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Prendete una giraffa.

di Stefano Sgambati

Temo di aver capito questo e cio che la violenza, da un punto di vista squisitamente estetico, bellissima. Da giorni, ormai, guardo i video degli scontri di Piazza Navona. Quelle scene mi hanno letteralmente rapito, generando in me una sensazione sempre pi strana, finch a un certo punto ho pensato che quel tipo di violenza stupenda perch gode di un’istanza estetica unica. I volti tirati sono bellissimi, la concentrazione, perfino, perch per perpetrare violenza – almeno quella di piazza, intendiamoci, di quella che sto parlando – ci vogliono grande concentrazione e passione, due elementi che sono stati propri dei guerrieri o dei grandi eserciti di un tempo e che, non a caso, esprimono indiscutibile bellezza.

Di sicuro la violenza struggente. Perfino i fascisti di Blocco Studentesco che serravano le fila davanti ai bar del cazzo di Piazza Navona, quelli che infinocchiano i turisti con birre a 12 euro, li ho trovati bellissimi a vedersi e mi sono sorpreso, mandando avanti e indietro le immagini, ad invidiarli. Ho invidiato il loro coraggio, la loro unione, s, soprattutto quella, l’unione, le grida univoche e decise. “Non indietreggiate!“, “Che nessuno avanzi! Non siamo qui per provocare!“: questo fomento mi ha fatto cambiare posizione sulla sedia, colpito, stordito, improvvisamente, da tanta ammirazione estetica, laddove una persona normale, attraversata da pensieri normali, avrebbe dovuto provare orrore, dissenso o, meglio ancora, fermarsi ad analizzare solo l’istanza ideologica di quanto stava vedendo, non quella estetica, perch quella estetica, spesso e volentieri, come la commozione, l’idolatria o l’eccitazione sessuale, pu suggerire pensieri sbagliati, falsati, di parte o, come in questo caso, peccaminosi addirittura.

Ocio: non mi sento particolarmente maschio o aitante nel dire che trovo questo tipo di violenza “di piazza” bellissima. E’ pi o meno il tipo di emozione che in voialtri potrebbe suggerire la visione di una giraffa durante un Safari: un meccanismo del tutto naturale. Prendete una giraffa. Se a voi piacciono le giraffe – e anche a me piacciono, intendiamoci, la prima giraffa che vidi allo zoo, da bambino, con quella lingua blu lunghissima, mi comunic una serie di emozioni talmente vasta che la ricordo tutt’ora, dall’orrore per quell’organo molliccio e sproporzionato dentro la bocca, e di un colore pazzesco per di pi, all’amore per il collo inverosimilmente lungo, maculato e alieno -, se a voi piacciono questi animali buffi e grandi, allora a me piace, e da morire, l’istanza estetica della violenza. Siamo pari, no? Tra l’altro, mi viene da riflettere, se a voi piacciono le giraffe, molto probabile che vi piaccia guardare le giraffe e per fare questo, poter guardare le giraffe in santa pace da vicino, anche voi, di fatto, avete avallato una violenza, la violenza di andare da una giraffa e catturarla come King Kong, portarla nel cosidetto mondo civilizzato, nutrirla di croccantini e piazzarla dietro uno steccato. Perci questo fatto di mettersi sempre l a dire nooooo allaaa violeeenzaaaaaa, secondo me, un modo come un altro per dire beebopalula o kjslksdjfldkfj; insomma, occorrerebbe forse rifletterci per pi di quei tre secondi, a proposito della violenza, ogni tanto, ed proprio quello che ho fatto io, osservando ad libitum le immagini di Piazza Navona. Ho riflettuto sulla violenza di piazza, fino a capire perch mi stesse dando tante emozioni. In effetti molto semplice: la trovavo esteticamente rilevante quanto una tela di Caravaggio. (sar un caso che i pi grandi quadri dell’umanit o sono rappresentazioni religiose o sono rappresentazioni di battaglie?)

Ogni volta che vedo giovani incazzati e violenti, dentro di me balugina un sentore di nuova speranza. Mi metto l a pensare che, dopo tutto, come gi diceva qualcun altro ben pi saggio e importante di me, stata proprio la violenza, nel corso dei secoli, a sistemare le faccende pi intricate degli uomini. Mica la pace. La pace solo una conseguenza della violenza, non un’alternativa. Proprio come una giraffa dietro uno steccato, idolo e sogno di tanti bambini, la conseguenza di una violenza e una terriricante coercizione avvenuta precedentemente a migliaia di chilometri di distanza. Si potrebbe fare un discorso simile per le Nike che abbiamo ai piedi o per il Nesquik che mettiamo nel latte la mattina: la violenza sta ovunque, atrocemente, per soltanto quella dei grandi primi piani distorti e immortalati dai giornali che crea scompiglio nelle anime dell’elettore medio; soltanto l’icona di un volto sanguinante nella folla che brandisce una mazza o un casco per la difesa di un pezzo di territorio che fa fare “no” con la testa ai lavoratori dentro ai tram. Sono solo i tifosi che si assiepano sotto le curve a scatenare l’ipocrita. Giusta o meno che sia e, probabilmente, non dico di no, la violenza strategicamente una cazzata, resta la questione della Bellezza.

D’altra parte, sentite: siamo bravissimi a frenare ogni capacit critica di fronte a un sacco di altre situazioni, una giraffa in gabbia, appunto, il nuovo modello di Nike, gli abusi certificati della Nestl; perfino dietro una rosa rossa di quelle che i bangladesi vendono a due euro nei centri storici delle citt, perfino l dietro si nasconde una scia di sangue, abusi, sfruttamenti umani e ambientali che farebbero rabbrividire il nazismo – lo so perch ci ho fatto un documentario per Rai Educational – eppure il nostro spirito critico si fossilizza, in questi casi, non agisce, ci limitiamo all’istanza estetica della cosa, cio un Luminoso Fiore Rosso che faccia luccicare gli occhioni gi belli della nostra spasimante, una graziosa giraffa la domenica mattina, eccetera eccetera, e andiamo avanti lungo i binari piccolo-borghesi della nostra proficua giornata, sentendoci al riparo dallo sguardo di Dio Onnipotente.

Invece, bum, guarda un po’, una spranga sollevata in cielo ci sconvolge, le urla dei facinorosi da stadio ci perplimono e ci fanno immediatamente fare un passo indietro per dire: ah no! Io non sono come loro!, e il bello che lo diciamo andando via camminando su scarpe Nike intessute da undicenni vietnamiti e poggiamo i piedi sull’asfalto dove i nostri Suv fanno pi morti dell’eroina. Semmai l’indomani butteremo delle pile alcaline dentro il secchio della carta straccia. Provate anche a voi a mettervi davanti a questo tipo di violenza – la violenza di piazza, quella dei centri sociali e di Blocco Studentesco, o scegliete voi quale – attivando, per, solo la capacit estetica di giudizio, non quella ideologica; ovvero mettetevi davanti a questo tipo di violenza proprio come vi porreste nei confronti di una giraffa, di un paio di Nike o di una rosa rossa e giudicate da voi l’effetto che fa. Poi, giuro, avrete di nuovo il permesso di annodarvi al collo il bel guinzaglietto da Brave Persone che vi siete scelti per fare bella figura davanti al prete la domenica mattina. In fondo siete stati battezzati.


3.11.2008 11 Commenti Feed Stampa