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Il corruttore un avvocato romano

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il corruttoreIl corruttore un avvocato romano, Vittorio Tanlongo, abile a perseguire i propri scopi con ogni mezzo. Ha costruito la sua fortuna sulla capacit di acquistare le coscienze. Ha corrotto politici, con i politici non cera quasi piacere. Spesso si offrivano di essere corrotti prima ancora di sapere perch, funzionari, burocrati, arbitri. E riuscito a spingere il Messico in semifinale di coppa del Mondo grazie a un rigore concesso al quinto minuto di recupero.

Tanlongo ha una moglie, Elisa, e tre bambini. Elisa non sa o non vuole sapere degli affari del marito. La loro una famiglia da Mulino Bianco. Quando sognava di fare lamore era sempre con Elisa. Vittorio era convinto di essere lunico marito a sognare di andare a letto con una donna che gi aveva.

L’incorruttibile il direttore siciliano dei Beni Culturali, Ruggero Pietrasanta. Un uomo che sa che a Palermo non si possono frequentare salotti. Anche Pietrasanta ha una moglie. Livia una commerciante in crisi e vive di recriminazioni: desidera una vita agiata che l’onest del marito non le consente. Desidera una grande casa nel quartiere Matteotti, ma vive in periferia.

Sul contrasto fra i due uomini e le loro famiglie vive il romanzo di Ugo Barbra. Un noir lungo ma denso, con un intreccio ben costruito: il permesso per la costruzione di un aeroporto deve passare dalla scrivania di Pietrasanta. Tanlongo chiamato a Palermo da professionisti vicini a Cosa nostra per convincere il direttore a firmare. La strategia dellavvocato romano sembra quella giusta: sedurre Livia. Farle sentire il profumo del lusso che lei desidera. Non ha fatto i conti, per, con un ostinato capitano della Finanza che indaga su di lui e con un passato che torna prepotente. Il passato sono le colpe dei padri. E nelle cinquanta pagine finali, dove ogni cosa si risolve con un ritmo da thriller, che tutto crolla. Vittorio Tanlongo per la prima volta si trova di fronte al fallimento, e questo, nella sua vita, provoca un cataclisma.

La storia ambientata fra lussuosi studi legali di Roma e una Palermo citt di bottegai descritta con ferocia. Palermo dove non conta la sostanza dietro limpalcatura, ma la superficie delle cose. Palermo dove tutto recitato secondo un copione le cui regole sono note a tutti. Dove la vita di societ segue un canovaccio inviolabile fatto di bluff e pupiate. Una citt di messe in scena alle quali si prestano tutti: dal sottoproletariato alla nobilt. Una realt teatro di cui Tanlongo presto diventa prigioniero. Alla fine Palermo, pi che Pietrasanta, a sconfiggerlo.

Nota di stile: Ugo Barbra utilizza spesso, con maestria, lo spostamento del punto di vista: ci fa vivere la stessa scena vista da pi personaggi. Unico appunto: la presenza di molti flashback che interrompono la trama. A volte, non se ne sente la necessit. E un dettaglio: il corruttore rimane un bel romanzo dove ogni personaggio sembra correre verso la resa dei conti, un libro sulla voglia di fuggire al proprio destino e sull’impossibilit di farlo.

Ugo Barbra, Il corruttore, Piemme
Recensione pubblicata su Queer di Liberazione del 18 maggio 2008


19.05.2008 Commenta Feed Stampa