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Cannoli disturbati in provincia di Agrigento

di Benny Calasanzio

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Martedì 30 settembre, ore 10.30, in un paesino vicino Santa Margherita di Belice. Io e un mio amico, anch’egli impegnato nell’organizzazione della tre giorni antimafia, siamo davanti al Comune di questo paese, per il momento anonimo. Dobbiamo dare al Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale gli inviti per la manifestazione che partirà questo venerdì. “Compà, lasciamoli al protocollo e li facciamo registrare” propongo io. “Ok” fa l’altro. Entriamo, facciamo una rampa di scale e al primo piano c’è una targhetta: “Primo Piano”. Bene. Mi accorgo che gli impiegati guardano male il mio amico. Lo guardo e vedo che in mano ha un taglierino aperto, con la lama fuori in tutta la sua estensione. E chiede del sindaco. Capisco che in effetti non è rassicurante. Mi spiega che dobbiamo anche attaccare una locandina in bacheca e che il taglierino serve per tagliare il nastro adesivo. “Ma che minchia lo fanno di lamiera in Sicilia lo Scotch compà?”. Lo convinco a riporlo in tasca e ci dicono che il protocollo è al secondo piano. Facciamo le scale ma al secondo piano manca la targhetta “Secondo piano”. Nonostante ciò entriamo e il protocollo è dritto di fronte a noi. “Buongiorno signora, volevamo lasciare questi inviti per gli amministratori, per una manifestazione antimafia…”. “Certo, lasciateli qui… anzi il Sindaco e la Giunta sono nella stanza accanto, potete darglielo voi stessi” fa la signora, gentilissima. “Compà andiamo noi?”. Il mio amico fa cenno di si e io busso alla porta accanto. Niente. “Ma hai bussato?”. “Certo, busso arrè!”. Dall’altra parte si sente “Avanti!”. Allora apro la porta e mettiamo dentro la testa. La mia e quella del mio amico. Attorno ad un tavolo ovale c’era il sindaco con tutta la giunta, un Cenacolo in chiave moderna. Niente pane e niente pesci. Sul tavolo troneggiava un enorme vassoio stracolmo, strabordante, sgocciolante di beddi CANNOLI, ognuno dal peso netto di quattro-cinquecento grammi, abbelliti con frutta candita e scorza d’arancia. Erano così beddi che parevano davvero finti. Non era un vassoio di cannoli, era la celebrazione dello strapotere dolciario del cannolo, dell’arroganza, dell’aristocrazia del cannolo. “Disturbiamo?” chiedo con sorriso fresco di spazzolino. “Si” risponde determinato il sindaco. “Minchia” dico sottovoce “non ci credo”. Entro nella stanza e dico “Mi rendo conto della situazione e di aver interrotto il vostro lavoro, ma si trattava di invitarvi ad una manifestazione antimafia a Santa Margherita, quindi vi disturbo lo stesso. Visto che vi ho importunato in orario di lavoro, distogliendovi dall’analisi tecnico scientifica della ricotta da cannolo, me ne vado. E comunque una manifestazione antimafia non può mai venire prima dei cannoli”. “Lasci pure gli inviti alla segretaria” mi dice il sindaco, che, resosi conto che mi ero incazzato come una iena sicana, aveva assunto un atteggiamento meno spaccone e più difensivo. “E’ stata proprio lei a mandarci qui, ma, ripeto, non mi sarei mai permesso di disturbare la vostra attività amministrativa, quindi la saluto, vi saluto, e vi auguro un buon lavoro e vista la situazione delicata, un sincero buon appetito”. Il mio amico dice “Minchia”. Torniamo al protocollo e racconto quanto accaduto alla segretaria. “Vi chiedo scusa per loro”. E’ davvero dispiaciuta ed imbarazzata, non sa che dire. “Spieghi al sindaco, nonappena si sarà reso disponibile, alla fine del vassoio suppongo, che è una cosa molto importante, e che la sua presenza e quella degli altri amministratori sarebbe gradita”. La salutiamo e torniamo alle scale. “Compà scriviamo un post sul sito del Movimento” propongo subito al mio amico. “Si, certo, così gli diamo il motivo per boicottare la manfiestazione”. “Hai ragione compà, ti giuro che non scrivo niente”. Saliamo sulla Marbella nera, 990 di cilindrata, immatricolata nel 1980, e torniamo a Santa Margherita. Il nome del paese e del sindaco, ve lo dirò dopo la manifestazione.


11.11.2008 5 Commenti Feed Stampa