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La notte dei transessuali impazziti

di Marco Di Porto

Una sera, che non esagero a definire identica a mille altre (birre in corpo: 5, sigarette fumate: 18, idiozie sparate: incalcolabili, tentativi di approccio con l’altro sesso: nessuno, livello di misantropia: medio-alto), ero così annoiato e stracco che avrei dato qualunque cosa pur di smuovere l’ingranaggio idiota dell’assenza di emozioni dalla mia vita. Mentre parlavo senza capire il senso delle mie parole, e senza prestare la minima attenzione a quanto altri avessero da comunicarmi, la statua di Giordano Bruno implacabile alle mie spalle in piazza Campo de’ Fiori, paragonavo la mia esistenza ad una replica sbiadita di qualche film dal titolo incomprensibile. I miei simili – o, se preferite: i miei amici -, del tutto a proprio agio nella mia stessa identica situazione, sfacciatamente sorridenti di fronte al nulla che ci avvolgeva, di fronte alle stesse parole ripetute all’infinito e ai nostri cauti pensieri da 25 enni figli dell’occidente, parevano soddisfatti. Io avevo in mente qualche progetto grandioso, per la serata. L’avevo in mente, appunto, ma non l’avrei mai attuato. Tra questi c’era: dar fuoco a Campo de’ Fiori, al barista faccia di cazzo, alla birra annaquata servita da donne prosperose col culo sodo e inaccessibile, alla Telecom, ai due parlamenti, a Berlusconi e ai girotondisti e alle… ecco, mi stavo lamentando. Ero gravido di astio. E questo accadeva perchè non scopavo abbastanza.


Alle 4 del mattino (birre fumate: 7, sigarette bevute: una trentina, idiozie sparate: incalcolabili, tentativi di approccio con l’altro sesso: nessuno, livello di misantropia: allarmante) i pochi neuroni ancora svegli non furono in grado di opporsi alla provvidenza, posta sotto forma di Volontà del Gruppo come destino obbligato. Ero un animale gregario, un soldatino comandato dall’inconscio collettivo di quattro maschi ubriachi, molesti e spaventosi. L’ipotesi di andare a mignotte fu presa con leggerezza, anche se non escludo un mio coinvolgimento nell’atto decisionale. Anzi, con tutta probabilità sarò stato io a proporre l’avventurosa soluzione, visto che mi sarei trombato un koala diabetico senza pensarci due volte.

Ed eccoli là, i quattro maschi, il burattinaio pazzo, le strade stracolme di tettone rifatte, San Saba, la Cristoforo Colombo, sigarette fumate e spente sul selciato, goliardate da due soldi, risate (le mie) stentoree… lampioni tristi e un vuoto incolmabile per le creature così sfortunate e rabbiose, tanga azzurri, pelli ruvide, anime ruvide, polizia morbosa e muta e una puttana enorme e squallida come un circo vuoto, uomini interrotti che si caricano i transessuali e poi il giorno dopo dicono frocio del cazzo, tutto questo bruttume, la totale mancanza di senso estetico del cemento; donne slabbrate, ridotte a bestie da soma. Una esce da una macchina, è l’ombra di sè, barcolla, la minigonna svolazza al vento buio e l’alone di luce dei fari marci la illumina veloce come un faro di una prigione, e lei dopo aver fatto un bocchino per 20 euro traballa sui tacchi e del tutto assente cerca ancora un cazzo da toccare meccanicamente, il seno esposto e sporco. Ripiena d’eroina. Era mostruosa, ed era anche un uomo, e io ho pensato a un sacco di cose, del genere il viaggio che ha fatto sin qui dal Brasile, se aveva un padre morto dentro e se magari ci pensava, le chiacchiere malvagie e tutto lo scherno e la sfortuna e gli dei repellenti che una creatura del genere doveva affrontare mentre il cuore stanco e drogato le batteva con solo la voglia di fermarsi. La sua casa e il suo angolo cottura, le sei del mattino e dormire vestita.

Pensavo a un sacco di cose mentre una donna bellissima vestita di bianco offriva anche lei le sue grazie giovani. E allora i quattro maschi e l’inconscio collettivo hanno abbassato il finestrino, e uno ha detto “sei uomo o donna?” e questa ha risposto donna ma aveva la voce da tenore, sembrava quella di mio zio ma brasiliano, e allora c’è venuto anche da ridere e dalla faccia che ha fatto ho anche imparato che i transessuali ci tengono parecchio a essere considerati donne a tutti gli effetti.

Poi c’era un donnone enorme fermo alla fermata dell’autobus, seduta, tutta sola e lontana e sarebbe potuta essere una madre che torna a casa se avesse avuto la busta della spesa e se quelle due tette giganti non fossero state messe in bella mostra in maniera del tutto naturale e folle. Era lì, tranquilla come un gatto, il culone e 130 chili di esuberanza, e secondo me se fosse passato un autobus sarebbe tornata a casa a guardare una telenovela e a stirare le camicie al suo pappone benevolo che le faceva timbrare il cartellino. Era la mignotta più serena che avessi mai visto, e c’ha anche sorriso quasi complice e consapevole dell’assurdità della sua condizione. Ci siamo fermati a farci due chiacchiere, tanta simpatia ci ispirava.

“Sei uomo o donna?”

“Trans”, ha risposto.

“E le donne vere dove stanno?”

“Ce ne stanno un paio qua dietro”, ha detto, come se ci stesse indicando il fruttivendolo più vicino. Ottima madre di famiglia, ho pensato. C’ha salutato rassegnata, e s’è rimessa ad aspettare l’autobus.

Poi ci siamo fermati, e un trans orrendo, completamente vestito di viola, alto alto con le spalle a stampella, le labbra sottili e una surreale carica d’odio interna percepibile dallo sguardo iniettato di veleno, ci ha praticamente rincorso. Si è quasi lanciato nella macchina, e la sua mano schifosa mi ha iniziato a toccare il pisello, urlando il prezzo: 30 euro per metterglielo nel culo, 20 per un pompino. Poi ha aperto lo sportello, e voleva proprio entrare in macchina e sedersi sopra di me, con queste mani avide e tentacolari che mi toccavano dappertutto cercando il mio portafogli e questo viso da bambino arrabbiato e io gli ho richiuso lo sportello in faccia e mi ha dato uno schiaffo e gli ho detto: “mavaffanculo!”

Ho pensato che se avessi avuto la faccia da “uomo navigato” non mi avrebbe toccato.

Ho pensato di scendere dalla macchina e prendere il cric e spaccarglielo in testa.

Ho pensato che le sue unghie laccate mi facevano schifo.

Ho pensato che era un ragazzo della mia età.

Ho pensato che faceva ridere.

Ho pensato che ne avevo abbastanza di transessuali, uomini subnornali e freddo interiore.

A questo punto siamo tornati a casa. Erano le cinque e mezza del mattino. Ero l’unico essere umano sulla faccia della terra a essere stato schiaffeggiato da un transessuale nervoso.


4.04.2008 6 Commenti Feed Stampa