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Le virgole, sono importanti.

di Stefano Sgambati

Mi sono messo in testa, che le virgole veramente, sono importantissime. Cio uno, non che pu metterle dove gli pare le virgole altrimenti, succede che chi legge quando, legge, fa una fatica secondo me quadrupla rispetto, a uno che legge qualcosa con le virgole, messe al punto giusto.

Una cosa, che ho notato per esempio, che quando le virgole, sono messe a cazzo, di cane, la prima cosa che viene fuori leggendo il testo con le virgole, piazzate, a cazzo di cane una musicalit come, dire, sbagliata, stonata, ecco mi pare proprio che sia, stonata, la parola giusta, non so se a voi fa lo stesso effetto, anche perch, diciamocelo, chiaramente non che capiti tutti i giorni di leggere roba con le virgole a cazzo di cane per fortuna ormai la gente mediamente sa dove mettere le virgole e quindi le cose che si leggono dai giornali ai libri insomma le virgole ce le hanno eccome anche perch cristo di un dio chi mai si metterebbe l a scrivere una cosa senza le virgole? Una cosa senza virgole diventa illeggibile dall’inizio alla fine che ne so mi viene in mente un amore senza baci ecco un testo senza le virgole questo un amore senza i baci.

Quindi mi sa, che vero, quello che ogni, tanto, dicevano a scuola i professori e cio che le virgole, sono quelle cose che danno il tempo al testo che fanno capire, ai lettori dove giusto rallentare e dove, no. I giornalisti gli scrittori chi scrive dovrebbe, avere maggiore tatto nell’adoperare virgole e affini perch, proprio da ci che passa la comprensione o meno, di un’opera.

E’ che, uno, poi tende ad abituarsi alle cose: tutta una questione, di abitudine la vita. Perci io me le aspetto le virgole, a un certo punto di un testo oppure, non me le aspetto che ne so, dopo i soggetti eccetera le sapete tutti queste cose com’ che funzionano per, quello che voglio dire che, io abituato lettore ma anche abituato e basta perch uno secondo me non serve che sia un lettore abituato per capire di virgole pure quando parliamo ce le mettiamo le virgole anche se sembra di no e insomma io, abituato lettore o non lettore come vi pare, SO mi immagino, quel che sta per succedere leggendo vuoi, per istinto o vattelapesca, e allora pure, in presenza di un testo difficile aulico pure in quel caso l io che, ormai ci ho fatta l’abitudine, sapr dove aspettarmi le virgole quindi se improvvisamente leggendo una cosa qualsiasi a maggior ragione se lunga o difficile o piena di incidentali o ipotetiche io mi dovessi trovare, le virgole tutte spostate da una parte ecco, che in quel caso io farei una fatica bestiale a leggere perch abituato come sono a trovarmi, le virgole al posto giusto sarei in difficolt e io sto parlando proprio, di una difficolt fisica, atroce, questo lo scherzo che ti fa l’abitudine in tutte le cose mica solo, nella lettura e nelle virgole.

Leggere, una cosa, con le virgole tutte messe a casaccio come trovarsi a scrivere, un sms, con il telefonino di un altro pure, se fosse lo stesso modello di telefonino ditemi voi se comunque non trovereste difficolt a redarre il testo ecco, com’ che la penso io sulle virgole, al punto che uno dopo un po’ ne sente la mancanza, delle virgole, ci fate caso? La punteggiatura, mamma mia, dovrebbe essere alla base, di qualsiasi cosa scritta o addirittura pronunciata: le virgole, queste benedette virgole, io ne sento proprio la mancanza, ripeto, fisica, quando non me le mettono o le mettono a caso.

Non vi sembra che tiri tutta un’altra aria quando, puf, di punto in bianco uno si trova a riavere a che fare con le virgole messe al punto giusto? Certo che s: la verit che l’abitudine dovrebbe essere proibita e ve lo dice uno che si considera un grande abitudinario, seppure buon amante delle novit. C’ gente che rientra in casa e se per caso qualcuno, in sua assenza, ha spostato una pianta, quello magari perde l’appetito: conosco una tizia che dovuta ricorrere allo psicologo per trovare la forza di cambiare montatura agli occhiali da vista.

Figuriamoci, con le virgole, a casaccio. Le virgole, sono importanti.
Basta un niente: ci vuole un attimo che, il senso, di una frase che si voleva dire viene detto tutto, in un altro modo.

Un’altra cosa che non sopporto sono le ripetizioni: ma non le ripetizioni dei termini, perch le ripetizioni dei termini, il ridondare, a me piace molto, anche. Un sacco di scrittori ne fanno sapientemente uso (Paolo Nori, per esempio) e la prosa che ne vien fuori parecchio parecchio piacevole. Quelle che proprio non riesco a mandare gi sono le ripetizioni dei modi di dire, degli intercalare, che ne so, come se i romanzi che si vendono oggi, che ne so, non fossero gi abbastanza lunghi e costosi, oppure, che ne so, pesanti, perch il peso conta oggigiorno: uno deve pure pensare che uno la macchina mica ce l’ha per forza, non mica detto, uno pu pure darsi che la macchina abbia scelto di non acquistarla perch preferisce prendere i mezzi, se uno ha la fortuna di vivere in una citt dove i mezzi pubblici funzionano, in quel caso uno non mica condannato a prendere la macchina, uno mica detto che se la possa permettere la macchina, potrebbe non averci i soldi, ad esempio, mica un’onta, e insomma, quello che volevo dire, a parte le virgole, che un’altra cosa che mi infastidisce alquanto sono le ripetizioni dei modi di dire, degli intercalare, anche dei pronomi e delle congiunzioni e compagnia bella, a meno che non ti chiami J.D. Salinger, e ci mancherebbe.

Per non parlare della ridondanza delle similitudini! Come se uno non fosse gi abbastanza stufo di fare le stesse cose tutto il giorno come un robot di Asimov, no, adesso dobbiamo pure metterci l a leggere un libro in poltrona e trovarci di continuo similitudini a raffica come in una serigrafia di Andy Warhol. Si pu sapere a che servono troppe similitudini? Io penso che se un’immagine letteraria scritta come si deve, in linea teorica, il lettore ci dovrebbe gi pensare da solo, non c’ bisogno di imboccarlo continuamente di similitudini come un neonato di pappa.

C’ un’ultima cosa che mi viene in mente che proprio non sopporto leggere quando leggo, ed quel meccanismo per cui un autore che non sa che chiusa dare al proprio pezzo si mette l a scrivere che non sa che chiusa dare al pezzo, come se questo esercizio banale di post-modernismo possa servire a salvare la cifra stilistica del tutto. Addirittura ci sono quelli che, nel dubbio, per giustificarsi, confondono ancora di pi le carte e decidono di sollevarsi dall’impegno dando appuntamento ai propri lettori a una fantomatica prossima puntata, (che non ci sar mai!) come a dire: sentite un po’, cari lettori, fino ad ora mi sono fatto un culo tanto per intrattenervi, adesso non mi rompete i coglioni che volete pure una chiusa soddisfacente. Facciamo che ne riparliamo e buonanotte al secchio.

(credo di aver dimenticato di dire che un elemento definitivo di non appetibilit di un testo l’eccessiva lunghezza. Ma di questa discuteremo un’altra volta)


16.04.2008 8 Commenti Feed Stampa