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Editoria a pagamento, parte I

di Alice Scolamacchia

[Dopo l’inchiesta in dieci post di Silvia Ognibene, autrice del libro “Esordienti da spennare”, torniamo a occuparci di editoria a pagamento]

“Gentile Signor …,

abbiamo letto il suo romanzo “…” e lo abbiamo trovato adatto per essere inserito in una delle nostre collane.

Come saprà  la … pubblica esclusivamente Autori italiani e svolge da anni un’opera di scoperta e valorizzazione di questi Autori. Abbiamo  Autori che con noi hanno già  pubblicato ben cinque libri, altri quattro o tre e siamo sempre alla ricerca di talenti che possano garantirci nel tempo una produzione di qualità.

E’ noto che il mercato editoriale italiano è costantemente in crisi e il numero delle copie vendute  è sempre fermo a quota 100 milioni di copie (compresi i libri scolastici, quelli tecnici, di aggiornamento etc.) con una media di venduto per singolo titolo di 300-400 copie (a fronte di 55.000 titoli pubblicati ogni anno) e per un editore (specie se indipendente e di piccole dimensioni come …) la stampa, il lancio, la distribuzione, la promozione e la pubblicità su un nuovo Autore rappresenta un investimento che non ha nessuna possibilità  di tornare indietro se non dopo il quarto o il quinto libro pubblicato dallo stesso Autore.

Questa situazione ci costringe, dall’inizio di quest’anno, per poter continuare a pubblicare Autori esordienti e portarli verso la notorietà , a chiedere agli stessi Autori un contributo economico che possa in qualche modo alleggerire la perdita certa che i primi quattro libri del nuovo Autore genereranno. Il contributo richiesto per affrontare i costi di stampa, distribuzione, promozione e pubblicità  è di euro 5.000,00. Un po’ come quello che succede in Formula1: il pilota che vuole guidare una macchina importante, deve presentarsi alla scuderia con degli sponsor che coprano le spese del suo ingaggio. L’editoria, ormai da tempo, è su questa strada. Ovviamente non abbiamo nulla in contrario affinché un’azienda a fronte di un investimento economico desideri il suo marchio o la sua pubblicità  dentro i libri di …

A fronte di questa sponsorizzazione … garantisce la stampa del volume in almeno 1.500 copie prodotto in alta qualità ; un’adeguata distribuzione su tutto il territorio nazionale specialmente nella grandi librerie e nelle catene librarie (i libri … sono regolarmente presenti nelle librerie Feltrinelli, Mondadori, Fnac e presso le più grandi librerie indipendenti, nonché sul più grande portale internet di vendita di libri on-line IBS); un’adeguata promozione attraverso l’ufficio stampa… presso tutta l’informazione nazionale sia cartacea che televisiva e radiofonica. Ma non è tutto.

Visto la crescente difficoltà  di visibilità in libreria e sui media dei nuovi libri in uscita (ormai un nuovo libro non rimane in libreria più di 30/40 giorni, dovuto all’enorme quantità  di libri pubblicati, circa 170 al giorno,) chi le scrive (… editore della …) ha creato una casa di produzione televisiva (…) e ha prodotto, ideato e conduce, un programma televisivo sui libri: ….

… è la prima trasmissione televisiva sui libri ideata e condotta da un editore che va in onda giornalmente e in orari di massimo ascolto e sta riscuotendo un buon successo di pubblico e di critica (sono già molti gli articoli apparsi sui giornali che parlano del programma e dei Book Trailer.)

Offriamo dunque ai nostri Autori, oltre che alle classiche attività  di promozione, la possibilità  di usufruire di diverse apparizioni televisive (con interviste, segnalazioni, etc.) e la messa in onda del Book Trailer che andremo a produrre sul libro dell’Autore.

Come può notare l’impegno della … per cercare di smuovere il sonnacchioso mondo dei libri e cercare di portare i libri ad essere considerati “beni di consumo”, da acquistare e consumare come tanti altri prodotti, è massimo.

Certi che dalla nostra proposta possa scaturire una fattiva e proficua collaborazione, in attesa di un suo riscontro restiamo disponibili a fornirle tutte le altre informazioni, anche di carattere contrattuale, che potrà avere bisogno contattandoci anche telefonicamente.

Le auguriamo una splendida giornata.

…”

Questa lettera è solo un esempio – peraltro discutibile anche a livello grammaticale – di come alcune case editrici, generalmente poco conosciute e spesso nate da breve tempo, rispondono agli autori che inviano in lettura il proprio manoscritto.

Ritengo opportuno, prima di procedere, affermare che non ho nulla contro chi si offre di pubblicare un libro a pagamento e, soprattutto, contro chi decide di accettare tale proposta.

