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CSI Miami (o Castelfranco di Sotto)

di Sauro Sandroni

Miami, sede delle Crime Scientific Investigation. Il tenente Horatio Caine sta togliendosi gli occhiali da sole davanti allo specchio del gabinetto. Entra l’agente Eric Delko.

Horatio: Allora, Eric, siete riusciti a capire dove sia il covo di quella maledetta banda di rapinatori?

Eric: No. Li stavamo pedinando con l’auto di servizio, ma ad un tratto ci hanno seminato.

Horatio: Una brutta faccenda. Com’è potuto succedere?

Eric: Ehi, hanno messo la freccia a destra e poi hanno girato a sinistra: cos’altro avrei dovuto fare? Girare in Blowjob Street quando avevo già segnalato che avrei preso Via Ricasoli? E se mi facevano la multa? Ci son sempre i vigili!

Horatio: Hai ragione. Non preoccuparti. Aspetta un attimo che mi metto gli occhiali da sole [si mette gli occhiali da sole e comincia a guardare un punto indefinito oltre le spalle di Eric]. Io prenderò quella maledetta banda di stupratori, Eric.

Eric: Rapinatori.

Horatio: E’ uguale. Io li prenderò.

Eric: Ok. Io invece prenderò le ferie: la seconda quindicina di luglio. Poi non venitemi a dire che non l’avevo detto.

Horatio: D’accordo. Ricordati di riempire il modulo H7-25/ter, perché sennò facciamo come l’altr’anno, che a me mi toccò prenderle a novemb…

(Il cellulare di Horatio squilla)

Horatio: Horatio Caine.

Wolfe: Ryan Wolfe.

Horatio:

Wolfe:

Horatio:

Wolfe:

Horatio: Giuseppe Garibaldi.

Wolfe: Wanda Osiris.

Horatio: Piero Chiambretti.

Wolfe: Sandy Marton.

(ventiquattro minuti dopo)

Horatio: …Mirco di Kiss me Licia.

Wolfe: Hai vinto.

Horatio: Volevi dirmi qualcosa, Wolfe?

Wolfe: Ho i risultati di quell’analisi del DNA. Scusa se ci ho messo tanto [36 secondi, n.d.A.], ma avevo ancora da trovare un capello sospetto sulla scena del crimine della puntata scorsa.

Horatio: E lo hai trovato?

Wolfe: Ne ho trovati parecchi. La vittima era un barbiere ed è stata uccisa nel suo negozio.

Horatio: Questo complica leggerissimamente le cose, Wolfe.

Wolfe: Sì, ma ho comunque rinvenuto un capello che cresce solo sulla testa di uno che abita in Mastella Avenue, dalle parti delle Everglades. Che coincidenza, eh? Ci hai fatto caso anche tu? Troviamo delle tracce di fango sulle scarpe di un cadavere? Quel fango lì, in tutta Miami, si trova solo nell’orto dello zio paterno della vittima. Troviamo un cadavere con le mutande di Dolce e Gabbana? Quel particolare tipo di mutande lì lo vendono solo (in tutta Miami) nel negozio dell’ex fidanzata della vittima. Troviamo un cadavere ucciso dal proiettile di una .44? Scopriamo che in tutta Miami c’è un solo possessore di .44. Troviamo un cadavere che stringe in pugno un vibratore? Scopriamo che in tutta Miami il solo possessore di quel particolare tipo di vibratore si chiama Giuliano Ferr…

Horatio: Dove vuoi arrivare, Wolfe?

Wolfe:
Voglio arrivare che Miami è proprio una città parecchio piccina, eh? E che forse abbiamo degli sceneggiatori del cazzo, anche.

Horatio: E per quanto riguarda l’analisi del DNA?

Wolfe: Ah, già. Quello sperma…

Horatio: Sì?

Wolfe: Beh, è risultato essere di un uomo.

Horatio:

Wolfe: Mi dispiace, Horatio.

Horatio: Questo manda all’aria tutti i nostri piani, signor Wolfe.

Wolfe:
Capisco.

Horatio:
Ma io prenderò ugualmente il bastardo che ha fatto questo.

(Chiude la comunicazione)

(Il cellulare di Horatio suona di nuovo)

Horatio: Horatio Caine.

Wolfe: Ryan Wolfe. Perché hai messo giù senza salutare?

Horatio: Boh? Cazzo ne so, nei film americani si fa sempre così: si dice una frase particolarmente pregna di signficato e ricca di pathos, e si mette giù. Io credo di non aver mai salutato nessuno in vita mia, per dire. Non al telefono.

Wolfe: Vabbè, ma ci vuole tanto a dire ciao, ci si vede dopo, salutami a casa?

Horatio: Prenderò quel maledetto verme, Wolfe.

(Chiude la comunicazione)

Horatio si reca nella morgue. La dottoressa Alexx Woods, con un camice azzurrino,è in piedi dietro ad un tavolo mortuario.

Horatio: Cosa puoi dirmi, Alexx?

Alexx: Posso dirti quello che vuoi, ma solo in inglese.

Horatio: Bene. E cosa puoi dirmi, usando l’inglese, sull’autopsia?

Alexx: Beh, che è una cosa che serve per capire com’è morta la gente.

