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Boris (gli occhi del cuore)

di Elisabetta Rubicone

I pi attenti (e pi musicalmente colti) di voi avranno sicuramente riconosciuto il pezzo che ho postato, anche se abituati ad ascoltarlo con altre parole.
La musica e la voce sono inconfondibili.
Si tratta del regalo che Elio ha voluto fare ad un esperimento coraggioso della televisione italiana.

Della televisione satellitare, per essere precisi, perch un prodotto del genere difficilmente avrebbe potuto veder la luce su un canale rai-mediaset.
N, a occhio, trover posto nei palinsesti della tv generalista, se non ad orari strani, magari in piena notte, quando il rischio che la novit non raccolga il favore del pubblico sono minimizzati.

Boris un telefilm intelligente, giocato tutto sulla scrittura e sulla recitazione, senza trucchetti, senza scorciatoie, senza quei ganci che solitamente riempiono tutte le produzioni raiset. In altre parole non ci sono belloni spaventosi, n battute grevi, n quel sapore zuccheroso che a noi ce piace tanto.

Qui si prende in giro la fiction italiana, e lo si fa con una ferocia garbata, senza sconti e senza orpelli.
Nessuno si salva, il set popolato da esseri cinici, egoisti, disillusi, tutti (tranne gli attori, ovviamente cani e raccomandatissimi, troppo pieni di s per rendersi conto di qualunque cosa che non sia la propria immagine) perfettamente coscienti di star realizzando unopera sciatta, squallida, insensata, in poche parole brutta.
In questo mondo viene catapultato un giovane stagista dallanimo innocente, entusiasta allidea di poter stare cos vicino ad un vero regista e di poter imparare da lui il magnifico mestiere di confezionatore di sogni.
Quello che si ritrova davanti un uomo cui interessa solo chiudere al pi presto le scene senza impegnarsi troppo, convinto che al pubblico di fiction piacciano solo porcate. E lui porcate confeziona.
Cos chiede al suo direttore delle luci, cocainomane perennemente a caccia di unaltra dose, di smarmellare tutto, ossia buttare una luce piatta e spersonalizzante sul set. Agli attori chiede solo facce perplesse. Ma soprattutto tutti devono fare tutto un po a cazzo di cane.
Lo stagista, inizialmente spaesato, pian piano si adegua.

Non mancano il delegato di rete, tipico funzionario (rai?) che non capisce niente di televisione, recitazione, regia, cui interessa solo mantenere il proprio posto, interpretato da un ottimo Antonio Catania, il delegato di produzione, che pensa solo a risparmiare soldi, gli sceneggiatori idioti, la segretaria di produzione alcolizzata e lassistente alla regia, una Caterina Guzzanti mai cos in forma.

Fra laltro il telefilm deve essere molto piaciuto anche agli addetti ai lavori, visto che col passare delle puntate sono aumentate le partecipazioni amichevoli di attori pi o meno famosi.

Il risultato un prodotto leggero, veloce, apprezzabile anche nella crudezza delle luci (quelle vere, non quelle della finta fiction) e della scenografia. Certo, non si fanno le grasse risate, ma alla fine di ogni puntata non si ha limpressione di aver buttato via malamente venti minuti.

Il che quasi un miracolo nel desolato panorama televisivo italiano.


1.04.2008 4 Commenti Feed Stampa