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Stato di cedimento

di Nicolò La Rocca

birdmask_by_vamediah.jpgMi avvicino alla sbarra, posso sentire il rotolio delle gomme sullasfalto. Questa fetta di Milano opaca, silenziosa, inquadrata da una teoria infinita di palazzoni. La sbarra come un bubbone del casotto. Lalternarsi di rosso e bianco tenta inutilmente di contraddire i colori lividi della serata. Fermo lauto a pochi centimetri dalla sbarra e faccio lunica cosa che non dovrei fare: suono il clacson. Ho letto lavviso NON SUONARE IL CLACSON, SUONARE IL CAMPANELLO troppo tardi, quando gi la pressione sul volante ha innescato il paaaaaaaaaaa. La frase stata stampata con cura. Caratteri grandi in rilievo, gialli su uno sfondo nero, di plastica catarifrangente, il massimo del contrasto. Non una semplice scritta a penna, ma un comando essenziale e solenne nello stesso tempo. Cerco di immaginare l’attimo in cui il committente ha consegnato allo stampatore quel comando. Lagghiacciante soddisfazione, alla consegna, di vederlo realizzato. Il casotto nero, pareti nere, vetri neri, un uomo nero dentro. Posso sentire il suo respiro affannato, posso vedere gli occhi torvi, puntati sulla mia auto, posso percepire la sua rabbia. NON SUONARE IL CLACSON, SUONARE IL CAMPANELLO.Che cosa vuole?.Dovrei entrare, mi aspettano.Non ha letto lavviso?. S, mi scusi, lho letto quando gi avevo suonato il clacson.Che cosa vuole, allora. una domanda o unaffermazione? Mi aspettano, dovrei entrare.La prossima volta suoni il citofono.Va bene, lo far, chiedo scusa. C scritto, non lha visto?S, mi dispiace, le chiedo scusa. Per qualche secondo vado in apnea, in profondit. Poi la sbarra si alza. Quando oltrepasso il casotto non ho il coraggio di voltarmi.


15.05.2008 1 Commento Feed Stampa