Horatio: Capisco. E sulla vittima che mi dici?

Alexx: Che sarebbe un maschio nero sui quarant’anni, se non fosse che ha le tette, è bionda, è mancante di cazzo, si chiama Ingrid Svensson ed è una famosa pornostar.

Horatio: Ok. Età presunta?

Alexx: Difficile dirlo. Per farlo dovrei aprirle una coscia e guardare quanti cerchi ci sono dentro. Ogni cerchio, un anno.

Horatio: Come gli alberi?

Alexx: Già. Del resto non è colpa mia se mi hanno assunto a fare le autopsie con una laurea in agraria.

Horatio: Naturalmente. E che mi dici della causa della morte?

Alexx: Ferita da arma da taglio.

Horatio: Chi è il bastardo che può avergliela inferta?

Alexx: Io, ho cominciato ad aprirla che era ancora viva. Me ne sono accorta, ma dopo.

Horatio: Vabbè, dai, son cose che succedono. Prenderò quel bastardo, Alexx.

Alexx: Ne sono sicura, Horatio. Qui abbiamo tutti fiducia in te.

Horatio: Prenderò quel bast…

(suona il cellulare)

Horatio: Scusa un secondo. Horatio Caine.

Detective Tripp: Detective Tripp.

Horatio: Facciamola breve, Frank: Uan di Bim Bum Bam.

Detective Tripp: Ok. Ti ho chiamato per dirti che ho preso il sospettato. E’ nella nostra sala interrogatori, quella che sembra il postribolo di un bordello di lusso. Hai presente tutti quei vetri, quel tavolo lucido come uno specchio, quelle poltroncine ergonomiche? Ecco, a me quella roba mi sempre ricordato un casino dove andavo quando avevo quattordic…

Horatio: Arrivo subito. Tienimi in caldo quel fottuto figlio di puttana.

(chiude la comunicazione)

(mette il cellulare in tasca, poi lo riprende e compone un numero)

Detective Tripp: Detective Tripp.

Horatio Caine: Horatio Caine. No, niente, ti volevo salutare. Ciao.

Detective Tripp: Ciao.

Horatio: Devo andare, Alexx.

Alexx: M’importa una sega.

Horatio: Prenderò quel bastardo.

Alexx: Hai rotto il cazzo.

Horatio raggiunge la sala interrogatiorio. Fuori dalla porta, lo aspetta il detective Frank Tripp. Horatio, non visto, osserva la persona dentro la sala da dietro lo specchio.

Horatio: E’ lui, Frank?

Detective Tripp: Già. Abbiamo rilevato le sue impronte sull’arma del delitto, una scheda elettorale intinta nell’acqua santa avariata, con una croce sulla casellina del Partito Democratico. Gliel’ha fatta ingoiare, quel bastardo.

Horatio: Lo prenderò, Frank. Adesso lasciami solo con lui, ignorando il fatto che se questa fosse la realtà io dovrei essere a fare le analisi con gli alambicchi e ad interrogarlo ci dovresti andare tu.

Horatio entra nella sala interrogatorio. Rimane in piedi, con le mani sui fianchi, ponendo il suo naso ad una angolo di 75 gradi da quello del sospettato. Si toglie gli occhiali da sole.

Horatio: Sa perché si trova qui?

Sospettato: No. Non è che ce l’avete con Sircana e avete sbagliato? Sa, ci somigliamo.

Horatio: Lei è accusato di un reato molto grave.

Sospettato: C’entrano i travestiti? Perché allora mi sa che è stato proprio Sircana.

Horatio: Non faccia il furbo con me. Lei è accusato dell’omicidio della signora Paula Binetts ().

Sospettato: E perché avrei dovuto farla fuori?

Horatio:
Perchè aveva detto che quelli lunghi lunghi che pesano meno di trenta chili sono dei casi patologici, tipo i gay. Aveva detto che sono malati da curare, che bisogna portare loro rispetto (non vanno garrotati, questo no) ma che sono comunque dei peccatori (la Bibbia prescrive che se si è lunghi lunghi non si può pesare meno di 35 chili, II Lettera di San Paolo ai Ceppalonidi, 15, 32) da redimere. Lei si è sentito chiamare in causa e non l’ha buttata giù. E l’ha uccisa.

Sospettato: Voglio il mio avvocato.

Horatio:
Lo hanno avvertito, sta già venendo qui. Come si chiama il suo avvocato?

Sospettato: Si chiama Cesare. Cesare Previti ().

Horatio: Lei è spacciato. Prenderò quel bastardo. E quel bastardo stavolta è lei, mister Little Fass.

Horatio esce dalla stanza, lasciando il sospettato () nella più cupa disperazione. Esce fuori dalla centrale di polizia e sale sulla Hummer (). Si toglie gli occhiali da sole. Se li rimette. Guarda fisso nella telecamera (vabbè, fisso… di sbieco). Accende il motore del fuoristrada. Parte We don’t get fooled again, degli Who. Fine dell’episodio.

Nota legale

L’idea di mettere le faccine è un copyright del grandissimo Scuola di Ladri. O almeno, lui è il primo al quale l’ho visto fare.


18.02.2008 9 Commenti Feed Stampa