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Nel processo Falcone c’è un aereo nel cielo che vola mentre che scoppia la bomba

di

castello UtveggioSignor Presidente buongiorno.
Mi scusa se posso restare seduto perché sono un pochettino maluccio con la mia salute.
Signor Presidente le voleva dire che io in questo processo mi domando e ci domando che ci sto a fare perché io praticamente quando è successo queste stragi di Firenze di Roma di Milano, io sono stato arrestato il 15 gennaio del ’93. Lì appena mi hanno arrestato mi hanno portato nell’isolamento a Roma e quindi non aveva contatti con nessuno, sparti delle telecamera dietro le porte dietro le feritoie, mi hanno messo le guardie penitenziarie. Quindi per cinque sei anni sempre ho avuto questa situazione. Per i primi mesi – qualche sette otto mesi fino versa il mese di luglio – io non sentiva televisione non aveva giornali non sapeva se era vivo o se era morto ero isolato da tutti quindi che cosa succede? Che lei non può fare ‘sta accertamenti o chi per lei che io ero tenuto in queste condizioni?

Ecco perché io mi domando ma io perché sono imputato in questo processo? Allora mi si dice in primo tempo mandante. Poi mi si dice in un’altra maniera. Ora all’ultimo sento che nella sentenza si dice ideatore, mentre io sono un ideatore, condannato ideatore.

Però signor Presidente, la verità è che forse allo Stato servo da parafulmine perché tutto quello che succede in Italia e che è successo in Italia all’ultimo si imputa a Riina. Riina è il parafulmine e Riina sta bene per tutte le pietanze e per tutti li processi che si vengono fatti a Riina o i compagni di Riina.

Quindi che cosa succede? Che io ci parlo di questa situazione di qua di Firenze ma se io sono lì che non ho contatti con nessuno a chi lo mandai a dire? Come lo mandai a dire? Come sono ideatore? Come la ideai?

Allora se si cerca in quello di Mazara, il pentito, che dice: va be’ ma Riina abitava a Mazara, Riina abitava. Ma questo Sinacori che dice che Riina abitava a Mazara dice delle bugiarderie dice delle cose che non sono vere perché a Mazara, signor Presidente e signori della corte, c’è un mio fratello che s’è fatto fidanzato nel ’72 s’è sposato nel ’74, ha abitato sempre a Mazara, ha la famiglia sempre a Mazara, mio fratello è mazarese perché abita lì quindi io da latitante come stava a Mazara o faceva il mazarese? Sono tutte cose inventate di questo signor Sinacori e cose.

Poi ci sono il discorso dell’altri processi. Per dire io mi trovavo nel processo Falcone. Nel processo Falcone c’è un aereo nel cielo che vola mentre che scoppia la bomba. Quest’aereo non si può trovare di chi è, e allora quindi si condanna Riina perché certamente Riina a compierlo.

Mi troviamo nel processo di Borsellino. Lì sul Montepellegrino c’è l’hotel (nda: in realtà Castello Utveggio), nell’hotel ci sono i servizi segreti quando succede che scoppia la bomba, i servizi segreti scompaiono però non vengono mai citati perché si condanna a Riina. L’Italia così è combinata.

Cioè quando Scalfaro dice “io non ci sto” io gli debbo dire signor Presidente io non ci sto io non ci sto a queste condanne così queste sono condanne di Stato fatte a tavolino non sono condanne perché si cerca la verità perché io ho commesso questo delitto o ho fatto commettere questi delitti. Sono delle cose, delle trovate assurde. Perché se lei vede il Di Carlo viene creduto quando accusa a me o quando accusa ad altri ma quando il Di Carlo dice che andarono a trovarlo nel carcere dell’Inghilterra i servizi segreti americani e quelli israeliani e quelli dell’Inghilterra perché volevano aiuto per uccidere a Falcone lui ci ha nominato a suo cugino quello che venne a trovare poi impiccato nel carcere di Roma (nda: Antonino Gioè). Quindi che cosa succede? Che il cugino, poverino, si è messo a disposizione però poi ci ha lasciato le penne. Questo qua ci andava a trovarlo il terrorista per commettere delitti che questo terrorista si cita l’avvocato mio Cianferoni e altri lo citano per essere citato però non si deve citare questo testimone perché era mandato dai servizi segreti, era mandato del colonnello Conforto che oggi è generale.

C’è tutta una situazione, per dire. C’è Brusca che dice che alle Boboli fece mettere un proiettile, Riina non sapeva niente Però tutte cose vanno avanti signor Presidente. Quando l’avvocato cerca o chiede il testimonio del figlio di Ciancimino, il figlio di Ciancimino non è stato mai citato non è stato mai sentito. Perché non si deve sentire il figlio di Ciancimino che era in contatto con il colonnello dei Carabinieri e l’allievo di quelli che mi hanno arrestato? Perché questo Ciancimino che collaborava con ‘sto colonnello non ci dice o non ci viene a dice il perché cinque sei giorni prima l’onorevole Mancino ci dice Riina in questi giorni viene arrestato. Ma a Mancino chi ce lo disse cinque giorni prima che io veniva arrestato?
E allora ci sono questi signori che mi ha venduto? C’è chi mi ha venduto. E allora cercare la verità che è che significa commettere delitti. La verità sta bene a tutti, signor Presidente, può stare pure bene a me, ma perché mi si deve condannare a me delle cose che io non so non ho commesso e non ho fatto?
Io signor Presidente ringrazio a lei e alla corte per avermi sentito però mi sento la persona additato per dire tu sei il “tu sei il parafulmine dell’Italia! Tu devi pagare il conto di tutti!”. E io sono qua, malato e malandato eh. Ci affidiamo alla volontà di Dio. Che Dio può pensare anche per tutti i parafulmine dell’Italia, tu devi pagare il conto di tutti.

Totò Riina al processo per l’attentato fallito all’Olimpico.
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23.05.2008 3 Commenti Feed Stampa