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Ufficio anagrafe

di Benny Calasanzio

“Ufficio Anagrafe. Sig. Calogero La Mendola. Comune di Santa Margherita di Belice”. Credo sia questo il posto che mi hanno indicato. Ma la porta è chiusa, magari è occupato, aspetto un po’ qui. Carino questo divano. In effetti è bello il comune, questo palazzo sembra un museo, si vede proprio che prima di essere il municipio è stato un’abitazione di nobili aristocratici. Poi sono tutti così gentili e cordiali, certo che rispetto ai burocrati padovani, quasi imbarazzano! E’ la terza impiegata che mi chiede se mentre aspetto prendo un caffé. Sono proprio a mio agio tra loro, e ancora non sanno che presto saremo colleghi. Sapevo di non sbagliare accettando l’incarico.

Adesso provo a bussare però, visto che è da un quarto d’ora che non esce nessuno e credo anche che il tono del mio monologo interiore si sia alzato perchè qualcuno si è voltato a guardarmi. Vado. “Scusi, posso?” “Prego, entrasse prego” “Oh grazie molto gentile, salve. Mi hanno mandato in questo ufficio dal piano interrato, spero di non disturbare la persona sbagliata” “A lei che ci serve?” “Sono qui per cambiare la mia residenza” “Evvabbè si sedesse nel frattempo no? Ecchè vuole rimanere in piedi tutto il tempo? Ah, lei non è di qua, ecco perché questo accento è strano, infatti dicevo ma questo del nord che vuole qui? Ma lei di dov’è? Che è di Milano per caso? Lì c’ho i miei parenti, gli zii di mia moglie, Franco e San…” “Oh no, io sono di Padova, in Veneto. La conosce?” “Come no? Bellissima Padova, quella dove c’è Santo Paolo, la cattedrale, lì ci sono stato, bella vero Padova” “Forse intende la basilica di Sant’Antonio?” “E quello, quello! Ma che fa le da fastidio se mentre lei parla io finisco questo solitario al computer? Sennò non lo finisco più, ogni due minuti entrano persone qua… Da questa mattina manco uno me n’è riuscito” “Eh… no faccia pure. Le stavo dicendo che mi servirebbe questo cambio…” “Minchia e che è un miracolo? Finalmente dopo 2 ore ci sono riuscito. Lei porta proprio fortuna! Scusi, scusi continui pure che l’ascolto” “Si, dicevo che mi sono trasferito qui da Padova e mi manca solo il cambio di residenza per” “Ma lei che è pazzo? Cioèaddire lei da Milano si vuole trasferire in questo posto? Ma che c’è sotto questione di affari per ora eh?” “ No… comunque è da Padova che mi sono trasferito, io con Milano non c’entro, e l’ho fatto perchè ho accettato l’incarico in Sicilia, visto che…” “ Evvabbè affari suoi sono, certo che ci vuole coraggio però. Ma d’altronde scelte sono, pensasse a tutti quelli che dal paese fanno il viaggio all’incontrario per lavorare”
“Eh si… certo…ma come le dicevo ho accettato questo incarico di segretario comun…” “Però pure lei per fare il segretario fino a qui doveva venire… lì al nord tutti cercano segretari, segretarie, lo scrivono pure nelle carte che appendono ai semafori, ma chi glielo ha fatto fare? Certo qua c’è il mare, il caldo, però un’altra vita è, diversa proprio” “Va bene, allora passiamo subito al dunque, le do i miei dati così può compilare il modulo” “Mamma mia oh, ma sempre fretta avete voi? Manco due chiacchiere uno può scambiare?” “No, non volevo essere scortese, mi perdoni, mi farebbe anche piacere parlare con lei ma…” “ E allora che male c’è, ma mi dica, dove vive qua?” “Ho affittato una piccola casa, in campagna, alle porte del paese, e spero di rimanere a lungo qui. Se mi trovassi bene e il proprietario fosse disposto a venderla potrebbe anche girarmi di comprarla…” “Mi ma parlasse semplice che io non è che la capisco. La campagna da noi è bella tutto l’anno, se sentisse la mattina il profumo della terra bagnata, la freschezza degli