La cosa più importante, però, è essere chiari sin dall’inizio, illustrando al novello scrittore, prima della presentazione della parcella, quali sono le reali possibilità che gli si aprono una volta firmato un assegno per la diffusione del proprio lavoro.

Siamo tutti consapevoli dei costi reali del “prodotto” libro e sull’impossibilità di ignorare che ogni casa editrice deve sostenere notevoli spese per la pubblicazione, distribuzione, promozione, divulgazione, etc.

Sarebbe, quindi, un’ingenuità pensare che tutto ciò che c’è dietro la stampa di un qualsiasi prodotto editoriale possa avere costi pari allo zero.

Molto spesso, però, il grande desiderio di vedere edito il proprio lavoro e la frustrazione dovuta ad una nutrita collezione di lettere di rifiuto da parte delle case editrici alle quali sono stati inviati in precedenza uno o più manoscritti, rendono gli autori esordienti più vulnerabili e inclini ad accettare condizioni non sempre convenienti per loro.

Non a tutti, infatti, capita di essere scoperti da un rinomato editor, da un letterato già affermato o da un direttore editoriale decisi ad investire, tramite la casa editrice per cui lavorano, su un esordiente. In questo caso nessun contributo economico viene richiesto all’autore, in quanto è l’azienda stessa a farsi carico in toto delle spese relative alla pubblicazione, promozione e distribuzione del manoscritto. La caccia ai nuovi scrittori da parte dei suddetti talent scout è sempre aperta, ma, oltre all’imprescindibile bravura, è necessaria una buona dose di fortuna perché l’incontro abbia luogo e dia i suoi frutti.

Non sempre il cosiddetto fiuto degli “scouting” funziona adeguatamente, basti ricordare il caso di Tomasi di Lampedusa che si vide rifiutare più volte il manoscritto del “Il Gattopardo” dalla casa editrice Einaudi – e in questo caso il diniego arrivava da Elio Vittorini – e trovò finalmente un giovane editore disposto a scommettere su di lui, pubblicando quello che sarebbe diventato uno dei primi successi editoriali, insieme al “Dottor Zivago”, della casa editrice Feltrinelli.

La possibilità di trovare un editore disposto ad investire capitali su un esordiente non capita spesso, e quindi bisogna scontrarsi con una realtà che è costellata, come avviene anche in altri ambiti, da imprenditori che richiedono contributi economici a chi, pur svantaggiato in quanto a meriti e fortuna, volesse far conoscere e promuovere il proprio lavoro.

Ci sono alcune case editrici che, senza nessuna maschera o finzione, decidono di specializzarsi in pubblicazioni a pagamento, e chi si rivolge a loro sa perfettamente a cosa va incontro. Generalmente il tipo di contratto prevede la stampa di un certo numero di copie di cui l’autore potrà disporre come meglio crede; non è prevista distribuzione, lancio editoriale o altro tipo di promozione. Lo scrittore riesce a realizzare il desiderio di vedere stampata su carta la propria opera e può decidere di vendere autonomamente i suoi libri, di regalarli, inviarli a concorsi letterari o portarli direttamente in alcune librerie per proporre di tenerli in conto vendita.

La scelta di divulgare in questa maniera il proprio lavoro è assolutamente legittima e spesso anche appagante per chi, come frequentemente accade, scrive esclusivamente per il piacere di farlo e magari trae soddisfazione nel regalare ad amici, parenti e amanti della lettura le sue fatiche letterarie.

Ci sono, poi, altre case editrici che pubblicano sia a titolo gratuito sia dietro compenso. In questo caso, in maniera anche qui del tutto limpida, viene comunicato all’autore che c’è la possibilità di mandare in stampa il manoscritto proposto e, a seconda della specifica circostanza, può venire richiesto, o meno, un contributo economico.

I motivi di tale richiesta possono essere i più vari: un testo che non convince completamente, perché magari destinato ad un pubblico di nicchia, un lavoro ancora acerbo, sperimentale o di un genere poco commerciabile. Di contro, si decide di impegnarsi economicamente con un libro che, dopo attenta valutazione, si pensa che potrebbe funzionare ed avere un buon ritorno commerciale.

Nel primo caso la scelta è lasciata completamente all’autore che è libero di pensare alla proposta fattagli e, sapendo esattamente a cosa potrebbe andare incontro, può decidere di rischiare, investire su se stesso e sperare che il suo contributo economico possa essere funzionale alla divulgazione della sua fatica. Invece, nel caso in cui gli sia stata offerta una pubblicazione a titolo gratuito, deve solo augurarsi che l’investimento fatto su di lui dalla casa editrice sia vincente.

Un discorso a parte meritano le case editrici che richiedono esplicitamente, o più spesso velatamente, contributi per la pubblicazione di un romanzo: ma questo discorso lo rimandiamo alla prossima puntata…


29.03.2009 7 Commenti Feed Stampa