Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Zibaldone > L’ingozzatore

L’ingozzatore

di Nicolò La Rocca

ingozzatore6.jpgRacconto di Alessandro De Santis

Anthony non parla bene, Anthony non si muove bene, Anthony non scrive bene, Anthony non si vuole bene.

E’ proprio vero che per stare a questo mondo ci vuole un grande stomaco, e lui ce l’ha: due volte più grande di quello di un normale ragazzo della sua età; il suo potrebbe tranquillamente essere lo stomaco di un grizzly.

Quando la mattina presto alza gli occhi al soffitto che non riesce a riprender sonno, il bianco indaco diventa la lavagna dei suoi pensieri: la sua vita gli dà da pensare. Il suo è un respiro sempre affannato, faticoso, grossolano, l’aria gli preme sui polmoni, l’aria che ne esce è già viziata, difettosa, senza slancio. Anche trattenere il fiato è per lui uno strazio, niente farfalle nello stomaco, niente singhiozzi sgarzolini, niente di niente che non sia la sensazione di avere un’incudine appesa al cuore.

Ma poi, affanculo al mondo e via, dopotutto moriremo tutti schiattati.

Anthony non vuole fare gli esami, non vuole cambiare scuola, non vuole salire di grado, Anthony non vuole che gli succhino via il sangue.

E’ proprio vero che per stare a questo mondo ci vuole qualche lavoretto da dover sbrigare, e lui ce l’ha, anzi ne può contare fino a ben sei al giorno.

Natale, il suo vicino di casa, si è bevuto il cervello: di punto in bianco ha deciso di voler assomigliare a Kate Moss. Capite bene sì? Lui, un trentacinquenne piccolino e tozzo come un personaggio di Burger Time. Hai voglia i suoi amici a spiegargli che quella lì è così magra perché non sa fare altro che sniffare e scopare.

Ormai è completamente partito, andato. Anche i vicini, a cui ufficialmente non importa niente di nessuno, si sono insospettiti, hanno iniziato ad informarsi del suo caso umano; tutti, indistintamente. Dall’anziana vecchina del secondo piano vestita come una SS., al fricchettone dellultimo, sempre maleodorante, svagato ed in odor di canna. Ogni giorno che passa e lo si vede passare, ha perso qualche grammo o anche di più; il tronco si assottiglia, le guance e gli zigomi si scavano, sembra anche che abbia meno voglia di parlare.

Oramai la sua campagna di Russia è iniziata e ciascun inquilino occupante è chiamato a schierarsi e a tessere le sue alleanze.

Diciamo che il Nostro non è che in passato abbia investito particolarmente nelle pubbliche relazioni, per cui, a parte qualche mitomane che ha finto addirittura di non conoscerlo, in molti si sono schierati su posizioni di calibrata neutralità. Però ci sono anche le voci fuori dal coro, come il Signor Oddera il genovese, da sempre nemico giurato di Natale. La prima volta che lo ha visto, era una fumogena riunione di condominio; lo ha avvertito subito diretto: Natale eh? Beh io odio tutte le feste comandate. Ed anche i giovani uomini tarchiati che ritirano la pancia.

Beh, se è per questo anch’io malsopporto gli avari; se poi oltre che avari sono anche maleducati diciamo che il mio può anche trasformarsi in un sano odio condominiale.

Da allora si ignorano reciprocamente con una freddezza dai picchi da escursioni termiche sahariane.

Gli unici a stare dichiaratamente dalla parte del bislacco progetto di Natale sono Anthony e la sua famiglia; in realtà la sua famiglia c’entra ben poco, loro sono dalla parte di Natale più per spirito di contraddizione verso quel condominio di persone così precise, così ingannevoli.

Anthony no, invece; lui ha stretto col suo grottesco vicino, un patto d’acciaio fondato sulla reciproca commiserazione: prima non è che fossero propriamente amici.

Natale sta al piano di sopra e il suo balcone dà proprio sulla finestra della cameretta di Anthony; non vive da solo, con lui c’è ancora l’anziana madre Ines, una donna davvero mite, dalle passeggiate impercettibili e dalle lamentele misurate, ma anche insalatiera d’oro senza vincere Wimbledon. Tutto quello che in una vita ha saputo dire al figlio è: Mangia, abbuffati, sennò ti gonfio; per il cibo ha sempre nutrito una sorta di sacro furore e sarebbe certo capace anche di uccidere per un rifiuto, per un manicaretto lasciato nel piatto.

Kate Moss da Croydon nel Surrey contro Ines Ciampanella Ceccano in Ciociaria; luna nella testa e l’altra a ciabattare in giro per casa: anoressia contro bulimia, pelleossa contro cellulite, cocaina contro Felce Azzurra, integratori contro uovo sbattuto.

Il problema è dunque vero e pesante, e si chiama Ciampanella Ines: o meglio le sue diaboliche razioni da reggimento, da smaltire senza che transitino nella bocca di Natale. Ines, santa donna, da par suo non appena ha riempito la tavola di ogni ben di Dio per il suo povero ragazzo, abbandona il proscenio come per ritrosia e se ne va in camera sua a vedere la televisione, i canali di cucina full immersion: c’è tanto ancora da imparare, tanto olio da far scorrere, tanta farina ancora da impastare…

La parola d’ordine è quella: Perché io valgo; l’ha scelta Anthony e a Natale non è sembrato vero: il giovane molosso lo prende sottilmente per il culo, ma lui gongola per qualsiasi cosa gli ricordi l’anoressico ancheggiare di Kate.

