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Istruzioni per l’uso

di Ludovica Anselmo

edan011.pngQuello che mi aspetto da te.

1. Non dire mai sono un tipo strano. Sono matto. Un fuori di testa, tu non puoi capire. Non farti mai il mazzo per cercare di essere originale. Nemmeno vorrei però che non te lo facessi, quindi vedi un po’ tu come fare.
2. Non dire mai che sei sincero e che, anche a costo di ferirmi, mi dirai sempre e solo la verità. Epperò neppure puoi mica ammettere in scioltezza che si, effettivamente, per la pace comune potresti anche arrivare ad omettere, manipolare, occultare la realtà. Per esempio adesso, se ti domando “Ti piace veramente il mio nuovo taglio di capelli?” tu cosa rispondi? E soprattutto, come la devo prendere io? Voglio dire, mi stai dicendo la verità perché sei un duro che non mente mai, oppure la mia acconciatura ti fa ribrezzo ma, per il nostro bene, non lo ammetteresti mai? Quale tipo di uomo sei tu? E ammesso che io decida di credere che tu sia di quel genere che dice sempre la verità, perchè così hai affermato, tu capisci, il dubbio che la tua dichiarazione in fondo sia una menzogna tipica dell’uomo che mente sempre, io ce l’avrò comunque. Dunque vedi un po’ tu come fare.
3. Non dirmi che sei coerente. Non essere coerente. Le persone coerenti sono una palla al piede, affossate dalla zavorra della propria onestà intellettuale. L’onestà intellettuale è roba da tirare in ballo per affascinare il pubblico di Gigi Marzullo. Quindi, perpiacere cazzo, tienila da parte per quando il tuo agente ti fisserà un appuntamento a mezzanotte e dintorni. Io voglio accanto a me un uomo che si lasci confondere dalla vita e che sia permeabile alle sue numerose contraddizioni. Una persona vera, insomma, non una macchina. Si. Ma anche no. Che se qui ci mettessimo in due a fare gli adolescenti inquieti, si vedrebbe ridimensionata la mia attitudine alla complessità e la nostra storia diventerebbe una puntata di Beverly Hills. Per cui, fino a quando la critica non avrà rivalutato questa serie, io ti vieto in modo categorico di fare il ganzo maledetto alla Dylan McKay. Basto io per ora. Dunque vedi un po’ tu come fare.
4. Non tracciare il profilo personale altrui con domande del tipo “Che genere di musica ascolti?” “Che genere di libri leggi?”. Anche se ho letto una volta Dacia Maraini questo non ti dà nessun diritto. Nonostante questo divieto, ricordati, quando ti domando come era la tua ex, di citarmi tutte le sue numerose letture demenziali ed anche tutti i suoi stupidi ascolti. Questo farà crescere la mia autostima ed allontanerà quel pericoloso senso di insicurezza che, altrimenti, indovina un po’ chi sconterebbe? Applica questa modalità snob ad ogni persona che non sopporto e verso cui potrei provare un, pur se vago, senso di inferiorità. Per cui, alla fine, vedi un po’ tu come fare.
5. Non essere mai, mai e poi mai, più stanco, più malato, più scoglionato di me. Non dirmi che hai lavorato di più e che sarebbe bello se ti facessi un massaggio. Queste cose, lo capisci da solo, fanno incazzare la parte di me che aspira ad una parità tra i sessi. Perchè con questa atavica propensione all’indignazione mi hanno fatto crescere. Allo stesso tempo, poichè la parità tra i sessi è un’ingiustizia -che la nostra Costituzione riconosce e garantisce un’uguaglianza sostanziale e non formale- io ho tutto il diritto di stancarmi prima e più di te, di ammalarmi di patologie che hanno a che fare con il sovraccarico ormonale ed, in definitiva, di lavorare meno di te. Quindi rispetta la mia natura morbida di donna ed ogni tanto chiedimi di farti un massaggio. Vedi un po’ tu come fare.
6. Non domandarmi mai più con quel mezzo sorriso arrogante se davvero, se veramente, se allora io credo nell’oroscopo. Ma dico io, che cosa ci avrai mai da snobbare, tu a me? Che poi, allora, mi costringi, munita come sono anche io dei miei inaffondabili pregiudizi, ad andare ad approfondire sul tuo conto. Ti chiederei, pertanto, -nonostante questo vada contro il punto 4) della presente lista ma, del resto, ritengo più importante attenersi ai dettami del punto 3) -ti chiederei delle tue letture mediocri, dei tuoi ascolti modesti. Ed alla fine confesseresti tutto: i tuoi Ligabue, i tuoi Renati Zero e le tue Susanne Tamaro. Dopodichè, abbandonando il dogma dell’incoerenza e sposando la regola che sancisce il divieto di procedere per apriorismi di cui al successivo punto 4), negherei di averti mai fatto queste domande, ripristinando immediatamente lo status quo ante. Capisci da solo che ti conviene abbozzare sulla faccenda dell’oroscopo. Ma, dopotutto, vedi un po’ tu come fare.
Io, infatti, sono una tipa gentile che cerca di non saltarti addosso come una bestia inferocita. Alla fine, amoremio, lo vedi anche tu: è tutto in mano al libero arbirio, chè la libertà è tutto.


8.07.2008 Commenta Feed Stampa