Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Zibaldone > Cara (nuova) Squadra

Cara (nuova) Squadra

di Bruno Ballardini

Il problema è che mi fido sempre di quello che dicono. Amici produttori, gente di cinema. Per loro non è affatto vero che il cinema italiano è in crisi. Voce fuori campo. Abbiamo registi che sono tra i migliori del mondo. Abbiamo grandissimi attori. Abbiamo sceneggiatori che tutti ci invidiano. Abbiamo questo. Abbiamo quello. Stacco. Faccio notare che in America l’industria della fiction televisiva ha superato in creatività quella del cinema tradizionale toccando vette per noi irraggiungibili. Parlo di Lost, di 24, di Heroes, tanto per fare i primi esempi che mi vengono in mente. Stacco. Primo piano. Parlo di CSI. Controcampo. Quelli scuotono la testa con sufficienza. Voci fuori campo. Ma checcazzo dici, anche noi abbiamo polizieschi di alta qualità come La Nuova Squadra. Ma dai. Dissolvenza. Una di quelle fiction italiane che non ho mai voluto vedere per paura di incazzarmi. Stacco. Voce fuori campo. Tu vedila, poi ci saprai dire. Stacco. Sono rimasto a casa per ben due serate. Due, non una. La prima e la seconda. Zoom in avanti. Primo piano. E mi sono incazzato. Stacco. Lo stile registico vorrebbe essere quello di New York Police Department, che risale al lontano 1993. Ma poi ho capito. C’è un motivo. Il montaggio aiuta a nascondere le defaillance dell’insieme. Gli stili di recitazione sono troppo diversi fra loro. Perché nella Squadra c’è gente che viene dal teatro, gente che viene dal cinema, gente che viene dalla fiction televisiva e gente che viene dal Grande Fratello. Un montaggio frammentato permette di gestire meglio la situazione. Stacco. Campo lungo per non mettere in difficoltà il vice questore. È evidente che Lisa Galantini viene dal teatro e non è ancora allenata a sostenere la macchina da presa che ti alita sul collo. Stacco. Si alterna con primi piani di colleghi più consumati, come Tony Sperandio, che reggono la baracca. Stacco. Anche Taricone regge. Stacco. C’è il primo interrogatorio. E qui, il colpo di scena: entra il vice questore sorridente, quasi materna con il giovane arrestato. Lo blandisce, lo fa sentire al sicuro. Si confida con lui. E lui si apre. Improvvisamente, a freddo, lei gli rifila il colpo di grazia e lo smaschera. Ma è The Closer! Però la Galantini non è Kyra Sedgwick e con una squadra di quindici sceneggiatori, non è possibile che ci si riduca a copiare in questo modo. Ormai è assodato: la nostra fiction è senza idee e recitata male. Flashback. Per anni ho conservato l’abitudine di assistere al saggio finale dell’Accademia di Arte Drammatica, nella speranza di veder nascere qualche speranza. Invano. Ancora oggi continuano a sfornare generazioni di attori difettati che ci metteranno poi una vita a levarsi di dosso quella maledetta impostazione. Molti di loro finiscono nel teatro italiano, dove sembra che si debba per forza recitare così. Altri finiscono nella televisione italiana dove si continua a recitare così. Stacco. Ma insomma, esistono in Italia attori che sappiano recitare come cristo comanda? Certo che esistono, ma non si vedono. Sono i doppiatori. Stacco. Primo piano di una mano che spegne il televisore. Voce fuori campo. Cara Squadra, non mi avrai mai più. La prossima volta esco. Dissolvenza. Fine.


25.07.2008 2 Commenti Feed Stampa