alberi al mattino. Queste cose da voi non ci sono eh?” “Ha ragione, è anche per quello che ho deciso di venir giù, voglio vivere una vita tranquilla, lontano dal trambusto, voglio avere molto tempo per me e stare in quella bella campagna può solo che farmi bene, è la mia aspirazione, non mi aspetto nulla di strabiliante dalla vita…” “E sua moglie che fa l’ha lasciato?” “Ma… veramente io non sono sposato” “No, così era per sapere, dico chissà quella signora che pensa di questo pazzo che parte e viene qua” “Ma la prego!” “No no, era per parlare, niente.. ma siete proprio permalosi eh?, altro che noialtri! E’ che voi non siete abituati a questo calore eh? La siete tutti freddi, sempre arrabbiati parete…” “Ma vede, secondo me abbiamo una diversa concezione dei rapporti interpersonali, della sfera della privacy” “Si si, quello che dice lei è, troppa concezione avete. Ma mi dica che lo dobbiamo fare solo a lei il cambiamento di residenza? Che so sua sorella, i suoi genitori non vengono?” “No, le ho detto che sono venuto giù da solo, per lavoro, e andrò a vivere da solo in questa casa di campagna. Che ne dice, può andare bene per lei?” “ Ah se va bene per lei.. certo che lavarsi i vestiti, prepararsi da mangiare, non è che bello va…” “ Ma guardi che lo faccio almeno da dieci anni, da quando ho cominciato l’università” “Mi dispiace” “Ma cosa dice? A me non dispiace affatto” “Evvabbè idee sono” “Va bene. Ok. Nel frattempo se cominciassimo la pratica risparmieremmo tempo e magari dopo ne potremmo parlare davanti ad un bel caffé…” “Bella idea, ci vuole un caffé, sono già le nove e ancora non ho fatto pausa! Troppo lavoro! Lo dico io che il lavoro mi sta facendo invecchiare troppo presto.. secondo lei quanti anni ho io?” “ Giusto per non perdere tempo… eh… ne avrà quarantacinque?” “Ecco lo vede? Invece ne ho quarantatrè, tutta colpa dello stress lavorativo è. Prima manco un capello bianco avevo, e invece ora vede qua che c’è?” “Certo è molto interessante, ma le credo sulla parola, giuro”
“Aspetti che chiamo il mio collega e prendiamo questo caffè” “Ma io dicevo dopo” “ Prima o dopo che cambia, dopo un ora di lavoro la pausa ci vuole o no? Pronto? Giovanni? Scendi che andiamo al bar… no andiamo adesso che poi devo fare un favore ad un mio amico del nord. Contento?” “Guardi quasi emozionato… andiamo, ma solo per dieci minuti, ho tante di quelle cose da fare…” “Va bene va bene. Ecco vede, è arrivato pure Giovanni, lui è netturbino diciamo” “Ma quello in fondo?” “Si lui è” “Ma è in vestito in modo elegante se vedo bene” “Ecchè deve essere nudo? Voi al nord come lavorate in mutande?” “E’ che da noi i netturbini magari sono un po’ più casual…” “Che cosa sono da voi? Non è che lui lavora sempre da netturbino, aiuta anche qui, porta le pratiche da un ufficio all’altro, va a prendere i caffè, guida la macchina al sindaco, insomma si guadagna il suo pane và” “Si, vedo infatti.” “Ciao Giovanni lui è … com’è che si chiama? Già lo scordai.” “Non gliel’ho mai detto in realtà, comunque io sono Marco, piacere signor Giovanni” “Buongiorno, ma che è di Milano lei ah?” “Giuro che non sono di Milano, sono di Padova” “A quella dove c’è la cattedr…” “Si dove c’è la cattedrale di Santo Paolo signor Giovanni”
“Ma che è agitato per caso ah?” “No Giovanni proprio così sono questi del nord, sono freddi capisci, non è che sono come me o te va, è proprio diverso su! Venga Signor Marco che c’andiamo in macchina” “ Ma non è quello di fronte il bar, scusi?” “ Si, ma c’ho la macchina qua davanti, epperchè l’ho comprata sennò, per andare a piedi? Ma come ragiona signor Marco!” “Eh si, ha proprio ragione scusi” “No niente” “Ma guarda tè” “Cosa?” “Niente, niente, basta che facciamo in fretta”.
