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Acqua e sapone

di Sauro Sandroni

Avendo finito gli argomenti interessanti nel ’98, continuo con l’esporvi una serie di cazzi miei, in modo tale che anche gli ultimi due lettori di CB mi abbandonino e possa chiudere la mia esperienza sul blog senza troppi rimpianti. Ora, dovete sapere che io ho una spondilolistesi, che sarebbe una vertebra schiacciata, o spostata in fuori (non mi ricordo). In conseguenza di questo, soffro spesso di mal di schiena e quindi, in conseguenza della conseguenza di prima, ho iniziato ad andare in palestra per: 1) dimagrire (sfioro i 95 chili) e 2) rinforzare addominali e dorsali, unico sistema di ingabbiare la vertebra figlia di puttana. Poi c’ anche il motivo 3), chiaro, e cio guardare le ragazze che fanno gli esercizi per gli adduttori o i pettorali1, ma adesso non voglio rivelare troppo di me (sono una persona molto discreta), quindi fate conto che il punto 3) non ve l’abbia detto. Dopo un po’ di tempo che mi ero iscritto a questa palestra, comincio ad essere tempestato di telefonate da quella che gestisce il centro benessere della stessa. La ragazza in questione, che per ovvi motivi di privacy chiamer con il nome inventato di Mary Scassacazzi, mi ha telefonato almeno quaranta volte per fissare un “appuntamento gratuito per vedere quello che c’ da fare”. Ora, a parte il fatto che una che ti telefona e ti dice “vediamo cosa c’ da fare” mi fa subito pensare alle tipiche situazioni da film porno (e questo non sarebbe per niente male), c’ anche da dire che io sono uno fisso sfavato, che non ho mai voglia di fare niente, che le novit mi annichiliscono e che gli esseri umani che non conosco e mi vengono a cercare per un qualsiasi motivo mi incutono un ancestrale timore. Per tali motivi, ho cercato di rimandare il pi possibile l’incontro con la tizia. Ho svicolato in tutti modi possibili e immaginabili (una volta avevo problemi sul lavoro, un’altra avevo l’ebola, quella dopo ero in galera per sfruttamento della prostituzione, le solite scuse), ma alla fine stata pi forte lei: spinto dalla disperazione, ho accettato di andare dall’estetista. Oh, voi non ci crederete, ma sono andato dall’estetista. Io non credevo che ci sarei mai andato, davvero. Mai. E invece oh, ci sono andato. La prima cosa che mi ha colpito, appena sono entrato, stata l’odore di fioraio. Dall’estetista c’ lo stesso odore che c’ dal fiorario, uguale. Un misto di paglia, piante putride e diserbante. La seconda cosa che mi ha colpito stata la musica: non la conoscevo, ma mi sembrava una specie di Enya cinese. Una voce femminile, comunque. Una voce femminile che stava male e faceva una specie di guaito, tipo quello che fanno i rospi malati quando li schiacci con i piedi (provate anche voi, divertentissimo e non si va in galera). Una musica davvero rilassante, se si sordi. Per amore di verit va comunque detto che la ragazza, bont sua, aveva le puppe grosse, e questo sicuramente una cosa che ben dispone. Dopo i convenevoli di rito, mi ha chiesto:
– Sei mai stato dall’estetista prima?
– No.
– Che prodotti usi?
– Per cosa?
– Per pulire il viso. Creme, lozioni, cose cos.
L’ho guardata come se mi avesse chiesto di mangiare una merda.
– Uso il sapone, a volte. Ma non sempre. Capita che la mattina mi alzi in ritardo, e allora esco in pigiama senza neanche passare dal bagno. A volte, per lavarmi, aspetto che piova.
– Ah, – ha fatto lei. Avendo paura di averle fatto una cattiva impressione, ho provato a rimediare.
– Per da ragazzo usavo il Topexan.
– Il Topexan troppo aggressivo. Mangia la pelle.
– Allora colpa sua se sono brutto.
– Un insieme di fattori, diciamo. Senti, andiamo di l?
Ho annuito e siamo andati di l, cio in una stanza di un metro per cinquanta centimetri, dove c’era un lettino di 99 centimetri per 49.
– Mettiti a dorso nudo e sdraiati sul lettino, – mi ha detto.
Ho pensato che la cosa si facesse interessante e ho cominciato a spogliarmi.
Ad un certo punto mi ha fatto:
– No, le mutande no. Rimettiti i pantaloni e sdraiati sul lettino, grazie.