La corda ben fissata sul manico del secchio di plastica cala lentamente, poi più forte e ancora più cauta, a scossoni; sembra che Natale muoia dal timore di essere scoperto, un malato di Alzheimer sarebbe più preciso. Antony aspetta dal basso la discesa del ben di Dio.

Antony non dice grazie, non lascia avanzi, non si lava le mani, Anthony non mastica granché i regali di Natale.

Oggi Ines per pranzo ha cucinato le melanzane alla parmigiana; triplo strato, fritte e strafritte, condite in abbondanza e guarnite all’inverosimile; chissà Natale che sforzo sovrumano avrà dovuto fare per infilarle nel secchio intere, senza neppure darci un morso o una sniffata.

Anthony si fa atterrare l’ottovolante fumante su un ginocchio, per attutire il colpo; tira fuori la stagnola untuosa, la inizia ad aprire frettoloso e non appena si è creato un piccolo varco per intravedere il multistrato commestibile lo agguanta con le mani: una presa d’acciaio, neanche è iniziata e già le sue mascelle vigorose si sono messe in azione, tozzi enormi di melanzana finiscono nella sua fornace rotante, è una gara contro il tempo, è un esercizio di autodeterminazione, Anthony è ormai posseduto dal demone della fame vorace, onnivora e la masticazione non è che un optional, un lusso per signorine, un po’ come l’aria condizionata nella Twingo tuttagraffi di Natale.

Il pranzo vero di Anthony ovviamente bolle da ore di là in cucina: Oggi facciamo proprio un po’ di brodo, così per disintossicarsi; il brodo fa bene, una cosa calda, va giù che è una bellezza e non ingrassa troppo. Avreste dovuto vederlo dopo questo annuncio di sua madre: brodo, niente di peggio gli poteva capitare, neanche la varicella a Ferragosto; brodo sì, eppoi che brodo: il sapore te lo devi immaginare, una miseria di sedano, qualche pellaccia di pomodoro, una mezza patata e ben poco altro. Già il semplice fatto di dover usare il cucchiaioc Quell’orribile oggetto senza senso, quel palato finto di metallo, solo un lento ed inutile mezzo di trasporto intermedio dalla fonte allo stomaco.

Sua madre di quegli arnesi infernali ne ha una marea tutti uguali, tutti diversi; un piccolo, minuscolo dettaglio li differenzia l’uno dall’altro: tutti inesorabilmente allegati regalo del numero uno di qualche neonata rivista di cucina per velleitari esemplari di modernariato femminile. Ritrovarsi a tavola, lì, col cucchiaio in mano e il brodo nel piatto cupo è già di per sé una disfatta giornaliera, un deporre le armi, un passo deciso verso Kate, nella direzione esatta del baratro.

Deo gratias che tra qualche ora arriverà un nuovo regalo di Natale: chissà donna Ines quale succulenta diavoleria avrà preparato per il suo povero ragazzo: ultimamente lo vedo smagrito, stressato, eppure fa una vita regolata, sana: mangia, beve, dorme e lavora.

Anthony non colleziona cucchiai, non ama lavarsi le mani, non ha un amico immaginario. Antony non ha tempo da perdere.

Kate non ama aspettare, non porta profumo, non sa suonare la chitarra, Kate ha tutto il tempo che vuole.

La portiera della Twingo si apre; esce Natale con in mano un enorme bustone nero, di quelli per l’immondizia da condominio, con dentro qualcosa. Apre il portone, Anthony gli dà uno sguardo dalla finestra come un lampo, una tac. Natale sicuro non lo vede, porta il suo peso con grande cura e fila via dritto.

Sette minuti dopo suonano alla porta. La madre di Anthony è incatenata davanti alla tv e trova a malapena la forza di dire al figlio di andare ad aprire, che hanno suonato: Sì, chi è?

Sono Natale, apri! Kate? Natale… Apri!

Apre la porta ed è davvero lui; Anthony butta un’occhiata a sua madre imbevuta delle urla delle televendite e si chiude la porta alle spalle. Vieni, abbiamo un lavoretto da fare, gli dice Andiamo su a casa mia. Ma Ines non c’è? Non ti preoccupare di lei, sbrigati!

Infila la mano destra nella tasca dei pantaloni, tira fuori le chiavi, le gira rapido nella toppa e apre.

Sfila nel corridoio veloce, supera la sala da pranzo dove donna Ines troneggia già in attesa e si infila in camera sua; Anthony, lo segue incollato alla nuca. La stanza di Natale sembra il garage di un robivecchi; da un lato però è tutto sgombro, sparecchiato, pronto per qualcosa.

Fa un paio di passi verso laltro angolo della stanza e da là dietro tira fuori il misterioso bustone nero. Lo apre e tira fuori lei: un’enorme gigantografia di Kate appena fatta, di zucchero e cioccolata, tale e quale nei minimi dettagli.

Guarda Anthony ed Anthony lo guarda a sua volta: non vola nemmeno una parola. Il lavoretto è già iniziato.

Partono dai capelli, dorati, dolci come miele, poi Anthony le morde brusco l’orecchio sinistro, mentre Natale le sta già riempiendo di morsi il bel viso; quindi scende giù per il collo, liscio, delizioso, ora Anthony è passato alle zone sensibili, le sta divorando i bei fianchi, poi le addenta una chiappa: nessuna reazione, nessun gridolino, solo zucchero e cioccolata sciolti sulla lingua.

Anthony guarda Natale che morde, lecca e mastica come una macinatrice: l’emozione, quasi sconcertato, di uno con più fame di lui.

Un vero ingozzatore, non c’è che dire.


30.04.2008 9 Commenti Feed Stampa