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Quattro mani e tre voci

mamesonE’ stato definito «un thriller scritto a quattro mani e tre voci». Le mani sono quelle di Maurizio Lanteri e Lilli Luini, insolita coppia di giallisti che lavora a distanza, unita da un comune immaginario e dalla stessa emozione creativa, e separata dai chilometri che dividono Varese dal mare della Liguria. Le tre voci, invece, sono quelle dei protagonisti di “Non tornare a Mameson” (edizioni Frilli): Enrico, politico “trombato” che si rifugia in una baita sperduta sulle Alpi Ligure; Beatrice, la giornalista che con lui ha una storia d’amore e che nasconde un importante segreto, e Ophelia, la ragazza che parla con le bambole e con le marmotte, giovane donna dal corpo conturbante e dalla mente di bambina, vittima inconsapevole, prima ancora che degli estranei, della propria famiglia e di una realtà fortemente degradata.
Ma forse c’è un quarto protagonista: quel mondo isolato rappresentato dalla montagna, dalle piccole – talvolta piccolissime – comunità sparse lungo crinali in cui qualcuno può sopravvivere seguendo i propri istinti primordiali e dimenticando ogni norma del vivere civile. E’ un mondo in cui è facile perdersi, e così accade a Enrico: schiacciato dall’alcol, dal senso di sconfitta e ossessionato dal ritratto di una giovane donna bellissima, viene risucchiato in un vortice di violenza e vendette. Come avviene al Jack Nicholson di Shining, anche Enrico rischia di cadere nella follia e di perdere la propria vita. Sarà solo grazie a Beatrice e ad alcuni altri personaggi femminili, comprimari rispetto alla storia, ma particolarmente ben riusciti da un punto di vista letterario, che Enrico riuscirà a “rinascere”: non solo a salvarsi, ma anche a riprendere le redini della propria esistenza, dopo essere sfuggito a un altro orrore (questa volta banale, insito nella vita di ogni giorno) rappresentato dalla moglie e dalla sua terribile famiglia.
Caratterizzato da uno stile asciutto, pieno di ritmo, dalla capacità di scavare nell’anima dei personaggi e da buone soluzioni stilistiche (su tutte la scelta di dar voce ai racconti di Ophelia facendola parlare con la sua bambola), “Non tornare a Mameson” lascia spazio, anche nel finale, all’amarezza di chi, pur tornando ad avere un ruolo prestigioso, sente comunque di aver fallito in un momento veramente importante della propria esistenza.

Luini Lilli, Lanteri Maurizio, Non tornare a Mameson [1], edizioni Frilli, 12,90 euro.