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Ci salver il “ciambellone”?

di Francesca Mazzucato

OvaroleSabato 7 giugno sono stata ospite di una rassegna dal nome interessante e anche un po inquietante, Le Ovarole, incontri con signore.
Non ne scrivo per farla conoscere o per una sorta di ringraziamento del day after : sta per terminare , sono stata una delle ultime ospiti e la serie di incontri, che avvengono a rotazione in 2 0 comuni della Romagna, al quarto anno di vita e ogni anno si amplia, aggiunge riconoscimenti e patrocini. Le mie righe non aumenterebbero nulla, e un minuetto del genere non avrebbe alcun senso, non proprio nella mia natura( come non lo stato, in certi casi, scrivere invettive di fuoco dopo la partecipazione a rassegne o a microfibre editoriali sulle quali meglio stendere un velo pietoso). Niente di tutto questo. Lincontro mi ha portato a riflettere su una cosa. Mi rimasta in testa, non c stato verso di farla andare via. Premessa. Si svolgeva in un ex macello di uno di questi comuni romagnoli partecipanti, Gambettola. Unarea in fase di restauro e riqualificazione affidata alla gestione di una associazione culturale. Siamo arrivati che non era ancora buio, le due organizzatrici stavano aiutando a sistemare i tavoli. Il paese era praticamente deserto e, per tutta la giornata, si erano alternati spruzzi di pioggia a umidit soffocante a un sole quasi irreale. Il crepuscolo era sereno ma di una malinconia terrificante. Sapete quando il cielo vi impicca? Ecco. Una roba da pensieri nerissimi, quasi da suicidio. Sono entrata e ho scambiato poche parole con le due organizzatrici, Leli Nottoli e Lelia Serra. Loro erano stanche, essendo il tutto iniziato a marzo e destinato a terminare il 29 giugno, immagino lo sforzo di tenere insieme ogni cosa: rapporti con le amministrazioni, ospiti a volte un pochino viziate, gestione degli eventi, anche solo le sedie e i tavoli da sistemare. Io ero stanca ma soprattutto stranita, mi infastidiva la vasca dove, mi hanno spiegato senza che io lo sollecitassi, devo dire la verit, veniva cotto il maiale per farne poi il sanguinaccio, una cosa che non conoscevo nei dettagli( e potevo continuare a ignorare) : un dolce in Romagna( un dolce, esatto) e una pietanza in Liguria, come mi ha spiegato Lelia Serra, genovese, attrice. Mi pareva di sentire le urla di quegli animali, di percepire la loro paura. Ho terminato da poco la lettura dellultimo libro di Coetzee Diario di un anno difficile e in un punto il grande scrittore si sofferma sulla macellazione e scrive: Un reporter con una telecamera nascosta nello zaino ha ripreso le scene del bestiame cui vengono recisi i tendini delle zampe posteriori in modo da renderne pi facile il controllo; il reporter poi diceva di avere filmato alcune scene troppo raccapriccianti per essere trasmesse di una bestia pugnalata in un occhio, col coltello profondamente immerso nellorbita..
Ecco. Ero l e queste parole mi salivano nello stomaco come un rigurgito e nello stesso tempo volevo e dovevo essere gentile, e si avvicinava lora dinizio e non cera ancora nessuno. Un disagio enorme. Ma perch mai fare tanta fatica, mi dicevo, che malinconia, che angoscia esistenziale. Le due ospiti stanche mi hanno allungato un pezzo di piadina e poi mi hanno mostrato due ceste: ciambellone, ciliegie e , in un angolo, alcune bottiglie di sangiovese. Per dopo mi hanno detto. Facciamo sempre cos alla fine di ogni incontro. Offriamo queste cose, perch la gente si fermi e parli, condivida con noi, magari brindi. Mah. Ero molto scettica. Solite cose, solite vane speranze di aggregare, di coinvolgere.
Nel frattempo sono cominciate ad arrivare tante persone ( per me pi di 50 persone a una iniziativa con presentazione di un mio libro un sabato sera sono davvero un buon risultato) . Abbiamo cominciato. Lelia Serra ha prospettato il ciambellone finale e il sangiovese. Io ero con il mio editore e abbiamo parlato, pi che altro ho parlato io, come al solito, un po logorroica e un po cabarettista nellanima, cercando di non annoiare troppo, di alleggerire, di toccare argomenti che non fossero i soliti, il consueto grattarsi lombelico ed esibirsi come a un museo delle cere, no. Vado a braccio, improvviso, piroetto. Un po di tutto, saltando, sudando anche, perdendo il filo ( gentilmente aiutata a ritrovarlo dalleditore) Vedere tutte quelle persone, signore in maggioranza ma anche signori e non pochi, era gradevole. Molto attenti e ricettivi, avevano fatto perdere a quel desolato ex macello laspetto cupo che avevo trovato arrivando, anzi, era proprio dimenticato, cerano visi, colori, abbracci, saluti, risate e molti applausi Alla fine, quasi tutti si sono fermati. Le organizzatrici hanno offerto il famoso ciambellone, ma sono andate forte anche le ciliegie e il vino. La gente non aveva voglia di andare via, si capiva. Indugiavano, mangiavano, il tutto con una naturalezza che aveva un sapore antico e nello stesso tempo inconsueto e molto bello: si parlava dei temi sollevati da me( tutta la rassegna questanno ha come motivo conduttore il corpo) e anche di altro. Si percepiva un grande piacere, non falso, non carico di minuetti, non esibito o esibizionista, di stare insieme. Nessuno, ma proprio nessuno( cosa rara, anzi diventata rarissima) mi ha parlato di romanzi nel cassetto, nessuno mi ha detto io scrivo cosa che mi aspetto sempre, anche quando vado dal droghiere, perch , come si sa, diventata comune quanto dire mi dia il prezzemolo. Durante la presentazione avevo sottolineato le difficolt delleditoria, il fatto che, quando un paese si impoverisce, quando le persone faticano ad arrivare a fine mese, la prima cosa che si taglia sono i consumi culturali. Chiaro, meglio una bella spesa abbondante che andare a teatro o che spendere 12 euro e 50 in un libro. Bene, in quellex macello era avvenuto, stava avvenendo qualcosa che aveva a che fare con lo scambio di idee, con la condivisione, con lapertura dello sguardo, con il consumo culturale nel senso pi vasto. Non influiva sui bilanci, era tutto gratis, il cielo era diventato di un bel blu luminoso e il sangiovese scorreva con piacere, scaldando stomaco e guance. Sar il ciambellone, forse, a far ritrovare il piacere degli incontri, il pulsare dello stare insieme, fuori da auto rappresentazioni, finzioni e iniziative di cellophane?


20.06.2008 17 Commenti Feed Stampa