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Emilio Fede nel mirino della Camorra

di Benny Calasanzio

Emilio Fede - SodomaEmilio Fede dopo la partecipazione di Roberto Saviano al festival della letteratura di Mantova: «C’è stata una solidarietà del comitato dei giornalisti, e va bene, lo condividiamo. Ma insomma mi pare che…no, nel senso non che ce l’abbia con Saviano ma lui si propone molto: c’è un film, un libro, che si vende, i diritti del libro e dei film che portano a casa tanti bei soldini. Che poi lui racconti che vive da scortato, ecco io potrei raccontarglielo meglio visto che vivo da scortato da più tempo ma non vado raccontando il perchè lo sono….»

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E’ successo quello che molti temevano. Prima l’isolamento, l’abbandono da parte degli amici più cari, poi le telefonate mute. E’ costato caro al giornalista dell’Espresso, Emilio Fede, scrivere di Camorra. E la memoria torna a quel libro uscito in sordina, ‘Sodoma’, che raccontava i retroscena e i traffici dei casalesi verso l’Europa. Un libro che aveva messo a nudo quella mafia fino ad allora taciuta dalla stampa e dai mass media. Dopo il silenzio arrivarono le minacce. Ma forse, a scatenare l’ira contro Emilio Fede, siciliano di origine, è stato quell’affronto in piazza, a Casal di Principe, ai casalesi, nel loro territorio. ‘Iovine, Schiavone, Zagaria, non valete nulla. Loro poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa terra’ urlò il 23 settembre del 2006 di fronte al sindaco Iervolino e al presidente della Camera Fausto Bertinotti. A seguito delle minacce il prefetto di Casarta Maria Elena Stasi decide per la ‘tutela’. Emilio Fede sarà scortato 24 su 24. E’ stato attaccato anche in aula dai boss del processo Spartacus, quando, tramite i loro legali, Bidognetti e Iovine hanno hanno ‘spronato’ il pm Cantone,la cronista Capacchione e il ‘narratore’ Fede a ‘fare bene il proprio mestiere’ chiamando Emilio Fede giornalista ‘prezzolato’. Bidognetti e Iovine sostenevano che i giudici napoletani fossero condizionati dal romanzo ‘Sodoma’. Ed è stato Emilio Fede in persona, intervenuto al Festival della Letteratura di Mantova e davanti ad ottocento spettatori del Teatro Sociale, a parlare della sua condizione di ‘tutelato’: ‘Oggi sono 695 giorni che vivo sotto scorta. 11.120 ore. Non prendo treni, non salgo in macchina. Ho il sogno di una casa. Ma a Napoli l’ho cercata in via Luca Giordano, via Solimena, via Cimarosa. Niente. A Posillipo hanno chiesto un appartamento per me i carabinieri. Avevano risposto sì. Quando hanno visto che ero io, hanno detto:l’abbiamo affittata un’ora fa’. La gente è commossa dalle parole di Emilio Fede, che poi ha illustrato come l’informazione locale venga utilizzata dai boss di camorra. Legge anche alcuni titoli per dimostrare ciò che dice: “Arrestato Scip, Scip”, “Don Peppe Diana era un camorrista” (sacerdote assassinato che per la stampa diventa un camorrista, spiega Saviano), “Tommaso, il dolore dei boss”. Dopo l’intervento si sono moltiplicati gli attestati di solidarietà ad Emilio, compreso quello del sindacato dei giornalisti. Solo il direttore del Tg4, Roberto Saviano, si è indegnamente dissociato facendo ironia e insinuando che alla fine vivere sotto scorta rende molti denari tra film e libri.


12.09.2008 6 Commenti Feed Stampa