Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Dello svezzamento delle masse

Dello svezzamento delle masse

di Elisa Bolchi

Trovo, personalmente, che quest’idea di voler “parlare alle masse”, voler “arrivare alle masse”, fornendo a queste “masse” qualcosa di adatto a loro, comprensibile per loro, fruibile da loro, ecco penso che tutto questo atteggiamento abbia qualcosa di criminale.
Dando valore alle teorie darwiniane penso che il fornire alle masse solo cibo premasticato non farà altro che formare degli individui che man mano perderanno i denti fino a non averne più bisogno, e allora nasceranno masse sdentate incapaci di masticare e poi, forse, anche di digerire cibi solidi.
Penso, invece, che i denti vadano affilati, e che mangiare la carne possa far male alle mandibole, e possano rimanere fastidiosi pezzi di carne fra un dente e l’altro che ci daranno un gran da fare per buone manciate di minuti anche quando la nostra ottima pietanza sarà terminata. Ma che soddisfazione una buona bistecca rispetto a un po’ di brodo! E chi, poi, una volta assaggiato il filetto, tornerebbe a mangiare omogeneizzati?
Lasciare che qualcuno decida cosa le masse sono o non sono in grado di capire, di vivere, in una parola, di leggere, vuol dire decidere che cibi sono o non sono in grado di masticare o digerire. Fornir loro frullati di temi d’attualità, di cultura, di arte, dando loro l’illusione che si tratti di cibo di prima qualità, incentivandoli col dire che ne vendon tanto, di quel cibo, e che tanti ne mangiano, questo non è che un modo per decidere delle loro vite senza che essi se ne accorgano.
Queste scatole industriali fatte di cellulosa che si ostinano a chiamare “libri”, fatti apposta per essere divorati e digeriti immediatamente, per i quali non servono posate, al massimo una cannuccia, questi pesi senza peso, composti di capitoli della durata di dieci fermate di metropolitana, questi concentrati di luoghi comuni e aspettative soddisfatte, questi volumi senza spessore, a chi dovrebbero parlare? E cosa avrebbero da dire?
Ma soprattutto, chi sono queste masse? Lo stesso appellativo mi ripugna, e mi allontana da questi volumi fatti per loro. Eppure migliaia, milioni di individui sono attratti da questi volumi come api al miele. Sono dunque queste, le masse? O non sono invece una categoria inventata da chi trova comoda la loro esistenza? Mi domando: perché a scuola ci danno da leggere I Promessi sposi, L’Orlando furioso, I Malavoglia, all’età di quindici o sedici anni? Quando va bene ci danno Dickens dicendoci che sono libri per ragazzi. Quale quindicenne potrebbe mai cogliere la prismaticità della narrazione vittoriana di Dickens, la ricercatezza storico-sociologica e linguistica del Manzoni, la lezione di vita e di arte dell’Ariosto, il solenne esempio del Verga? Schiacciati dalla noia, gli adolescenti, a cavallo della propria freccia che punta inesorabile verso il futuro, che cosa possono capire della circolarità e dell’impasse in cui ci si viene a trovare “Nel mezzo del cammin di nostra vita”? Allora la lettura sarà un momento vuoto, fatto di tedio e di dovere. A venticinque o trent’anni, poi, a Natale arriva Dan Brown. Si divora il Codice Da Vinci in tre giorni dopo dieci o quindici anni di digiuno narrativo e ci si crede lettori, e lo si crede scrittore, e allora si compra anche il volume che qualche mese dopo le librerie sembrano volerci vendere per forza, e con aria saccente si commenta quanto Angeli e demoni sia deludente rispetto al precedente (poco importa che sia stato scritto prima).
Mi chiedo allora cosa accadrebbe se venisse fatto lo stesso battage pubblicitario per Jane Austen. Mi chiedo davvero chi, dopo aver letto la Austen, potrebbe tornare a Dan Brown. Chi, dopo aver assaggiato il filetto, tornerebbe agli omogeneizzati?
Allora, forse, le “masse” sarebbero meno masse, sarebbero occupate a togliersi quei pezzi di carne dai denti, che tendono a insinuarsi sempre di più e dunque tengono occupati, e ci fanno prender coscienza di avere i denti e di averli usati.
Credo seriamente che l’unica soluzione possibile per aiutare le “masse”, togliendole dalla loro dimensione massificata, sia lo svezzamento.


5.11.2008 3 Commenti Feed Stampa