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Elogio degli amici

di Stefano Sgambati

Gli amici stanno l dove avevi fissato l’appuntamento e non importa se tardi, perch ad aspettarsi si fa a turno: ci siamo scavati gli avambracci nel gesto dell’attesa a forza di essere in anticipo e nessuno ha mai avuto da ridire.

Gli amici fanno sempre una volta a testa e sono biondi o mori da quando li hai visti per la prima volta: non cambiano, non si mettono mai niente in testa, ci potresti giurare su di loro. Gli amici possibili sono soltanto MASCHI. Le donne non hanno amiche, non hanno idea: non sanno che significa. Le donne, al massimo, hanno consulenti: le vedi che si parlano tra di loro di unghie, capelli e merletti, va bene, ma le donne, tra di loro, non sono amiche. Si vogliono bene, camminano mano nella mano, mentre noialtri amici maschi assolutamente NO, per non sono amiche: magari vivono una vita insieme e l’una dell’altra dice: quella la mia migliore amica, ma la qualificazione di migliore tale solo perch a niente di meglio possono aspirare.

Le donne non la possono significare l’amicizia: le donne sapranno della gravidanza, sapranno dell’amore, della fedelt, del sacrificio, dell’altruismo, dell’efficacia, ma non sapranno mai niente dell’amicizia. Gli amici di questo mondo sono MASCHI.

Gli amici non fanno a gara a chi ha il vestito migliore: gli amici ci stanno sempre, dopo dieci, quindi, trent’anni e passano sopra le macerie delle nostre vite. Stanno l quando gli occhi sono troppo rossi per parlare e le corde vocali consumate dalla rabbia: sanno l e sanno stare al posto, ad aspettare, sollevando un bicchiere e svuotandolo, mentre il nostro cuore si prende il tempo che ci vuole. Gli amici non hanno bisogno di niente: gli amici hanno bisogno solo di un istante per capire.

Gli amici.
Gli amici non saranno mai donne: sto vivendo un momento in cui se non avessi gli amici chiss dove sarei. Forse dentro un letto con i pugni stretti sulle tempie: invece gli amici. Gli amici si avvicendano a turno e la montagna s’appiattisce fino a diventare valle. Gli amici lavorano tutta la settimana e poi trovano una serata per te: li ritrovi con le occhiaie, stanchi, ma gorgoglianti di risate sincere e pesanti manate.

Gli amici sono MASCHI, l’amicizia un singulto maschile: le donne sono meravigliose creature, piene di virt e limpidamente intelligenti, ma non l’hanno mai imparata l’amicizia. Non se ne sanno capacitare, se non per pallido riflesso.

Gli amici appannano i vetri delle auto senza sesso: gli amici affannano senza amplesso. Senza eiaculazione gli amici godono: gli amici non si pettinano a vicenda e non si guardano negli occhi un attimo di troppo per innamorarsi. Gli amici non si tradiscono, mai, MAI, nemmeno per sbaglio, gli amici sono il punto fermo: ubriachi e malconci, in lacrime e delusi, disperati e in povert, in salute e in malattia: non c’ un amore tanto implicito che possa confermare il valore della vita come un cinque scoccato tra amici a fine serata.

Gli amici vanno a vivere in America e quando tornano a casa l’America l’hanno riportata con loro e te ne regalano un po’. Gli amici conoscono le vere debolezze, i tradimenti, i tentennamenti e sanno insultarti senza giudicarti, per farti fare un passo indietro. Gli amici sono i Beatles. Io non lo so cosa farei senza gli amici. Gli amici ti dicono: vedrai che sar peggio e infatti il peggio arriva sempre. Gli amici non cercano false promesse: per far ridere un amico di cuore non serve trovargli il punto G.

Gli amici li hai abbracciati dopo un gol a calcetto, li hai maledetti, ma di cuore, perch hanno tardato un passaggio, li hai consolati, criticati, consigliati e quello che hai avuto in cambio non ha forma, eppure c’. Con gli amici qualche volta hai pianto, lontano da casa a Cuba, oppure vicinissimo, a un passo dal tuo letto, davanti alla televisione, per motivi che danno gli spigoli all’esistenza. Gli amici sono MASCHI, parlano il tuo linguaggio: sanno perfettamente che non ancora nata la donna che ci capir. Gli amici viaggiano con te nella stessa macchina e annuiscono sentendo le canzoni, alzano il volume, pigiano coi piedi per tenere il tempo.

Gli amici sono quelli con cui ti sei nascosto, sono quelli con cui hai fatto i compiti, e nemmeno tuo marito, tua moglie, i tuoi figli, sapranno mai essere cos tanto facendo talmente poco. Gli amici tutto quello che devono fare esistere, esserci quando non hai pi aculei sulla schiena. Gli amici hanno il sapore della birra e sono, DEVONO essere, maschi. Gli amici sanno intuire dove andr il pallone se lo colpisci in un certo modo e sanno che una lattina di Coca Cola in terra e una saracinesca significano calcio di rigore. Gli amici sanno che noi abbiamo ragione, sanno amarti senza amore, senza velo da sposa: gli amici te li tieni tuoi per sempre e non serve che li metti incinta. Gli amici non sono donne, non profumano, non mettono tacchi, non si vestono mai per l’occasione. Gli amici ti centrano subito senza prendere la mira.

Gli amici non te li ritrovi, improvvisamente, incapaci di abbracciarti; gli amici non diventano freddi come cadaveri senza morte. Gli amici sono sempre vivi, ricolmi di sangue, avvolti nei bluejeans. C’ una vecchia regola dell’umanit, e gli amici la sanno, che dice che per quanto tu possa conoscere bene una persona, sar sempre un occhio alla volta che potrai guardare: nessuno pu osservare entrambi gli occhi della gente. Gli amici, i MASCHI, sanno passarci sopra, sanno concepire l’idea, l’eventualit che i pensieri che uno fa un attimo prima di addormentarsi possono nascondere abomini: gli amici, i MASCHI, sanno rispettare quella zona d’ombra che tutti abbiamo. Gli amici, i MASCHI, si ricordano che un film al cinema si pu guardare proprio grazie ai micro intervalli di buio tra un fotogramma e l’altro: gli amici lo sanno che l’oscurit importante esattamente quanto la luce.

Gli amici lo sanno, tengono sempre presente questa regola, non dimenticano e, al tempo, ricordano benissimo. Gli amici rimangono. Non c’ niente che possa consumarsi in un’amicizia tra amici maschi. L’amicizia una peculiarit dell’uomo, del maschio, che forse proviene atavicamente dalle trincee, non lo so, da quegli spazi ristretti fatti di sudore e morte in cui certi eroi decidevano il nostro presente.

C’ chi parte e c’ chi viene: e c’ chi resta e tira schiaffi ai viaggiatori. Quelli siamo noi.


11.02.2008 19 Commenti Feed Stampa