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Il lodo Schifani

di Francesca Mazzucato

Tutti parlano e scrivono, con accenti preoccupati, del “Lodo” Schifani e della sua prossima applicazione. Io, ormai annoiata, ho deciso che invece “lodo “Schifani.

Perché Schifani se lo merita. Schifani somiglia al suo nome, non al cognome sul quale arroganti ignoranti incapaci di cogliere l’aria che tira nel paese hanno fatto pungente ironia, no, al nome! Renato, ovvero re-nato, nato re, nato per essere in quel ruolo, con quel sorriso enigmatico che ricorda la Gioconda, con quel modo di fare mellifluo e inimitabile così giusto, così perfetto e così italiano.
A quella parte di minoranza residua e residuale, quella che si allarma per le norme di questo governo decisionista, questo governo del fare( e anche del dire e del baciare, baciare nel senso più ampio e più largo del termine), a parte quella che intravede un pericolo per la democrazia in certi decreti legge, un danno al lavoro della magistratura, future città militarizzate eccetera eccetera, a parte quei quattro gatti, ma credete che alla gente importi qualcosa di conflitti di interesse, leggi ad personam e altre bazzecole?
Ma no, non gliene frega niente a nessuno, della gente vera (sinistroidi caviale e champagne a parte). Sono felici. Schifani assomiglia a loro, l’Italia assomiglia a Schifani, gli umori degli italiani, della gente che vive e produce (se riesce a rimanere viva abbastanza per produrre) sono come i suoi. Abbiamo sempre creduto in un’Italia diversa. Ce l’hanno raccontata attraverso libri di storia palesemente faziosi, tutti da riscrivere, tutti da rivedere. L’Italia è da sempre un’Italia – di Renato. Un paese di persone che gli somigliano, che in qualsiasi situazione agirebbero esattamente come lui, che per gli amici farebbero tutte le cose che fa lui, di persone uguali alla nostra seconda carica dello Stato. Dare a quel progetto di legge il suo nome è un errore e una volgare storpiatura giornalistica, adesso che è presidente del Senato occorrerebbe fare una saggia attenzione prima di usare a vanvera quel suo cognome singolare accompagnato al nome che, da solo, è indicativo di un destino. Dal ventre molle e carico di borborigmi del paese, dalla parte viscerale e autentica, sappiate che a ogni decisione di Renato, arriva un forte applauso sentito che cancella i blandi, debolissimi e malandati fischi dei facinorosi, oziosi indignati e preoccupati.


26.06.2008 3 Commenti Feed Stampa