione di un primo libro ne succederanno altri, a stridere decisamente con le premesse iniziali.

Ma non finita: “Un po’ come quello che succede in Formula1: il pilota che vuole guidare una macchina importante, deve presentarsi alla scuderia con degli sponsor che coprano le spese del suo ingaggio. L’editoria, ormai da tempo, su questa strada. Ovviamente non abbiamo nulla in contrario affinch un’aziendaa fronte di un investimento economico desideri il suo marchio o la sua pubblicit dentro i libri di …” . Credo che qui si sia raggiunto davvero il massimo: proporre ad un autore di versare una somma cospicua per veder pubblicato il suo libro, sicuramente frutto di un duro lavoro e carico di passione e di tutto il sentimento che si pu mettere in qualcosa su cui si investe in prima persona, senza escludere, in aggiunta, la possibilit che tra le pagine del suo scritto possano apparire simboli pubblicitari come patacche adesive su un’automobile sportiva, decisamente scandaloso.

E, come se non bastasse, il culmine arriva dopo un’altra serie di millanterie pi o meno verificabili, difficili da dimostrare e/o smentire: “Come pu notare l’impegno della … per cercare di smuovere il sonnacchioso mondo dei librie cercare di portare i libri ad essere considerati “beni di consumo”, da acquistare e consumare come tanti altri prodotti, massimo.” Credo che un commento a questa ultima affermazione sia del tutto superfluo.

Degno di nota mi sembra anche il riferimento a possibilit di apparizioni televisive e lanci pubblicitari attraverso i pi importanti mezzi di comunicazione, perfettamente coerente con quella frenesia dell’apparire e del mostrarsi in un gioco vacuo di esibizione che non rimanda a nessun reale contenuto culturale.

Paradossale, inoltre, il fatto che non si faccia mai riferimento alla linea editoriale della Casa Editrice in questione, n alla Collana della quale dovrebbe far parte il manoscritto.

In conclusione, prima di farsi convincere a pagare per veder pubblicato il proprio libro, sarebbe opportuno pretendere informazioni precise e impegni definiti, e in modo particolare non lasciarsi tentare da promesse fasulle non sostenute da alcuna reale garanzia.

Un consiglio: rivolgersi sempre a case editrici di cui sia possibile verificare la seriet e che, anche se piccole e poco conosciute, siano disposte a dare tutte le informazioni necessarie affinch l’autore sia messo al corrente di cosa verr fatto con il suo danaro, e soprattutto con il frutto della sua fatica.


30.03.2009 8 Commenti Feed Stampa