Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Zibaldone > Tra le rovine di Gomorra

Tra le rovine di Gomorra

di Filippo Bologna

images-1.jpg
Ci sono film che segnano, altri che lasciano il segno. Gomorra uno di questi. Il film che Matteo Garrone ha tratto dal best-seller internazionale (basta digitare Saviano su www.youtube.com per rendersene conto) unopera di rara potenza. Dopo anni di ombelicalismi e carinerie, dopo infiniti dibattiti e rinvii a giudizio per il cinema italiano – giudizio che rischia di cadere in prescrizione – arriva nelle sale un film che una sentenza: il cinema italiano vivo, e lotta con noi.
Chi sono questi camorristi dai nomi impronunciabili come personaggi manzoniani? Chi sono questi imprenditori del crimine che hanno fondato imperi transnazionali ed economie di scala? Sono alieni venuti da un altro pianeta o sono solo ragazzi come gli altri che non hanno avuto le possibilit che hanno avuto gli altri? Alieni, nella meravigliosa sequenza dapertura, sono certamente alieni. Sotto la doccia di luce bluastra di un solarium che sembra la cabina di unastronave, si presentano allincontro ravvicinato con lo spettatore. Cos si apre Gomorra, con questo attacco fantascientifico sospeso tra Kubrick e Alien, unopera tanto singolare da non somigliare a niente, nemmeno agli altri film di Garrone. Ma dallo spazio si torna subito sulla terra, quando gli alieni vengono crivellati di colpi. Sono quelli i veri titoli di testa del film, molto pi del lettering pop anni sessanta della locandina.
Garrone e il suo plotone di cosceneggiatori (Braucci, Chiti, Di Gregorio, Gaudioso, Saviano) sono riusciti ad adattare un libro difficile, un romanzo che non un romanzo. Loperazione riuscita perch lequipe ha avuto il coraggio di tentare unintervento rischioso ma necessario, aprire il paziente per estrarne il cuore: i personaggi. Del libro si salvato quindi la cosa pi bella (drammaturgicamente parlando) per innestarla nel tessuto di una sceneggiatura apparentemente slegata, che si ricuce per nellunit della visione, nel territorio dello sguardo di un autore che finalmente ha unidea, la sua idea, di cinema.
E in questa terra di nessuno, nello spazio abitabile dellinquadratura, che si incontrano i personaggi di Gomorra. Il sarto Pasquale, uno straordinario Salvatore Cantalupo che a tratti ricorda il superlativo Ulrich Mhe de Le vite degli altri, Ciro e Marco, i due ragazzini che giocavano a fare i gangster ma i gangster non giocavano con loro, lex cassiere della camorra Toni Servillo diventato ormai imprenditore, il donabbondiano ragionier Ciro (Gianfelice Imparato), il piccolo Tot (Salvatore Abruzzese), pedina innocente di una sanguinaria guerra tra clan, tutti i personaggi di Gomorra si incontrano nella frontiera disperata delle Vele di Scampia. Uno spazio cinematografico, che putroppo reale. Perlomeno da quando uscito il libro di Saviano, perch ci di cui i media non si occupano, come se non esistesse o non fosse mai esistito. Garrone in assoluta controtendenza di fronte a un cinema sempre pi isterico e tarantiniano, non adotta un ritmo serrato da gangster movie, non rompe il tempo della rappresentazione, preferisce tenere la macchina a spalla, e brandeggiarla come una pistola a destra e sinistra piuttosto che ricorrere alla frenesia del montaggio, indaga volti e ambienti senza nessun moralismo, cemento e carne, rosso e grigio, quando la vita di un uomo non ha pi valore diventano solo colori, superfici, campiture. Nessun moralismo nello sguardo del regista, nessun giudizio, nei territori bui dove la ragione non ha cittadinanza lunica etica possibile lestetica. C una bellezza nel terribile, questo innegabile. Ma nessun compiacimento possibile, Gomorra pugno nello stomaco, un film che non patteggia con la realt. Qui non siamo in un film sembra dire il film, qui non si gioca, n col cinema n con la vita, si fa sul serio, maledettamente sul serio. Ci sono momenti di Gomorra che ci accompagneranno a lungo, ne sono sicuro. I corpi ossuti e nudi dei due ragazzi, che giocano a fare la guerra in un acquitrino rischiarato dalla luce livida dellalba, gli interni sfuocati e clandestini di una nauseabonda cucina piena di cinesi. Verso la fine c una sequenza, in cui una macchina investita da una raffica di mitra finisce fuori strada mandando in frantumi colonne romane di gesso e riproduzioni di statue pompeiane. Quelle che crollano, forse sono le rovine del cinema, di un certo cinema. Quelle di Gomorra invece sono le rovine della nostra societ, di tutta la societ.


16.05.2008 12 Commenti Feed Stampa