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Il tronchetto della felicità

di Bruno Ballardini

Per Natale, Ortensia mi ha fatto un bel pompino. «È tutto quello che posso regalarti», ha detto. «Ortensia, Ortensia», ho fatto io, «non si parla con la bocca piena, almeno a Natale!». E giù a ridere tutti e due. Ortensia è una donna molto spiritosa, anche se è nata senza braccia. Certe volte, quando le serve qualcosa, mi dice: «Senti… mi dai una mano?». È da quando la conosco che ripete sempre questa battuta e poi mi guarda. Un attimo dopo scoppiamo a ridere, ogni volta come se fosse la prima volta. Ah, Ortensia. Che donna è Ortensia. Altre volte, le dico: «Ortensia! Andiamo a farci una passeggiata?», e lei ride e ride. È una battuta che possiamo capire solo noi due, perché Ortensia è nata anche senza gambe. Così, finisce che la sollevo, la carico nella borsa della spesa e la porto in giro. Ci fermiamo sempre nel solito giardinetto. Poggio la borsa (con Ortensia) per terra e mi siedo su una panchina a leggere il giornale. Prima o poi, qualche cane le si avvicina. Un po’ per via di quei suoi cappellini floreali, un po’ perché è veramente facile scambiarla per un tronchetto della felicità, insomma, la bestia alza la gamba e… Dopo qualche tempo, Ortensia mi dice: «Portami a casa». Io guardo la borsa bagnata e dico in tono grave: «Ma Ortensia, te la sei fatta di nuovo addosso, eh?». Lei a quel punto scoppia a piangere, ma in realtà ride, io lo so. Sono proprio un uomo fortunato ad avere Ortensia. Lei non è come le altre. Basta così poco a farla felice.

(Nota a piè di pagina)
Un caso analogo venne riportato da Paul Gilson nel 1930 («Elle lisait des livres dont elle tournait les pages en douceur du bout de son nez»). Solitaria di fronte alla folla del Luna Park, Violetta veniva lasciata su un piedistallo di fianco ad uno specchio, come un manichino nella vetrina di un negozio d’abbigliamento. E sorrideva per ore e ore.

(Nota a fine libro)
Conobbi una focomelica che si era separata dal suo uomo solo perché dopo tre anni di convivenza aveva avuto il coraggio di chiederle la mano. La sinistra, per la precisione. La destra era infatti formata da tre dita, mentre la sinistra era un unico grande dito. Si era innamorato soltanto di questo, non di lei, e desiderava ardentemente che glielo ficcasse in culo.


2.05.2008 21 Commenti Feed Stampa