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Memorie di un sicario, storia senza riscatto

di

l'ammazzatoreL’ammazzatore, opera prima di Rosario Palazzolo edita da Perdisa Pop, un romanzo sulla coercizione del crimine e l’impossibilit della scelta.

Lui, ammazzatore e non assassino perch l’assassino sa quel che fa – l’assassino ammazza un nemico – mentre l’ammazzatore semplicemente esegue, si chiama Ernesto Scossa, un palermitano del quartiere popolare Brancaccio che racconta, dopo la morte, la propria storia. La storia quella di un killer – no, ammazzatore – alle dipendenze di “u’ Ziu”. Per “u’ Ziu” Ernesto Scossa uccide senza chiedersi mai perch, uccide perch la normalit, uccide fino a quando capita qualcosa di sconvolgente: si innamora e inizia a vivere secondo quella che chiama la “routine”. Svegliarsi con una donna, fare colazione, lavorare, cenare, dormire insieme, a volte fare l’amore. Ma “u’ Ziu” non gradisce: non dimentica certo che l’ammazzatore lavora per lui, e il suo non un lavoro da cui ci si licenzi. Cos all’ammazzatore tocca raccontare la propria storia da morto.

Non c’ scampo nel romanzo di Palazzolo. Non c’ speranza, ogni possibilit di riscatto negata. Non c’ speranza nemmeno quando l’ammazzatore sembra poter fuggire dalla vita a cui condannato, quando si innamora della donna che dovrebbe ammazzare, donna che come ogni personaggio diverso dal protagonista rimane sempre sullo sfondo perch lui, l’ammazzatore, l’attore massimo, conosce solo s stesso e il mondo intorno sono solo comparse.
Il romanzo, molto breve, si legge in un paio d’ore ed un piccolo gioiello. Non tanto per la trama, non tanto per il finale, per quanto spiazzante, non tanto per il punto di vista del cattivo, quanto per la lingua in cui scritto. Una lingua sempre minuscola piena di errori e strafalcioni che sembra arrivare direttamente dalla mente del protagonista, una lingua perfetta a denunciare la miseria morale e intellettuale di un ambiente e di un uomo che a volte non vuole ammazzare non perch ammazzare sia male ma perch ammazzare un lavoro e lavorare non piace a nessuno. Una lingua musicale che trascina il lettore dentro la storia, che quasi lo ipnotizza. E’ una voce forte, quella di Ernesto Scossa, una voce a volte ingenua ma efferata, crudele, densa di malizia. Una voce carnale, voce della strada, e poetica come le grida della Vucciria. E anche se ne amiamo il modo di esprimersi, anche se la sua involontaria ironia affascinante, anche se subito chiaro che si tratta di una vittima, Ernesto Scossa non mai simpatico. E’ troppo misero.

Rosario Palazzolo, L’ammazzatore, Perdisa Pop
Recensione pubblicata su La Repubblica ed. Palermo del 17 settembre 2008 (pdf)


25.09.2008 Commenta Feed Stampa