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«Così, tutti invecchiamo, non ce la facciamo più, e questo e quanto?»

di Stefano Sgambati

Non ne posso più d’essere una brava persona. Che ne dite, per esempio, di drogarci tutti? Percorriamo la via dell’eroina, della cocaina, della droga pesante, non lo so, di queste cose qui, le cose che fanno le persone con le unghie sporche, con le case luride. Chi è con me? Chi è che è pure stufo d’essere a tal punto una persona morale, proba?

Signori, no no no, io non vi sto invitando ad alzarvi per fare la rivoluzione, anzi: tutto il contrario. Io, se lo credete, vi sto dicendo: sedetevi ancora di più, sprofondateci nelle vostre poltrone, non leggete più un libro, non vi documentate, non studiate, non costruitevi tutt’intorno quest’aura da persone squisite, in gamba, critiche, socialmente accettabilissime, perché non serve a un cazzo.

Restatevene lì seduti punto e basta.
Ingrassate, fate briciole e che queste briciole se ne restino per lunghe ore sulla bocca del vostro stomaco, immobili come esattamente immobili voi starete. Droghiamoci, scegliamoci un’altra cosa rispetto alla vita, per dirla come Trainspotting.

Lasciamo perdere i nostri televisori, i nostri capi firmati, l’abbigliamento, le belle case, certe macchine, alcune scelte, le unghie limate, i capelli setolosi, i fidanzati e le fidanzate da cui non riusciamo a separarci definitivamente e facciamo così, proprio come si vede in Trainspotting fare: droghiamoci. Insensatamente. Non ci pensiamo più a tutta questa merda. Padri, madri, single, baby sitter: droghiamoci tutti insieme. Decidiamo un giorno alla settimana, lasciamo figli e figlie all’asilo nido, mariti e mogli all’amante e ubriachiamoci. Facciamoci riprendere dalle telecamere di sorveglianza a circuito chiuso di un grande centro commerciale mentre sottraiamo dagli scaffali beni di primissima necessità come ciocchini, pan di stelle, torroni, gin scadente e banane.

Proviamo la via dell’autodistruzione, del vizio, del vezzo, della dissolutezza: ubriachiamoci seminudi sbracati su divani di pelle in compagnia di altri di cui non ricordiamo affatto nome o provenienza. Facciamo scattare antifurti e che la nostra corsa veloce sia cadenzata dalle urla del prossimo, terrorizzato prossimo; e poi fottiamolo questo prossimo, superiamo a destra, cerchiamo anche noi una scorciatoia.

Non dico di assassinare, no, sarebbe troppo impegnativo, faticoso, invece questo vorrebbe essere un manifesto realistico di propaganda al vizio, per cui lasciamo da parte gli omicidi, ché quelli presuppongono una certa attitudine alla scaltrezza, alla precisione, alla puntualità, quindi alla non-pigrizia, tutte cose che non ci interessano adesso, in quanto quello che vogliamo diventare, e cioè persone meramente pessime e moralmente corrotte, non ha a che fare con la fatica, se non quella che sarà richiesta agli altri i quali vanamente insisteranno per riportarci sulla retta via.

Limitiamoci a guidare cantando nella notte, rispettando mai i limiti di velocità, invertendo il rosso col verde del semaforo; fumiamo marijuana, iniettiamoci sostanze pazzesche nelle vene, diventiamo ben abili con cucchiaini, siringhe, eccetera eccetera, facciamoci trovare dai soccorritori riversi in stanze putride, mezzi morti affogati nel nostro stesso vomito, facciamo impensierire mamma e papà, scappiamo da ospedali psichiatrici, centri di recupero, penitenziari, bruciamoci le narici e le corde vocali, facciamo in modo che i vigili, per la strada, incontrandoci, avvicinino il loro palmo di mano alle berette d’ordinanza, vaghiamo per ore, il giorno dopo, perché non ci ricordiamo dove abbiamo parcheggiato la macchina, essù, dai, facciamo irruzione nelle drogherie con una calzamaglia calata sulla faccia, ma soprattutto smettiamola con l’essere persone che rigano dritto. A cosa ci ha portato l’essere brava gente, se non davanti all’ennesimo bicchiere di oban?

V’invito a diventare quelle persone che le signore per bene, in strada, le stesse signore per bene che al venerdì sera allargano le gambe nella Mercedes dell’altro, vietano ai propri bambini di guardare troppo a lungo “perché non sta bene“.

Eddai!
Dove ci ha portati l’essere sempre e soltanto da una parte della barricata? Chi o che cosa siamo diventati, usciti dalle scuole e dalle università, con tutte le nostre maschere da bravi ragazzi calate sulla faccia? Ho ragione? Allora leviamocele quelle maschere o sostituiamole con quelle dei film sulle rapine, ronald regan e george bush mitra in mano. Il più fortunato di noi ha fatto i miliardi in qualche multinazionale; il più avvezzo alle parole ha scritto un libro niente male e adesso se ne sta lì, su qualche terrazza di Trastevere a consumare aperitivi con gli occhiali di un certo tipo sul naso e una sciarpa a scacchi che spunta dalla giacca di velluto a coste larghe: sembra un’esistenzialista francese e invece si fa le pippe su youporn tutte le sere e non sa dire la cosa giusta a una donna prima del quinto martini.

Ficus finto in ufficio a parte, chi pensiamo di essere noi Brave Persone? E macchinetta del caffè aziendale a parte, dove crediamo di andare? Va bene, abbiamo la stima di un sacco di gente, ma ditemi: si può scaricare dalle tasse la stima? Se c’è un lavoro da fare chiamano noi, è vero, e in questo modo potremo vantarci per l’ennesima volta di non essere stati pagati (o pagati molto male) per qualcosa. Il che fa di sicuro curriculum, ma non mi toglie dalla testa che Il Bene è qualcosa che paga addirittura peggio del lavoro dipendente. La rispettabilità non accende un mutuo: forse nemmeno l’amoralità e la dissennatezza assoluta, ma quantomeno spengono il cervello. E spalancano le porte del carcere come quelle dello show business.

Allora io dico: permettiamo ai nostri capelli di cadere. Portiamo le nostre labbra a diventare blu come il gas dei fornelli: non staremmo tutti meglio con gli occhi vitrei delle orate appena pescate?

Guardatevi intorno.
Osservate la gente che esiste al vostro contempo. Notate chi è che vi soffia sempre, tutte le mattine, il parcheggio da sotto al naso. Guardate nei cinema chi è che si aggiudica sempre i posti migliori; fate bene attenzione, in un ristorante, alla tipologia di gente che viene servita per prima e meglio. Guardate chi è che si accompagna alle femmine migliori e provate a dire quali sono le donne che faranno da mogli agli uomini più appetibili. Non siete stufi di sentirvi superiori a destra e a manca e, nonostante questo venire abbandonati, umiliati, derisi, suonati ai semafori? Non è forse ora di abitare noi gli ultimi posti della classifica dell’umanità? Non ci spetta di diritto tanta mediocrità? Ci siamo fatti un culo così, fino ad oggi, per essere ciò che siamo e guardate cosa ci rimane! Dateci una cazzo di amaca, un prato fiorito, una spiaggia poco affollata, una pina colada con le giuste proporzioni, e poi levateci tutto, piegateci, soffiateci immediatamente il lavoro che abbiamo, dateci depressione, sfinimento, solitudine, eroina, povertà, violenza e codardia. Fondeteci il cervello con qualche sostanza tossica e farciteci di confortanti luoghi comuni.

Ce lo meritiamo.


2.04.2008 3 Commenti Feed Stampa