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Flaneur

di Ludovica Anselmo

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e niente, per te ero troppo provinciale. l’ho capito chiedendoti se avresti voluto farti una vacanza con me: -“non sarai mica una di quelle che vanno in vacanza? di’, ma la sai la differenza tra un viaggiatore ed un vacanziero?”.

allora per rimediare, ho pensato che mandarti sms in inglese sarebbe stata buona cosa per la mia immagine di donna di mondo. ma no. ero ancora troppo indietro per uno come te, metropolitano dalle mille esperienze viaggiatore, ed anzi lo ero ancora di più. villica periferica e nana, non avevo capito niente, nulla, zero: sono gli sfigati che infilano ovunque le loro anglofone citazioni. i viaggiatori non cazzeggiano con le lingue: -“ci comunicano”.

allora si, mi son messa a comunicare e per la miseria sentite qua che roba: sputazzavo parole come acido flaneur verminaio che so il cavolo cosa voglion dire ma venitemi a dire qualcosa stronzi, è la mia lingua.

non hai avuto nulla da ridire: sentirmi sparare quelle merdate incomprensibili ti garbava. e finalmente c’è stato del sesso tra di noi. dopodichè, riponendo la tua cosmopolita appendice da parte, ti sei dichiarato: -“quando ti ho conosciuta, al liceo, eri un’immatura. ora sei una donna invece”.

ho capito una cosa: le persone che durante l’adolescenza son state scassaminchia con la parola immaturo a trenta lo saranno con provinciale. non so perchè ma deve esserci un perverso collegamento.
e poi t’ho lasciato nudo e solo ma intranazionale: -”ma dove vai? perchè?”.
– “E’ il flaneur, caro. devo”.


10.10.2008 2 Commenti Feed Stampa