Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Visioni > I guerrieri della palude silenziosa

I guerrieri della palude silenziosa

di Sauro Sandroni

Per prima cosa voglio dire subito che il titolo italiano molto pi cazzuto di quello originale: Southern Comfort. Ma via, Southern Comfort sembra una marca di preservativi, dai1. E siamo seri, su. Sentite invece I GUERRIERI DELLA PALUDE SILENZIOSA: cazzutissimo. Raro caso in cui la traduzione del titolo in italiano migliore dell’originale.
Bene, una volta messe in chiaro le cose importanti, passiamo a parlare del film, ch io lo so che nel paese reale c’ grande voglia di sapere cosa io pensi di questa pellicola del 1981. Adesso ve lo dico, cosa penso, e poi passo a uno qualsiasi degli altri spinosi argomenti che stanno agitando il pubblico dibattito: sono indeciso tra l’emergenza rom e il fatto che con le strisce blu a Pontedera non si sa pi dove parcheggiare. Poi dopo decido.
Il regista Walter Hill, un onesto artigiano dei film d’azione che come punto di massimo successo in carriera pu vantare il famoso I guerrieri della notte, che con il lavoro di cui vorrei parlare oggi ha pi di un’analogia, e non solo nel nome.
Anche qui, come nel cult-movie di cui sopra, ci sono un gruppo di uomini che devono attraversare un territorio ostile. Ma se I guerrieri della notte era un film di pura azione con scarsissime implicazioni sociologiche (cosa apprezzabile, direi), qui l’azione solo l’aspetto visibile del chiaro messaggio sotterraneo (ma mica tanto) che ci accompagna per tutto il tempo. La storia. Nel 1973, in Lousiana, la Guardia Nazionale degli Stati Uniti sta svolgendo un’esercitazione (La Guardia Nazionale una cosa strana, tipicamente yankee: dovrebbe essere, se non sbaglio, una sorta di esercito part-time composto da civili volontari che svolgono esercitazioni un paio di week-end al mese, addestrandosi a fare i soldati. E’ una specie di esercito di riserva, credo. La cosa di cui sono sicuro che nei film americani alla Guardia Nazionale fanno sempre fare delle figure cel cazzo: si veda, oltre al presente film, anche il primo Rambo. Non ne sono sicuro, ma non mi stupirei se in America le barzellette, invece che farle sui carabinieri, le facessero sulla Guardia Nazionale). Un gruppo di nove uomini, raccattatissimi, deve andare (mettiamo) dal punto B al punto C. Per andare da qui a l, il gruppo deve attraversare una palude. La pattuglia composta da persone normali, molto ben caratterizzate: c’ il sergente, il pi professionale di tutti, c’ il giovane ragazzo nero scapestrato, ci sono i due fascistelli guerrafondai, c’ un equilibrato normolineo (pure un bel ragazzo), c’ il grande grosso e coglione, c’ il vice-capopattuglia, ligio al dovere e incapace, c’ il soldato trasferito dal Texas, entusiasta come Luigi XIV prima di andare sulla ghigliottina, e c’ un altro nero, uno dai nervi un po’ scossi e che li avr sempre pi scossi man mano che il film procede. Ad un certo punto della marcia, il gruppo arriva ad un fiume. Lo devono attraversare, ma non ne hanno voglia, e allora rubano le barche degli abitanti del luogo: i Cajun. Mentre sono l che attraversano, arrivano i proprietari della barca, che si fermano sulla riva a guardare i ladri di canoe che si allontanano. Allora uno dei soldati, tanto per fare il simpatico, comincia a sparare sui Cajun (a salve; ma sanno una sega i Cajun che le pallottole sono finte). Grandi risate, ah ah ah. Sennonch i Cajun, che probabilmente anche gente che sa stare allo scherzo, ma evidentemente quel giorno l gli giravano i coglioni, rispondono al fuoco. Da questo punto in poi comincia una caccia serrata, con i Cajun nel ruolo dei cacciatori e i soldati, che hanno le munizioni contate, in quello molto meno ambito dei cacciati. Sar uno stillicidio.
I punti di forza di questo film sono molti. Il primo l’ambientazione. Impreziosita da una splendida fotografia, la palude la vera protagonista della storia: umida, sgradevole, implacabile, la natura selvaggia il nemico principale della nostra scazzatissima pattuglia di cittadini, che fuori dal suo rassicurante e allo stesso tempo volgare ambiente metropolitano riesce solo a mettere in risalto la propria inadeguatezza. L’altro grande punto di forza la regia. Hill riesce a dosare molto bene le scene d’azione con quelle di relativa calma, e il ritmo della storia ne guadagna davvero. Il lungo finale, poi, che arriva quando non sai pi cosa aspettarti, un capolavoro di montaggio, con la tensione che sale di secondo in secondo grazie all’alternarsi di scene diverse con il sottofondo della musica Cajun. Davvero notevole, sul serio. Infine, ci sono loro, i Cajun: non si vedono quasi mai, cosa che li rende estremamente affascinanti, ma la loro presenza si avverte di continuo, come un’implacabile spada di Damocle sulla capoccia. Quando si vedono siamo gi al serratissimo epilogo, e a quel punto di affascinante rimane ben poco.
L’unico punto debole del film sono i dialoghi, di un pacchiano imbarazzante. A momenti sono talmente posticci che ti viene il dubbio siano stati fatti apposta cos, per rendere ancora meglio la goffaggine dei cittadini-soldati in un elemento che non il loro e nel quale non gli consentito spadroneggiare (e qui sta il messaggio del film: americani, fermatevi, non siete i padroni del mondo: non siete padroni neppure a casa vostra, porco cane, pech un pugno di bracconieri riesce a farvi paura. Datevi un regolata, no? Ho sentito io stesso il film che diceva cos). O forse chiss, si tratta solo di un adattamento italiano fatto da una scimmia. Ma non credo.

Insomma, il film bello, prodotto con due lire ma infinitamente meglio di molti altri action movie a budget milionario, perch fatto con cura e non scontato n nell’ambientazione n nell’intreccio (che pure abbastanza semplice). Secondo me immeritatatmente dimenticato. Rivedevatevelo, su emule channel.

  1. e invece una marca di whisky, lo so [torna su]

3.06.2008 9 Commenti Feed Stampa