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Mai più cluster bomb

di Edo Grandinetti

[Nei giorni scorsi, i giornali italiani riportavano la notizia sulla moratoria internazionale contro le bombe a grappolo con titoli come Cluster bomb, il mondo dice basta, oppure Bombe grappolo da oggi fuorilegge. Oltre 100 nazioni firmano l’accordo. Due esempi di mezze verità. All’accordo non hanno infatti aderito Stati Uniti, Israele, Russia, Cina, India e Pakistan, che è un po’ come fare un trattato per vietare l’uso dello zucchero senza l’adesione dei pasticceri. Riporto su Cabaret Bisanzio un mio post sulla questione]

Campo Minato

C’è nell’aria uno strano morbo che spinge alte cariche dello stato a esprimersi per ossimori in materia mlitare.
Noi, per esempio, abbiamo messo Ignazio La Russa alla Difesa.
Ma c’è chi fa di peggio.

Usa: vietare bombe a grappolo compromette missioni umanitarie (Reuters).

Parliamo di armi che si aprono poco prima di colpire l’obiettivo, spargendo decine di ordigni. Alcuni di questi rimangono inesplosi sul suolo, che diventa un campo minato. Bambini incuriositi dagli oggetti luccicanti si avvicinano e, booom!, a pezzi. Usarle è un po’ come riempire un asilo nido di cloni della Franzoni.
Per questo, più di cento paesi si stanno riunendo a Dublino per una moratoria internazionale che ne vieti assolutamente l’utilizzo. Moratoria che dovrà andare avanti senza la firma di Russia, Cina e Stati Uniti, sempre magicamente uniti quando si tratta di fare puttanate.
Almeno stessero zitti. O si limitassero a dire che la guerra è bella. No. Parlano loro. E parlano di aiuti umanitari.

A questo punto, urge capire quale contorta costruzione retorica abbia utilizzato Stephen Mull, vice segretario di Stato americano per gli affari militari, per sostenere la sua tesi.

Stephen Mull […] ha detto che le bombe a grappolo continuano ad avere “una certa utilità militare” e che un eventuale divieto di utilizzarle potrebbe finire con il “criminalizzare” le operazioni militari a cui partecipano congiuntamente i paesi che dovessero firmare la moratoria insieme agli Stati Uniti.

Mettere in moratoria le bombe a grappolo significa criminalizzare chi le usa, non un’operazione militare. Basta smettere di usarle. Non mi sembra difficile capirlo.
Inoltre, quale sarebbe questa “certa utilità”, buttatta lì, alla cazzo, tra una parola e l’altra, magari biasciando dalla vergogna? Ragionando in astratto, anche la bomba atomica potrebbe essere utile, chissà. Spiegacelo, Steve.

“[…] se l’accordo passasse nella forma attualmente in discussione, qualsiasi nave militare americana sarebbe tecnicamente impossibilitata a partecipare alle operazioni di soccorso internazionale come stiamo facendo adesso dopo il terremoto cinese e il ciclone in Birmania, o come abbiamo fatto dopo lo tsunami del 2004”

Eh? E perché, scusa? Che c’entrano cicloni e terremoti ora? E l’utilità delle bombe a grappolo, ce la dici sì o no?

[…] “Questo perché la maggior parte delle unità militari Usa hanno nel loro inventario questo tipo di armi”.

Niente, non ci siamo Steve, mi spiace. Se la maggior parte delle unità militari Usa ha quel tipo di armi, è un problema esclusivo delle unità militari Usa. Basta svuotarle. Buttatele, distruggetele, datele a Bush come giocattoli per le ore di noia, ma toglietele da quelle navi e vedrete che nessuno vi vieterà di partecipare a missioni umanitarie.
Ovviamente, nessuna voce sulla “certa utilità militare”. E’ probabile che le bombe a grappolo servano ad ottimizzare le operazioni di aiuto umanitario. Ne butti un paio, stermini mezza popolazione civile, riduci drasticamente il numero dei superstiti e i costi calano a picco.

Fa rabbia, però, vedere come questa gente, per giustificare un’insopprimibile ansia di distruzione, usi espressioni come “aiuti umanitari”, “peace keeping”, “enduring freedom”. Hanno la presunzione di fotterti con le parole e, per farlo, si appropriano del tuo linguaggio. Non è un caso che Campo Minato sia diventato Prato Fiorito.


2.06.2008 1 Commento Feed Stampa