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David Lodge, Dura, la vita dello scrittore

di Elisa Bolchi

Copertina

Dura, la vita dello scrittore è una biografia di Henry James.
Anzi no, Dura, la vita dello scrittore, è un romanzo che ha come protagonista Henry James e che racconta degli eventi, delle amicizie, delle vicende della vita di Henry James.
Un romanzo con struttura circolare, che inizia dalla fine, sul letto di morte dello “scrittore” – sì, il protagonista alla fine muore, ma spero davvero, con questo, di non aver rovinato la sorpresa a nessuno – per poi retrocedere a narrare la vita di Henry quando era già scrittore di discreto successo per seguirne il declino, i fallimenti, gli smacchi.
Lodge ha una scrittura brillante, possiede uno humor proprio solo degli inglesi, tanto sottile da necessitare uno sforzo della vista per coglierlo ma dal sapore unico e persistente. L’intero romanzo è narrato con uno stile che si confà perfettamente all’epoca di cui narra (ovvero l’ultimo strascico vittoriano) e con un tono deliziosamente canzonatorio che ci rende amabilmente antipatico il solenne, tronfio e borioso signor James. Oltre a dipingerci in modo così allettante la vita e i pensieri di colui che è oggi, per chi si dedica allo studio della letteratura inglese come anche per chiunque provi un minimo di amore verso i grandi classici letterari, una pietra miliare della scrittura mondiale, un elemento cardine cui guardare quando si pronuncia la parola “romanzo” e quando si vuol pensare alla narrazione secondo il punto di vista dei personaggi, oltre a questo, dicevo, il romanzo ci racconta un’epoca e un mestiere.
L’epoca, come accennavo, è quella tardo-vittoriana, con una morale ancora abbastanza rigida ma nella quale iniziano a comparire delle crepe, la più significativa di certo rappresentata dalla comparsa sulle scene letterarie e mondane del giovane Oscar Wilde, che è solo uno dei meravigliosi personaggi che fanno capolino dalle pagine del romanzo (da George Bernard Shaw a H.G. Wells, da Arnold Bennett a Virginia Woolf) in maniera più o meno dimessa, tanto che ci sembra quasi di vederli agire da dietro le quinte della loro stessa vita.
Il mestiere è quello dello scrittore, che allora come oggi era difficile e poco redditizio e metteva a dura prova i nervi del povero malcapitato. Chi oggi legge, studia o semplicemente conosce Henry James per averlo sentito nominare o per aver visto una delle tante riproduzioni cinematografiche di James Ivory, faticherà a credere che quel gigante letterario, autore di opere come Portrait of a Lady e The Golden Bowl, avesse dovuto tanto soffrire, in vita, per esser letto e compreso, che avesse dovuto subire tanti smacchi, tante umiliazioni anche pubbliche per poter divenire, dopo morto, un testo obbligatorio nelle scuole. Sarà di conforto, allora, ai giovani scrittori che faticano a trovare il successo – di pubblico o di critica – sapere che anche il povero Henry dovette disperarsi, e che anche lui perse molte notti di sonno e si fece più volte i conti in tasca per capire se ce l’avrebbe fatta a continuare a scrivere per vivere.
Ciò che fece fu non cedere mai. Non cedere alle lusinghe del mercato, a ciò che gli avrebbe portato il facile successo che lui tanto sognava. Forse avrebbe voluto esserne capace, chi lo sa, ma di fatto non riuscì mai a scrivere qualcosa di davvero facile, capace di intrattenere un largo pubblico. Questo gli rese la vita difficile ma lo rese immortale. Che bella lezione da dare oggi, quando sembra che il mondo funzioni all’esatto contrario. Grazie signor Lodge per averci raccontato questa bella storia.


29.09.2008 Commenta Feed Stampa