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la mia vita dissoluta e maledetta

di Ludovica Anselmo

clamity.jpgNon chiedetemi come, ma il presentimento che qualcosa sarebbe andato storto, io ce l’avevo. Per questo, mi ero imposto di bere. Bevi e vedrai che la figura del coglione magari te la eviti.
Luisa era scomparsa dopo un veloce struscio pube contro pube -macheccazzofai? stronzo!- e questo succedeva poco prima che mi attaccassi all’ultima bottiglia di tequila. Se mandi gi il verme, secondo Kristian -e Kristian ne sa- la sventola ti sale prima ed io, per quella serata avevo bisogno di coraggio.
Luisa era troppo per me ed in condizioni normali non avrei mai avuto l’impertinenza di avvicinarmi ad una come lei. Conosco i miei limiti se non sono ubriaco.
Per cui avevo passato le prime due ore seduto al bancone a farmi di mezcal e bacherozzi. Quindi, al primo indizio di temerariet un irresistibile desiderio di ballare la Lambada- mi sono alzato e sono andato dritto incontro alla mia bella.
Tutto d’un fiato, avanti, non ci pensare, non guardarla in faccia che poi ti spaventi. I piedi, guardale i piedi.
”Oh, ciao come va? E dimmi, ti ricordi di me?” si, col cazzo che si ricorda di te.
-“Si? Ma pensa te” si, va b, si ricorda di te ma col cazzo che ti si fila una cos.
-“Senti, posso offrirti una birra?”. E, all’improvviso, la luce: -“Si, volentieri”. Non. Posso. Credere. Che. Sia andato. Tutto. Cos. Liscio.
Due minuti dopo lei mi si sta strusciando addosso. Addosso a me. Poi d’un tratto boh, m’ venuto in mente nonno Gigi. Quando si mangiava la cresta del gallo. Io dicevo nonno maccheschifo! e lui sorrideva: “chisto lu mejo!”.
Che poi, se vogliamo, le creste saran mica tutta ‘sta bont, ma io avevo appena finito d’ingollare degli anguilleschi lombrichi.
Ecco, m’ tornata su violenta quell’immagine l. Che doveva esser sepolta nella sua scorza di polvere secondo me, e invece. V a capire come funziona la testa.
Deve essere stato allora che qualcosa l in basso ha smesso di rispondere all’imperativo categorico stasera si scopa, oh, non rompermi i coglioni con le tue fisime alcoliche da provinciale del cazzo.
E niente. M’ s’ stampata l’immagine di nonno Gigi che si ficca in bocca la testa dell’uccello domestico e mi son dimenticato dello scopo della serata.
Non che capissi molto in quello stato, fatto sta che Luisa stava spalmando le sue tette perfette e burrose sul mio flaccido ventre ed io mi sono spostato.
-“Spingi troppo”.
-“Come?”
-“Stringi troppo, cos mi si comprime tutto. Scusa eh”.
Il fatto che sentivo mille teste di gallo struscianti tentar la risalita, cazzo, mi son detto, adesso le vomito sulle tette e allora il mio di uccello domestico s’ afflosciato.
L’ultima cosa che ricordo Luisa che scompare agitando la coda di cavallo, inghiottita dalla notte come una cometa bionda
machecazzofai? stronzo!- e puff. Svanita.
Appena in tempo. Che mi son girato e ho cacciato un mega rutto e poi si, anche tutte le verminose creaturine. Splat.
Tuttavia io l’alcool stiamo bene iniseme, cos il mio corpo aveva rigettato solo gli animaletti: un premio per esser stronzo mi dico.
Dai forza che la notte non ancora finita, c’ ancora tanto amore da dare. In quel momento allora tiro fuori la lingua:”Oh si, ti amo. Ti amo anche io” e comincio a limonare con le piastrelle. Ci avevo il presentimento io.


19.11.2008 14 Commenti Feed Stampa