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Senza tracce, muto, come affonda una nave

di Nicolò La Rocca

Senza tracce, muto, come affonda una naveSenza tracce, muto, come affonda una nave
Raoul Precht
Foschi Editore
pp. 256, euro 10,50

Certe esistenze affondano come navi in un oceano. Possono essere inghiottite dai complotti, dalle ragioni dell’ingiustizia, dal pudore della solitudine. In Senza Tracce, muto, come affonda una nave, romanzo d’esordio di Raul Precht, ne sfioriamo un denso campionario: da quelle dei desaparecidos argentini, a quelle di uomini comuni rei di essersi ripiegati su una scelta personale, composta di omosessualità ed eutanasia. Nel romanzo di Precht l’eco dei fatti argentini diventa il coro di una nuova tragedia: gli attori sono Helmer un infermiere omosessuale che lavora per un’associazione che, in una Svizzera tollerante, aiuta le persone a morire; Steve, un investigatore alle prese con una vita senza ormeggi; Riveros, un fuggiasco argentino che con le sue vicende segrete comporrà in un unico disegno gli eventi sparsi del romanzo. La trama è poco più che un pretesto per lasciarsi sedurre dalle suggestioni del genere noir. Non dal genere in sé, però, che subito appare disatteso nei suoi canoni, ma dall’ossequio rituale a un’architettura narrativa che in Senza tracce… si è fatta liturgica, evocativa. La scrittura sorvegliata di Precht si concede poche fiammate di storia, e dunque in tutto il romanzo ripiega su un dettaglio, un movimento, eludendo la trama. Non rifiuta i temi del noir, ma li isola all’interno della pagina. I personaggi non sono approfonditi, tuttavia non si degradano a caratteri, ma chiamati a far parte di questa celebrazione di cui si fa carico Precht, diventano simboli di un meta-noir, di un gioco raffinato sciolto da impegni narrativi. Qui dunque il noir vive per se stesso, cupo e subacqueo come le vicende che lambisce; dei fatti non vuol dare testimonianza ma li usa per accostare le suggestioni in una partita elegante e oscura, capace di riassumere in un frammento cerebrale ciò che altri scrittori dilatano in un plot.

Recensione pubblicata su Queer di Liberazione del 6 luglio 2008


15.07.2008 Commenta Feed Stampa