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Io ce e il sale della vita

di Nicolò La Rocca

ilsale.JPGDa io e cecilia service pack 1 di Fabrizio Venerandi

Accendo la televisione e c’è un vecchio che mi dice che devo essere ottimista, che l’ottimismo è il sale della vita, e io penso che se anche a me l’unieuro mi pagasse per fare pubblicità cretine, sarei ottimista e sorriderei a tutti quelli che incontro per strada, voglio dire, fare cose cretine e essere pagati credo sia più appagante che fare cose complicate e faticose e essere pagati, i cretini sono più felici.

Spengo la televisione e sospiro, vado in salotto dove c’è niccolotto davanti all’imac tangerino che guarda intontito winnie the pooh: così è per i bambini, appena accendi il video, loro si spengono. E’ immobile, sguardo fisso a vedere le gesta di questo orsacchiotto con evidenti ritardi psicomotori che si agita nello schermo colorato dell’imac in un tripudio di marchi disney, che manco le vacche nel far west. Sembra quasi che la disney abbia paura che qualcuno si dimentichi che winnie the pooh se lo sono comprato, o che topolino è un loro dipendente, e ci mettono come prezzemolo il loro marchio che -da solo- è portatore di valore.

Di questo si accorge il silenzioso genitore che -al primo piano interrato di prenatal- tiene in mano alla cassa un orrendo berettino di jeans con sopra una faccia che assomiglia vagamente a quella di winnie the pooh, sormontata dall’immancabile marchio disney, e questo sciatto berettino il cui costo non dovrebbe superare i due o tre euro, acquista un entusiastico plusvalore dovuto al suddetto marchio disney, e quindi il genitore inghiotte saliva gelida cedendo alla cassiera la bellezza di sedici euro, circa trentaduemilalire, per un robo orrendo che sicuramente il niccolotto perderà all’asilo nido il giorno dopo.

Ma il genitore sorride, perché è ottimista perché l’ottimismo è il sale della vita.

E dentro all’imac winnie the pooh dice ‘rabbia’ e dice che il senso della vita è mangiare tanto miele, e niccolotto guarda senza mai battere le palpebre.

“Gli si asciugheranno gli occhi” penso, e in silenzio, faccio finta di essere altrove, accendo il fido powerbook duo, lo attacco alla ethernet, apro un programma per collegarmi all’imac tramite ssh, faccio un bel comando unix che ho imparato a memoria per vedere i processi aperti, processi vuol dire applicazioni in senso vasto, trovo quella del dvd player e digito il secondo comando unix che ho imparato che si chiama ‘kill’, e improvvisamente il dvd player si chiude e niccolò si riscuote, come se si svegliasse da una letargia benefica.

“Oh!” faccio io. “Finito!” esclamo cercando di tornare in possesso dell’imac, il problema dei sistemi operativi grafici è che anche un bambino potrebbe usarli, e niccolò è un bambino e pensa che siano fatti apposta per lui, insomma, ho sempre l’impressione che prima o poi qualcuno avrà l’idea di fare un sistema operativo che anche un *adulto* potrà capirlo e tutti guarderemo i mouse, i disegni di piccoli hard disk sul monitor che saltellano, la freccia nera che si sposta faticosamente di centimetro in centimetro e ci renderemo conto che per anni ed anni abbiamo usato la tecnologia più estrema con la stessa mentalità con cui si usano i lego, o i gessetti colorati, e ci sentiremo terribilmente idioti.

Comunque adesso è il mio turno di essere idiota, quindi sposto delicatamente il niccolotto per terra e dico che ora tocca a papà, che papà deve scrivere una lettera, e mio figlio, che di solito ingaggia una battaglia per il possesso che si conclude con lacrime e guancie rosse, stranamente si defila nella sua cameretta e inizia a trafficare tra le sue cose e io sospiro e cerco il server ppp e non lo trovo.

Se c’è una cosa che odio è quando cerco il server ppp e non lo trovo, perché anche quando lo trovo non è che io lo trovi effettivamente, cioé se lo trovo dico è andata, è una grazia divina amen, se non lo trovo non so come cercarlo, insomma resto a cliccare con quest’ansia nello stomaco di qualcosa che invisibile che ogni tanto lo trovo ogni tanto no, e adesso no.

Intanto il niccolotto esce dalla sua stanza e dice papà giusta, che sono ancora indeciso se si tratti di un generico “papà è uno che aggiusta”, o “papà, cazzo, aggiusta”, ma conoscendo la madre credo sia il secondo.

Papà sottoscritto abbandona lo schermo vitreo dell’imac, sospira e osserva cosa tenga tra le mani il niccolotto e il niccolotto ha una copia della musicassetta “tutti amici con winnie the pooh”, cassetta che il padre venerandi conosce praticamente a menadito e di cui è costretto spesso a cantare saltellando all’unisono con il niccolò qualcosa il cui titolo è “se hai scritto nel tuo viso/ che la vita ti ha sorriso/salta e batti le manine insieme a pooh”, e ogni volta il venerandi alle parole “se hai scritto nel tuo viso/che la vita ti ha sorriso”, vede a mezz’aria il volto del vecchio che dice “benvenuto nell’era dell’ottimismo!” e sente un brivido lungo la schiena e si tocca le palle di nascosto.

