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La fossa comune

di Elisa Bolchi

La fossa comune, purtroppo, un titolo che spaventa, poco invitante. Dico purtroppo perch il titolo giusto per questo romanzo di Alessandro Bastasi.
proprio lindifferenza della Fossa comune che sta alla base di tutto, dei personaggi, delle volont, delle lotte sempre pi vane che si susseguono e che non portano a nulla, come le corse che facciamo nei sogni, che ci affaticano senza mai farci avanzare.

Non per un romanzo tetro o angosciante come il titolo potrebbe farci credere, anzi la prima parte scorrevole e piacevole, si sorride spesso, prima di rimanere con una sensazione sempre pi persistente di amaro in bocca, che ci fa corrugare la fronte e ci fa terminare la lettura fissando un punto vuoto e pensando allinutilit. Non del libro, che anzi una buona lettura, sebbene molto intensa e a tratti quasi faticosa (o forse faticoso stato il periodo in cui lho letto), nonostante limpeccabile veste editoriale, interamente opera dello scrittore, che non ha certo avuto editor ad aiutarlo nel suo percorso e ha invece coraggiosamente pubblicato in modo indipendente un prodotto di tutto rispetto. Linutilit dellesistenza, invece, o di alcune esistenze, come quella di Vittorio Ronca, il protagonista del romanzo di Bastasi, che vuole di pi, a cui non basta mai, che sempre in cerca, che non mai arrivato n mai soddisfatto. Tutti pregi, tutti elementi necessari a vivere la vita pienamente, ma non quando questa ricerca vana, quando il tutto si basa su fragili illusioni che non vogliamo accettare come tali.
Vittorio un sognatore, un utopista, e forse il momento pi bello e pi vero della sua vita quello in cui accetta la propria dimensione e vive da sognatore in una casa di ringhiera, accontentandosi delle proprie passioni e dividendo qualche spaghettata con i suoi amici extracomunitari. In quei momenti Vittorio vive intensamente e ha diritto di essere sognatore, ma chi sogna troppo tende a volere di pi, e cos ogni volta Vittorio si ritrova insudiciato da una realt che egli stesso ripudia, si ritrova a sognare la sua utopia ma con le mani sporche, e quindi si ritrova a desiderare altro, a desiderare di essere altrove, a non essere mai soddisfatto, insomma, a non averne mai abbastanza.
La vita semplice ai semplici, verrebbe da dire, parafrasando Manzoni. Non per il messaggio in cui crede Bastasi. Perch Vittorio, nei suoi ideali, crede: crede fino in fondo, fino alla fine. E i suoi ideali sono giusti, sono quelli di una persona informata sui fatti, colta, istruita. lo spirito del personaggio che rende vano lo sforzo.
Uno dei personaggi che ho pi amato (e credo uno di quelli che lo stesso Bastasi ami di pi) Andrej, un ragazzo russo che Vittorio incontra in un suo viaggio-fuga a New York e che rimarr elemento cruciale nella sua vita. Lho amato perch Andrej sembra possedere una cosa rara: la conoscenza. In primo luogo la conoscenza della propria sessualit, anche in una Russia ideologicamente strangolata dal socialismo reale. Ma anche la conoscenza del proprio spirito, di ci che si desidera, e quindi la conoscenza di quali si crede possano essere i propri traguardi. Lo sguardo di Andrej dolce e comprensivo, come quello di Vittorio non riesce mai a essere.
Oggi spiegavo il saggio A room of ones own agli studenti, e in particolare il passaggio nel quale la Woolf cita Coleridge dicendo che a great mind should be androgynous. Ebbene, Andrej riesce a racchiudere in s unandroginia che gli permette di essere superiore alle instancabili lotte interiori che consumano Vittorio, il quale, invece, sempre troppo concentrato su di s, su quellio che gli uomini usano tanto spesso (e la scena in cui lui fugge allaggressione lasciando la propria donna in fin di vita lo dimostra in modo drammatico).
lo stesso Andrej a rimproverare Vittorio di essere stupido, insensibile ed egoista, e in questultima parola risiede il senso ultimo del romanzo, io credo. La differenza tra Vittorio e Andrej che questi pensa in primo luogo agli altri e non a s. sulle persone che occorre investire, dice Andrej sulle persone, sul loro essere, questo s, reali, presenti, disponibili. di l che devi partire se proprio la vuoi cambiare, questa realt.
Sono parole bellissime, che non poteva che pronunciare il personaggio pi metafisico di tutto il romanzo, e che forse dichiarano la poetica stessa dellautore. Se puntiamo alla rivoluzione per ottenere ci che vogliamo noi, senza investire sulle persone, sugli esseri umani (e quindi sulla cultura, come ha fatto Andrej, costi quel che costi) non rester nulla di noi, e i nostri grandi ideali scompariranno in una fossa comune, o in una manciata di polvere, altro titolo perfetto per questo romanzo, se non fosse gi stato usato da Waugh.


16.07.2008 Commenta Feed Stampa