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Prof. Sigmund Ernst Falloppio, Duca di Slesia e Palatinato, Zar di tutte le Russie, quarta reincarnazione di Sua Divinità Illuminata Rasheenjee: “The Big Complott”

di Cav. Marcello Stacchia

the Big ComplottL’autore. Il Prof. Sigmund Ernst Falloppio nasce nel Voivodato della Bassa Slesia nel 1923 da famiglia di altissimo lignaggio, nella quale si annoverano: otto Papi, ventidue Cardinali, tredici Imperatori, diciotto Regine, trentacinque Principi, cinquantadue Vassalli, centotrenta Valvassori, milleduecentotredici Valvassini, un primavera del Borussia Mönchengladbach (con due presenze in prima squadra, seppure senza marcature). Un simile contesto induce il giovine Sigmund ad attribuirsi meriti e primati un po’ in tutti i campi: a otto anni afferma di aver finalmente risolto la Congettura di Poincaré, noto enigma matematico, ma sorvola sui dettagli; a dodici anni, assistendo agli sforzi umani per la produzione di energia elettrica prorompe in un “E che ci vuole? Basta fondere gli atomi, e vedrete quanta energia bella che ne esce fuori!”; a diciotto anni sostiene di essere in contatto con una Divinità precristiana, dal nome Rasheenjee, che l’avrebbe indicato come sua ultima reincarnazione, tramite la quale avrebbe fornito all’umanità le istruzioni necessarie al conseguimento di ricchezza, felicità e benessere.

Simili affermazioni gli valgono l’ammirazione dei suoi contemporanei, seppure venata da occasionali scetticismi: come quella volta che Sigmund, durante una conferenza, alla domanda “Ma Professore [così era chiamato fino dalla pubertà], è vero che sulla Luna non c’è vita?”, rispose “Beh, se si esclude il pub che si affaccia sul Mare della Tranquillità, effettivamente sulla Luna non c’è proprio vita, soprattutto dopo le 8 di sera”, suscitando qualche smorfia di disappunto.

Esaurito il campo del visibile, il prof. Falloppio rivolge, dal dopoguerra in avanti, la sua attenzione ai fenomeni misterici ed esoterici: osservando l’ambiente circostante, egli scorge curiose – e solo apparenti – coincidenze, testimoni di una regola, strisciante e nascosta, che tutto governa e tutto spiega. Inizia così un percorso iniziatico, che lo conduce a scoperte sempre più entusiasmanti: dalla solo apparente ricorrenza del numero 3 nelle chiamate d’emergenza (“113? E che credono, che non me ne accorga? Nulla sfugge all’occhio del prof. Falloppio!”, ama arguire il sagace accademico), al colore giallo dei taxi, evidente tentativo di imporre alle genti ignare una arbitraria preferenza cromatica.

Al culmine della produzione scientifica, Sigmund Ernst Falloppio raccoglie il meglio dei suoi scritti nell’opera della vita: The Big Complott, capolavoro della contro-informazione, pietra miliare del nuovo esoterismo.

L’opera. The Big Complott si apre con una lunga digressione sulla storia della umanità, nella quale Sigmund rivede in chiave critica tutti i principali eventi degli ultimi diecimila anni. Ad esempio, dopo anni di ricerche, il grande studioso scopre che il costruttore dell’Arca di Noè era un certo Alastair Gilgamesh, mentre la società che ha costruito il Titanic si chiamava proprio A.G. ltd.! E le sorprese non finiscono qui; approfondendo ancora, Falloppio scopre che l’eroe sumero immortale Gilgamesh era appassionato di nautica, ed un’antica iscrizione da lui rinvenuta in una grotta tra i Monti Zagros, opportunamente traslitterata, recita:

“La – pri – ma – re – go – la – del – ma – ri – na – io – è – con – trol – la – re – se – hai – mes – so – il – tap – po – in – fon – do – al – la – sti – va – che – sen – nò – può – es – se – re – che – af – fon – di”.

Falloppio ne ricava che anche l’immortale era un maestro del mare, profumo di mare, sente che sta lasciandosi andare, per colpa del mare, del cielo e del mare. Ed allora è tutto chiaro: Gilgamesh, essendo immortale, si è salvato dal diluvio universale, ma per secoli ha vissuto da solo (se si esclude un breve periodo iniziale con Noè, che però non brillava per conversazione, e a briscola barava miserabilmente); ciò gli ha generato un acceso risentimento verso l’umanità, che lo indurrà a vendicarsi per l’appunto progettando il transatlantico divenuto sinonimo di tragedia!

Ma i complotti scovati dal Falloppio sono molteplici: la sola apparente omonimia tra Alessandro Magno, Carlo Magno, ed il notissimo motto di Alberto Sordi “A maccarone, te m’hai provocato, e io te distruggo, io me te magno!”. Con quell’apparente giuoco di parole, il grande attore capitolino non faceva altro che trasmettere un chiaro messaggio a Loro, i signori del potere occulto, che covano nell’ombra, e tutto manovrano a guisa di grandi burattinai.

Ed è su questo tema che la tesi del Falloppio si fa sempre più ardita; dopo anni di studi nelle biblioteche delle più antiche università del mondo, il maestro giunge alle seguenti conclusioni:

– il pianeta Terra non ha forma sferica, ma cubica; solo per effetto della rotazione terrestre sembra assumere forma sferica, ma se la rallenti e guardi bene gli spigoli si vedono chiaramente;

– il sole è piantato nel cielo, ed il suo moto si deve ad una razza di enormi giganti, che vivono nascosti nelle antiche rovine romane di Grumento Nova (PZ), e che pedalando determinano albe e tramonti;

– la razza umana è stata conquistata centomila anni fa da Loro, che altro non sono se non i venusiani, i quali ci governano con un periodico lavaggio del cervello, mediante un raggio ipnotico emanato dalla televisione (prima usavano il quotidiano);

– grazie a tale ipnosi non ci rendiamo conto che non esiste la gran parte delle cose che ci dicono: ad esempio, la fame nel mondo, a ben vedere, è piuttosto un forte appetito proprio di popolazioni che non hanno ancora scoperto i segreti di un’alimentazione ben equilibrata; lo scioglimento dei ghiacci, invece, non si dovrebbe all’innalzamento della temperatura, ma al miglioramento delle relazioni fra i giovani eschimesi.

Il capolavoro del Falloppio si chiude con una profezia sconvolgente: entro il 2020 i cittadini di razza caucasica saranno più numerosi dei cittadini di razza bianca; ma poiché nessuno ha mai capito come si distingue uno di razza caucasica da uno di razza bianca, nessuno se ne accorgerà.

La critica. “Finalmente un’opera seria, meditata, documentata, che speriamo apra gli occhi a molti di noi” (Piero Angela, giornalista e divulgatore scientifico).


27.02.2008 3 Commenti Feed Stampa