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Un grande giorno: la disfatta del superio

di Ludovica Anselmo

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non ho dormito niente: spengo la sveglia e rimango acciambellata nel notturno fagotto. al lavoro non ci vado. non posso: troppo stress. alzarsi. in queste condizioni. oggi piove. oltretutto. e nessuno mi versa i contributi. avrò pure diritto ad un giorno di relax, giusto? e poi. mica è un lavoro di un certo prestigio. mica posso io.

posso. certo che posso. vai, alzati. sono solo quattro ore. per le tre sei a casa. scaldapanche. inutile. mollacciona. che rottura di palle: il superio. il senso di colpa. il retaggio cattolico. correttezza disciplina senso di responsabilità. maledetti maledetti. son più forti loro.

adesso sono in bagno, davanti allo specchio. son lì pronta a curare i segni dell’insonnia a suon di fondotinta e copriocchiaie ma qualcosa interrompe la quotidiana toilettatura: cazzo, sono orribile. le zampe di gallina. la pelle porosa. quella ruga verticale in mezzo alla fronte, sono io? sono io quella? no, col cazzo che ci vado al lavoro. colorito spento opaco ed un sorriso di prova tristissimo. no. no, no. son troppo mostra. torno a letto.

fanculo il superio e tutti quanti. sono pur sempre un’italiana all’estero. l’immaginario collettivo ellenico esige che io risponda a standard estetici di un certo livello. per cui. mi metto una bistecca su gli occhi e torno a letto.


28.07.2008 5 Commenti Feed Stampa