“La piace questa macchina signor Marco?” “Beh, è carina, nuova…” “L’ho comprata da poco da un amico. Che fa la vuole venduta?”Ma scusi non ha detto di averla appena comprata?” “Per gli amici questo ed altro” “Guardi la ringrazio ma nonostante sia una bellissima macchina gliela lascio volentieri, piuttosto scendiamo, visto che il bar è qui, prendiamo questo caffé e torniamo a fare il mio cambio di residenza.” “Come dice vossìa!” “Chi?” “Lei” “Ah”.
“Che prendi tu Giovanni? Per me un caffè” “Io un’arancino prendo… e una tazza di latte và. Signor Gianni anche lei uguale? “Mi chiamo Marco, e prendo solo un macchiatone” “ Dottore ma che dice il vostro amico? Non si fanno queste cose da noi… ma che è un cappuccino per caso?” “Si si, va benissimo un cappuccino”
Non ci posso credere. O è tutto uno scherzo o…o che razza di posto è questo?!
Sono già le nove e mezza e ancora devo andare a firmare il contratto d’affitto, andare dal commercialista e ottenere questo dannato cambio di residenza!
“Che diceva?” “Oh nulla pensavo tra me e me?”
“Tenga, quanto costa il cappuccino?” “No, tutto a posto, poi passa il dottore a pagare” “Bravo il barista, vedi che lo sai! Signor Marco mettesse via i soldi che pago io per tutti” “Ok, come dice vassia” “Chi? vossia!” “Ah”.
“Vabbè Giovanni noi andiamo, ci vediamo dopo in ufficio” “Ci vediamo dopo allora, buongiorno signor Gianni” “Mi chiamo Mar…ma và.. buongiorno, buongiorno”
“Ma perdoni la mia curiosità, dottore in cosa mi scusi?” “Ma chi io? Nooo, mi chiamano dottore così, io la terza media c’ho signor Marco” “Ah certo, capisco”
“E’ un brav’uomo Giovanni eh?” “Ha anche una grande memoria a quanto vedo…” “Ma che dice?” “Nulla nulla”.
“Ma mi dica lei come andrà in giro in paese, a piedi?” “No, ho comprato una bicicletta in un negozio qui vicino” “E che cosa ci deve fare con una bicicletta?” “Devo pedalare” “Ah, ma per lo sport!” “In realtà io volevo andarci anche a lavoro se non avete nulla in contrario” “No no, è che qua non le usiamo quelle cose” “Ma cosa scusi?” “Le biciclette” “E’ vero, voi avete comprato le macchine, mica potete lasciarle spente eh?” “Ecco vede che mi capisce! Lei intelligente è però eh?” “Non le sembrava eh?” “No io niente dissi”
Non so se ridere a crepacuore o se piangere e strapparmi i capelli. Sono venuto per un pezzo di carta straccia ed è da due ore che parlo con uno che non capisce neanche quando lo prendo in giro e che sta riuscendo davvero a portarmi sull’orlo di un esaurimento nervoso.
“Che fa entriamo di nuovo nel mio ufficio?” “ Io direi di si, lei che dice?” “ Si pure io” “…”
“Cosa?” “Nulla”.
“Si sedesse che devo chiedere una cosa alla mia collega, arrivo subito”
Finalmente si è dato una mossa mister “ la burocrazia non esiste”, io davvero non ho mai visto nulla di simile, sembra di essere perennemente nella dimensione del grottesco, come se tutto fosse in realtà l’ambientazione di una candid camera e tutti ne fossero attori, già, tutti alle mie spalle.
