Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Zibaldone > tutto per una vescica debole

tutto per una vescica debole

di Ludovica Anselmo

alieno cattivo

Quella l davanti a noi certamente unastronave. Lo vedi anche tu quel coso lass, no?
No, un aereo non pu essere ch non si muove. Ci sono quelle tre lucine allineate nel cielo. E ferme. Fisse. Certamente unastronave. Le vedi anche tu, no? Nemmeno. Una stella una, quelle sono tre.

E va bene. Adesso tutto chiaro: loro sanno che solo io posso vederli e intanto la gente che tento di allarmare non mi si fila che son miope -si sa che l’ una talpa, chiss cos’ha visto- e anche loro lo sanno.
Dunque sono sola. Hanno calcolato bene ogni cosa, si capisce che sono una razza pi evoluta. Cos, quando ho detto “accosta che devo fare pip” si son detti “ lei. Prendiamola”.
Sono io. Mi prenderanno, appena scesa, dietro una siepe con le mutande calate, attiveranno un potente raggio luce e verr risucchiata di colpo senza poter nemmeno preservare la mia compostezza, con le chiappe allaria.

Nessuno si accorger della mia sparizione, sembreranno passati solo pochi secondi e intanto io sar stata fecondata e avr subito tutta una serie di spaventosi ed inenarrabili esperimenti genetici, microchips impiantati sottopelle, accoppiamenti con DNA di cervi galattici ma forse avr anche qualche superpotere, magari, chiss.
O forse sar schiattata dalla paura, che mica penso di poter reggere il ratto dell’alieno cattivo, immobilizzata dal raggio traente e sempre col culo di fuori, per cui appena vedr i loro volti orribili e deformi caccer un urlo e schiatter.

Allora niente, niente pi avr senso. Che oggi mi sono bruciata un dito con la fonduta, che dobbiamo fare la pace, che sono preoccupata per il tuo piede. Sul serio, sono preoccupata. Non ridere, una cosa seria. Ho sentito dire da qualche parte che il ragno violino velenoso, ti si gonfier il piede e poi andr in necrosi, vuoi che andiamo in ospedale?

Che se continui a rifiutarti, succeder che d’un tratto sverrai, tonf, cascherai gi secco, proprio quando si pensava che lavresti scampata, sarai a terra come una pera ed io allora, io che far? La strada deserta e le chiavi della macchina, le maledette chiavi dove sono? Non potr perdere tempo a cercarle, che ogni minuto prezioso e allora, gi da ora -voglio esser pronta-comincio a cercare nelle tasche del tuo giacchetto. Eccole, tasca interna destra.

Quando sverrai io, che sono donna ed impressionabile, non avr nessun sangue freddo -sappilo- e prima di portarti allospedale pi vicino, sprecher diciamo cinque minuti a gridare invano il tuo nome. “Rispondimi ti prego, di’ qualcosa, mi senti, come stai reagisci cazzo” e solo allora capir che mi toccher fare tutto da sola. Allora frugher nella tua tasca in cerca delle chiavi, si ma quale? Che, l’avevo detto, non ho riflessi svelti sotto stress e quindi, prima di ricordare che si, certo,vaccalatroia, le tue chiavi, le maledette chiavi, io le avevo viste nella tasca interna destra, saranno gi trascorsi altri tre minuti buoni.

Ti vuoi togliere quei pezzi di ragno violino dal piede? Non parlarmi cos, non rispondermi con quel tono da saccente e tu morirai, si morirai che se l’alieno mi risucchia col raggio traente, non ci sar nessuno a soccorrerti quando tonferai gi e la tua brutta ferita non ti dar scampo. Cos adesso dobbiamo fare la pace che non potrei sopportare di perderti con una lite ancora in sospeso.

Amore accosta, devo. No, non reggo fino a casa. Dimmi, sei ancora arrabbiato? E mi ami come sempre? Andrai a farti vedere quel piede? Si ci tengo molto, lo farai per me? Bene. La vedi quella siepe l? Bene. Io vado.


15.01.2009 5 Commenti Feed Stampa