Ma questa volta il venerandi sorride osservando il lungo nastro della suddetta cassetta che svolazza allegramente nell’aria, come un festone cinese, e mostra chiaramente di essere staccato in due parti distinte.

“Oh, si è rotto” dice il padre fingendo grande dolore. “Irrimediabilmente” aggiunge tirando su con il naso, ma il niccolotto non è per niente convinto e dice di nuovo papà giusta e apre la seconda mano e nella seconda mano c’è un profilattico.

Chiuso grazie al cielo.

“Uh? Si è rotto pure quello?” chiede tra sé e sé il padre, meglio prima che dopo.

Ma il niccolotto fa no no con la testa e dice papà giusta, e fa una specie di mimo in cui fa vedere come il padre dovrebbe aggiustare la cassetta di winnie the pooh con un profilattico, cosa peraltro improbabile, finché il padre sottoscritto, dopo una serie di mimi bambineschi sempre più impressionanti, ha una illuminazione e capisce che il niccolotto- ingannato da una sanitaria piccola croce rossa sulla confezione del profilattico- lo ha scambiato per un cerotto.

“Cerotto!” esclama il padre raggiante, e “sci!” risponde il niccolotto sorridendo, un bagliore comunicativo, un po’ come dopo mezz’ora di looking for ppp server, appare quella sfilza di messaggi rassicuranti e poi le finte lucine verdi e rosse che ci dicono quanti byte viaggiano tra analogico e digitale: insomma la tanto agognata comunicazione generazionale.

“Ma non si può aggiustare” dico io indicando il nastro, “è rotto rotto, di quelle rotture da cui non ci si salva” aggiungo e alle prime lacrime del niccolò mi sento in colpa, e aggiungo che non deve piangere, che deve essere ottimista, e essere ottimista in questo caso vuol dire che papà comprerà una nuova cassetta di winnie the pooh e penso che ottimismo ultimamente vuol dire rendere più felici i dipendenti disney.

In quel momento entra in casa cecilia, molla il casco sul tavolo liberando i suoi biondi capelli e resta immobile a fissare l’immagine di io padre in ginocchio vicino a niccolò figlio che porge al padre un profilattico. “Quindi -concludo ad alta voce come se stessi continuando un lungo discorso- se vuoi un fratellino non devi bucare solo questo, ma anche tutti gli altri!” e mi alzo e accarezzo la testa di mio figlio che non capisce più niente e si gira perplesso verso la madre la quale, dal canto suo, inizia a digrignare i denti, e se ne va in cucina.

Il niccolotto resta a guardare me, poi guarda il corridoio buio in cui si è infilata la madre, e poi mi strappa dalle mani cassetta e profilattico e corre verso la cucina urlando “mamma giusta!”

‘Traditore’ sussurro tra me e me vedendolo scomparire, e torno ad osservare il video dell’imac che continua non trovare il server ppp, butta fuori finestre di errore che si sovrappongono le une alle altre come stupidi fogli in una fotocopiatrice inceppata, e io cerco di dare coraggio al macintosh, dài, gli dico, dai che alla fine lo trovi questo ppp, e passo anche una mano sul curvilineo case arancione, come per accarezzarlo, in realtà lo faccio per scaldarmi le mani il riscaldamento è spento, per pessimismo.

Mentre sono lì che parlo con l’imac torna in sala il niccolotto, non mi degna di uno sguardo, si infila nella sua cameretta, e poco dopo ecco che arrivano le note rassicuranti di winnie the pooh che gli dice che se ha scritto nel suo viso che la vita gli ha sorriso deve battere le mani, e lui le batte.

“Ne avevi due di cassette?” chiedo stupito alla madre che entra in scena trionfante e lei dice cretino, lo ha aggiustato, il nastro, e mi spiega che i nastri delle cassette hanno la parte di silenzio che è attaccata al nastro vero e proprio con un po’ di sputo di colla che si stacca di niente, ma basta metterci un po’ di scotch e regge meglio di prima.

“Ma brava!” faccio io con tono sarcastico. “Ma brava! Facciamo del retrocomputing con le musicassette? Ci diamo al recupero roba guasta? E l’ottimismo dove lo mettiamo? E il sale della vita?” le chiedo sequenzialmente mettendo le mani a piramide, e le spiego del vecchio e del fatto che secondo me comprando due cassette avremmo aiutato l’economia italiana che ne ha tanto bisogno.

Cecilia non mi risponde e mi manda via dall’imac con un colpo di culo.

“L’ottimismo io ce l’ho nelle mani” mi risponde facendo un gesto come magico nell’aria, e con il mouse clicca su connetti, e l’imac si connette subito al server ppp e internet scorre tutto in casa nostra, come una grande zaffata, come un mare di aranciata.


26.05.2008 Commenta Feed Stampa