Spero solo di fare tutto in fretta e uscire di corsa da qui e andarmene ad almeno dieci chilometri da quest’uomo infernale; magari non sono tutti come lui in realtà, certo che però come inizio non poteva andare meglio eh? Se il buon giorno si vede dal mattino sarà una giornata indimenticabile”
“Ecco, allora torniamo a noi! Mi dia tutti i suoi documenti che diamo un’occhiata. Questi dove glieli hanno fatti , a Milano? “No, a Pad… si a Milano” “Ah ma proprio tutto c’è eh? Mhii a momenti pure le analisi di sangue mi portava! Lì siete proprio precisi, ma mai sbagliate?” “Rimarrà sconvolto ma non ho idea guardi” “Ah no?” “Eh no! Sono desolato mi scusi” “No si figuri” “…”
“Bene, qui ci sono tutti i suoi documenti, ma ora può dirmi di preciso cos’è che deve fare?”
“Ma è da stamattina che glielo ripeto: devo cambiare la mia residenza, da Padova a Santa Margherita di Belice. Crede sia possibile o avete bisogno di un referendum confermativo?” “Certo che la può fare, certo, ma non qua” “Ma cosa sta dicendo?” “Eh! Non è che questo è l’ufficio anagrafe” “Ma la targhetta fuori l’ho mica attaccata io?” “Ah lei l’ha attaccata? Comunque l’ufficio si è trasferito da un anno, questo l’ufficio elettorale è” “Ma è da un’ora e mezza che le vengo dietro dicendole che devo far il cambio di residenza, poteva dirmelo che l’ufficio non era quello giusto no?” “E lei mica me lo ha chiesto, lei cosa doveva fare mi disse. Anzi, mi scusi, le ho fatto compagnia per un po’ ma adesso se non ha più niente da fare qui che fa mi lascia lavorare per favore che ho tante cose da fare?” “Lei sta scherzando vero?” “No, davvero, guardi devo compilare questo modulo poi..” “Mi ascolti bene adesso. C’è un modo legale per avere il mio maledetto cambio di residenza prima che io sia morto? Cosa devo fare? Cosa? Da chi devo andare?” “Morto? Eccheffà deve morire per adesso? Ma che si sente male? Comunque.. chennesò io, mica mi faccio gli affari degli altri. Questo ufficio elettorale è, a me questo basta! Ma prima non diceva ufficio anagrafe?” “Di solito al nord è questo ufficio che si occupa di ciò! Lasciamo perdere, può dirmi almeno dove sarebbe l’anagrafe?” “Lo hanno trasferito nel palazzo di fronte. La accompagno in macchina se vuole” “No, stia fermo per dov’è, la prego, dimentichi la mia faccia e scordi il mio nome” “ Avanti signor Gianni non faccia così” “Ecco, benissimo”
Sono tentato ad imbottirmi di tritolo e farmi esplodere addosso a quell’imbecille! Se racconto questa storia fanno un film! Non è umano tutto ciò! O è dio che si sta prendendo particolarmente cura di me o devo avere proprio io un culo della madonna ad essere sempre al posto giusto nel momento giusto.
Ok, quello è il palazzo, quella è la portineria e quello è un portiere. Non possono esserci due imbecilli nel raggio di cinquanta metri. Adesso lui mi accompagnerà a due centimetri dall’eroe che deve farmi la grazie del cambio di residenza e poi andrò a ringraziare personalmente Dio.
“Buongiorno, guardi, dovrei avere urgentemente un documento molto importante, potrebbe accompagnarmi per favore all’ufficio anagrafe?”
“Si, va bene. Venga che l’accompagno.” Oh mio dio, non ci posso credere! Stiamo per farcela!. “Ma mi dica, che è di Milano lei?”
“De chel porco del…”
“Ah questo di Padova è, dove c’è la basilica di Sant’Antonio… però senza arrabbiarsi un caffé prima d’andarsene lo poteva prendere… boh… se lo sanno loro come sono fatti lassù”


27.05.2008 1 Commento Feed Stampa