Ci sono rimasto un po’ male e mi sono sdraiato. Lei si piazzata dietro la mia testa. Diciamo che la mia testa toccava con qualcosa che non era la sua testa, ma un’altra parte del suo corpo (vediamo se la indovinate). “Cazzo, piglia bene dall’estetista”, ho pensato. Lei ha preso a massaggiarmi il viso, il collo, le spalle. “Boia d, fortissimo, l’estetista”. Ad un certo punto ha preso a spalmarmi della roba in faccia. Era tipo moccio, ma profumato. Una bella sensazione, credo ascrivibile pi al profumo che al moccio. Ad un tratto ho avuto paura che la cosa mi stesse piacendo troppo e che potessi fare una brutta figura, dando segni inequivocabili, l sotto, di apprezzamento. Un’alzabandiera, agli occhi di Mary Stressaminchia, mi avrebbe sicuramente squalificato. Ho controllato, e tutto taceva. Bravo ragazzo, abbiamo il pieno controllo della situazione. Rilassamento pi completo. Allora mi sono rilassato anche io e ho cominciato a sonnecchiare. Dopo altri cinque minuti di massaggio col moccio profumato, la Mary Stracciapalle mi ha detto:
– Vabbene adesso ti metto questo coso qui per tipo due ore dimmi se ti d fastidio mi raccomando non te lo togliere dal viso senn poi la pulizia viene male ci si vede dopo ciao stammi bene se hai bisogno chiama.
E se n’ andata. Il “coso qui” era un potentissimo generatore di vapore, simile a quelli che nell’Ottocento facevano muovere i pistoni negli altiforni della Ruhr, quelli che fondevano l’acciaio, e la tizia me l’ha puntato in faccia. Ho pensato: “ok, adesso muoio”. Ma non sono morto. Ho lottato come un leone, in apnea, con le unghie e con i denti, ma alla fine sono riuscito a dirigere il getto di vapore sulla pianta grassa sopra la mia testa, incenerendola all’istante. Dopo una decina di minuti (avevo appena ripreso a respirare), la Mary Frantumacoglioni rientrata nel tugurio e si piazzata nuovamente dietro di me.
– Cominciamo, – ha detto.
Io ho pensato che avremmo ricominciato il massaggio, e mi sono rilassato. Col cazzo, il massaggio. La bastarda ha preso a stripicciarmi la faccia con le dita, dandomi dei pizzicotti fortissimi tipo quelli che mi d mio suocero quando in vena di confidenze (non ve li raccomando). Un dolore atroce, senza contare che non me l’aspettavo e ci sono rimasto malissimo, tipo quando andai dall’urologo e vidi che per “visitarmi” si metteva il Luan sul medio della mano destra (io non lo sapevo come ti visita l’urologo) (adesso lo so, diocrishto). La tortura andata avanti per una buona mezzora, durante la quale sono svenuto pi volte e la mia anima ha anche abbandonato il mio corpo, fluttuando per la stanza e cercando di sputare sulla tizia qualche scaracchio di ectoplasma.
– Si vede che non sei mai stato dall’estetista – mi ha detto lei. – Hai una pelle molto impura.
“E tu si vede che sei una grandissima troia,” ho pensato. “Hai due mani cos bastarde e capaci di infliggere dolore che secondo me non avrebbero sfigurato attaccate alle braccia del dottor Mengele”. Ho pensato questo, ma ho risposto:
– Uhmpfghhhaaaafff…
Alla fine della tortura, registrando che mi ero comportato da eroe e non avevo venduto i compagni, la ragazza mi ha offerto una cosa liquida a diecimila gradi centigradi, che sapeva di cane bagnato e che lei ha chiamato con una parola strana: “tisana”. Io, che ero un pochino provato e stavo raccogliendo gli occhi che mi erano caduti insieme alle lacrime, l’ho bevuta.
– Buona, eh? – Mi ha detto lei.
– Questo grandissimo cazzo, – le ho risposto io.
Non so cosa ci fosse dentro, ma doveva essere una cosa tipo una droga per rincoglionire la volont delle persone. Dico questo perch subito dopo averla bevuta Mary Tritascroto mi ha proposto un “ciclo di sedute” e io ho incredibilmente detto di s. Ripeto: ho detto di s. Non ho bestemmiato e detto no. Lo voglio dire un’altra volta: ho detto di s. Capito? Di s, ho detto.
– E guarda, ti voglio fare un prezzo da amica2: questa seduta gratis, la prossima con 48 euri te la cavi.
La prima cosa che ho fatto chiedermi se il pompino me l’avrebbe fatto prima o dopo avermi dato i pizzicotti nel viso. Per 48 euri, un pompino mi sembra il minimo. C’ gente che per 40 ti d il culo, per dire (me l’ha detto un mio amico). Stavo pensando che il pompino me lo sarei fatto fare dopo, quando lei mi ha detto:
– E i pompini sono extra.
– Non vedo l’ora di tornare.
– Ah, sono dieci euro per la pianta che hai incenerito.
– Mi sembra un prezzo equo.
– Solo il meglio per i nostri clienti.
Ho pagato e sono uscito. Non mi sono mai sentito cos bello.

  1. s, donne che mi leggete e andate in palestra: sappiate che mentre fate questi esercizi, tutti gli uomini eterosessuali presenti in sala vi stanno fissando [torna su]
  2. ma chi cazzo sei? Ma chi ti conosce? [torna su]

7.05.2008 6 Commenti Feed Stampa