Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Reykjavik, è morto babbo natale

Reykjavik, è morto babbo natale

di

indridason - la voceReykjavik, poco prima di Natale. Il commissario Erlendur Sveinsson è chiamato a risolvere il caso di un portiere di albergo, Guðlaugur Egilsson, assassinato nello squallido seminterrato dove viveva. Il portiere viene ritrovato da una cameriera. E’ vestito da Babbo Natale, ha i pantaloni abbassati e indossa un preservativo. Da bambino, era stato un celebre cantante, solista nel coro delle voci bianche di Hafnarfjòrður. Con Erlendur indagano Elínborg e Sigurður Óli, e basterebbero questi nomi per giustificare la lettura del romanzo.

La voce, terzo romanzo dell’islandese Arnaldur Indriðason ha il sapore di un classico. Un poliziesco procedurale che si svolge quasi interamente all’interno di un albergo con l’autore che dissemina indizi, apre false piste, cerca di sviare il lettore e racconta storie familiari che poco hanno a che vedere con la trama ma che dipingono il romanzo di tinte fosche: l’infanzia infelice di Erlendur con la scomparsa del fratello e la depressione del padre, il suo matrimonio fallimentare, la figlia che si prostituisce e pensa al suicidio. E una storia parallela di abuso su un bambino su cui indaga Elinborg. A Erlendur non ne è mai andata bene una. E infatti, solo e malinconico, decide di trasferirsi in hotel e passare il Natale lontano da casa.

Pochissima azione, quasi nulla. Tutto si svolge, lentamente, in un luogo chiuso, forse un omaggio ad Agatha Christie. Però, al contrario di quanto avviene nei romanzi della Christie, la trama gialla non è particolarmente avvincente, né nasconde grandi sorprese. Il romanzo, che forse è più una storia sui rapporti familiari, soprattutto fra padre e figli, rimane comunque affascinante per la figura del commissario, per gli strani ospiti e gli strani impiegati dell’hotel, soprattutto per la bella scrittura di Indriðason. Abbinare con ( ) dei Sigur Ròs.


25.02.2008 6 Commenti Feed Stampa